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LA FORESTA PLUVIALE AFRICANA

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LA FORESTA PLUVIALE AFRICANA

Nelle foreste tropicali africane il contrasto tra l’infinitamente grande e l’incredibilmente piccolo è ben marcato. In questo breve documentario realizzato da Roberto Cazzolla Gatti l’immensità dei poderosi alberi che sostengono la Canopea forestale e l’intreccio di liane e rampicanti contrasta con l’operosità armoniosa delle formiche, che con il loro costante incedere scavano solchi lungo i sentieri più battuti. Questi piccoli insetti coloniali si muovono come se fossero un fiume in piena, superando ostacoli e mostrando perfetta coordinazione. Come un unico organismo la colonia agisce in spontanea sincronia. Sui cespugli poco al di sopra della fiumana una rara farfalla tropicale del genere Morpho si asciuga le ali posandosi delicatamente su una foglia. Quasi l’80% degli insetti noti alla scienza vive in foreste tropicali ed il loro ruolo ecologico è fondamentale per il mantenimento dell’intero ecosistema. Purtroppo pascoli, deforestazione, agricoltura e miniere minacciano la delicata esistenza di questi luoghi magici.
Autore: Roberto Cazzolla Gatti
Anno: 2012

La foresta africana è, per estensione, seconda solo alla foresta pluviale amazzonica ed è la regione più ricca di specie di tutta l’Africa. Questo ecosistema appartiene a 7 Paesi: la Repubblica Democratica del Congo, il Congo, il Gabon, il Camerun, la Repubblica Centrafricana, la Guinea equatoriale e il piccolissimo enclave di Cabinda in Angola.

La foresta copre più di 1.725.000 km quadrati e rappresenta il 26% delle foreste mondiali.

Si crede che almeno il 70% di questa foresta in Congo sia ancora intatto. Due elementi chiave distinguono questa regione selvaggia africana dall’altra grande foresta pluviale, l’Amazzonia.

Innanzitutto sembra che i cambiamenti climatici siano stati più estremi in Africa. In secondo luogo, gli ominidi hanno avuto origine nell’Africa equatoriale e hanno vissuto per varie centinaia di migliaia di anni in aree di foresta. In Africa, la lunga coesistenza di flora, fauna ed esseri umani ha fatto sì che le foreste dell’Africa Centrale si siano mantenute più o meno intatte fino ad oggi.

La foresta africana del bacino del Congo è meravigliosamente ricca. Ospita oltre 1000 specie di uccelli e 400 specie di mammiferi, molti dei quali non si trovano in nessun altro luogo del Pianeta.

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Queste foreste sono particolarmente fitte e ricche di specie vegetali proprie di regioni a clima caldo con piogge abbondanti in tutte le stagioni.

Queste regioni forestali forniscono una gran quantità di ossigeno.

In Africa Occidentale e Centrale grandi parti delle residue aree di foresta tropicale originaria sono minacciate dal taglio illegale di alberi.

Il massiccio disboscamento a cui sono sottoposte le foreste pluviali africane provoca quindi conseguenze molto gravi non solo per le popolazioni locali, ma anche per l’intera umanità, perchè si riduce un vero e proprio “polmone della Terra”.

Tra il 1990 e il 2000, l’Africa tropicale ha perduto oltre 55 milioni di ettari di foresta naturale.

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I Paesi della regione hanno infatti aumentato di molto le attività di estrazione del legno senza però creare aree di foresta destinate alla conservazione. Diversi milioni di ettari di foresta incontaminata sono stati ceduti in concessione alle compagnie del legno per operazioni di estrazione industriale di tronchi. Le operazioni di taglio in Africa Centrale sono spesso condotte con metodi efficientissimi: il taglio viene effettuato in maniera selettiva ed intensiva solo su alcuni alberi come il Moabi, l’Afrormosia, il Bubinga, l’Iroko, l’Ayous e il Wengè, che adesso rischiano l’estinzione.

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Molte delle imprese attive in Africa sono controllate da capitali europei, guidati dai seguenti gruppi: il gruppo Rougier (Francia), gruppo Thanry (Francia), gruppo Bollerè (Francia), gruppo Danzer (Germania) e gruppo Wyma (Olanda). Anche compagnie italiane sono presenti. Sono controllate da Vasto Legno, dal gruppo Alpi e dai gruppi Dessi, Piarottolegno e Itallegno. Ovviamente operano in modi molto diversi: mentre alcune imprese sono direttamente coinvolte nel taglio illegale, altre si sono mostrate rispettose della legge ma nessuna è ancora certificata. In seguito all’esaurimento delle foreste tropicali in Asia, alcune compagnie asiatiche hanno di recente cominciato ad operare in Africa. Le più importanti sono le malesiane WTK e Rimbunan Hijau, tristemente note per le gravi conseguenze ambientali e sociali delle loro operazioni in Malaysia e nel Pacifico. I Paesi europei (Italia, Francia, Spagna, Portogallo) sono i principali importatori di legno africano, mentre i flussi commerciali segnalano una forte crescita della domanda da parte dei mercati asiatici.

L’Italia, in particolare, è il secondo importatore mondiale di legno dal bacino del Congo, ed esporta il 60% di tutti i tronchi di Ayous abbattuti in quell’area. Il nostro Paese ha una grande responsabilità per il futuro delle foreste africane.

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