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ARREDAMENTO DI UN TERRARIO TROPICALE

Substrato adatto: Si è dunque arrivati alla scelta del substrato, argomento di costante discussione tra gli appassionati. Personalmente mi schiero tra coloro che preferiscono un substrato naturale (frammenti di corteccia, trucioli di legno, scorze di conifere tritate, fibre di cocco, torba grezza in zolle priva di fertilizzanti, ecc.), opportunamente “sterilizzato” con un comune forno a micronde; tali materiali, pur combinati tra loro, danno al terrario un aspetto naturale e omogeneo. Si evitino, quindi, accostamenti forzati, come ghiaietto per acquari e torba oppure sabbia di fiume e radici di torbiera. Muschi, licheni e foglie secche posti su un sottile strato di argilla espansa mantengono il substrato soffice e drenante, contribuendo sia al mantenimento dell’umidità ideale che alla creazione di rifugi.

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Lo sfondo, elemento essenziale: Pezzi di sughero e radici di torbiera poggiati sulla parete di fondo e declinanti dolcemente in avanti completano l’arredamento conferendo un effetto di profondità particolarmente armonioso: lo sfondo, infatti, benché spesso erroneamente dimenticato, riveste una fondamentale importanza per la creazione di un suggestivo microambiente. La parete posteriore di un terrario tropicale deve essere parte integrante dell’arredamento e non è sostituibile con una fotografia raffigurante una lussureggiante foresta pluviale. Ideale sarebbe utilizzare come sfondo un pannello di fibra di cocco, Xaxim (derivato da felci arboree) o di torba compressa (1-2 cm di spessore) sul quale inserire felci, muschi o piccole epifite (come Cryptanthus e Tillandsia spp. oppure orchidee dei generi Aerangis, Angraecum e Dendrobium) in grado di crescere “in posizione verticale” sfruttandone l’igroscopicità; d’altronde tale materiale, a tutt’oggi, è ancora di difficile reperibilità in commercio.
Per acquaterrari di grandi dimensioni attraente quanto affascinante si rivela la realizzazione di una piccola cascata; l’acqua, aspirata da una comune pompa ad immersione con flusso regolabile nascosta sul fondo, viene condotta in alto e, qui, rimessa in circolo o direttamente sul pannello di fondo oppure, attraverso un tubicino forato, in maniera da generare un piacevole effetto pioggia.

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La costruzione di piccole terrazze, idonee a tal fine le cortecce di sughero ricurve ad “U”, sulle quali collocare piante che necessitano di una maggiore quantità di substrato, ad esempio talune orchidee (Phalaenopsis spp., Cambria spp.), contribuisce a dare un effetto realistico e naturale a tutto l’ambiente. Ottimi risultati, inoltre, si ottengono adoperando tronchi provvisti di qualche cavità da riempire con piante, quali le Bromeliacee dei generi Vriesea, Neoregelia, Nidularium e Guzmania. Noci di cocco rotte a metà e opportunamente incastrate tra i tronchi completano l’arredamento risultando valide sia come “vasi naturali” dove alloggiare ulteriori piante, sia come raccolte d’acqua sospese, sfruttate da alcuni anfibi come nursery.
Ricreando un simile microambiente si potrebbe riuscire a dar vita, tra le quattro pareti domestiche, a un isolato “mondo perduto”, come raccontato nel famoso romanzo di Arthur Conan Doyle.
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