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ACQUASCAPING: WABI KUSA

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WABI KUSA

Come ogni forma d’arte vera, l’acquascaping ha continuato ad evolversi e a svilupparsi. Dopo aver imparato l’arte di creare negli acquari d’acqua dolce dei veri giardini subacquei in miniatura, molti appassionati cercavano nuove sfide. Questo motivo, accoppiato alla crescente globalizzazione del Pianeta e alla sempre maggiore scarsità di spazio, ha portato i pionieri dell’acquascaping, come Takashi Amano, ad esplorare questo nuovo concetto: l’acquascaping in miniatura.

Questa forma di acquascaping, ha permesso a molte persone, di utilizzare spazi anche molto ridotti per creare delle vere e proprie forme d’arte naturali consentendo loro di beneficiare attraverso queste realizzazioni delle bellezze della natura, dell’aumento del senso di rilassatezza, dei livelli di stress ridotti, del senso di aver realizzato una creazione artistica unica combinata con lo studio delle scienze naturali e dell’evoluzione delle specie utilizzate allo scopo.

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Questi mondi in miniatura sono conosciuti anche come Acquascapes “Nano” a loro volta seguiti da versioni anche più piccole denominate Acquascapes “Pico”.

Recentemente questa forma d’arte grazie al lancio di nuove creazioni create dal maestro Takashi Amano e da ADA in Giappone ha preso il nome di “Wabi-Kusa”. Questo è un nuovo concetto molto eccitante e creativo di chiara marca orientale e giapponese in particolare.

Per coloro che non lo conoscono, il Wabi-Kusa è nato nato da un’idea di Takashi Amano. Si tratta essenzialmente di una sfera coperta di piante acquatiche coltivate nella loro forma terrestre, molto simile alla coltura idroponica utilizzata comunemente nei vivai. Diversamente dall’acquario però le piante non vanno inserite separatamente nel substrato di fondo ma piuttosto il Wabi-Kusa coperto da una varietà di piante va inserito nel contenitore parzialmente sommerso dall’acqua ma potrebbe anche essere inserito direttamente in un acquario posizionandolo direttamente sulla ghiaia del fondo. In entrambi i casi i risultati possono essere sorprendenti, come l’idea di creare una composizione di una bellezza naturale e selvatica, dove regna un piccolo “caos” dovuto alla crescita contemporanea delle varie essenze vegetali riunite in un unico gruppo.

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DEFINIZIONE

Il termine “Wabi-Kusa” non trova riscontro in nessuna traduzione letterale del termine. Il termine “Wabi” sta a denotare qualcosa di esteticamente bello, naturale ed imperfetto (come nel Wabi-sabi). “Kusa” significa “erba” o talvolta “pianta”. Quindi “Wabi-kusa” non può essere tradotto letteralmente ma gli si può dare il significato di “pianta o piante naturali, belle, dolci, coinvolgenti e imperfette”. Sia nella lingua italiana che in quella anglosassone non esiste una parola che sintetizzi questo concetto, quindi quando si parlerà di queste creazioni utilizzerò sempre il suo termine originale: Il “Wabi-Kusa”, che aiuterà anche a mantenere la semplice eleganza dei concetti, derivati da questo nome giapponese.

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QUALI SONO E COSA SONO I “WABI-KUSA?

I Wabi-Kusa sono semplici “palle” usate come supporto per la coltivazione di piante, nella loro forma terrestre, molto simile nel concetto alle piante che vengono coltivate nei vivai in coltura idroponica.

Queste sfere composte da substrato fertile (di solito si usa Akadama, un terriccio fertile usato anche nella coltivazione bonsai delle piante), inserito in un sacchetto a maglie molto fini. Sono adatti ad esempio i sacchetti in vendita con il carbone attivo per uso acquariologico oppure delle semplici calze da donna (usare la parte del piede, tagliando la restante parte). Il substrato fertile va inserito in questo sacchetto che poi sarà chiuso con un piccolo nodo o un elastico onde evitare la fuoriuscita del terriccio.

Immergiamo quindi il sacchetto dentro un contenitore pieno d’acqua e lasciamolo per qualche minuto per fare in modo che il substrato ne assorba la maggior quantità possibile. Estraiamo quindi il sacchetto, lasciamolo scolare per alcuni secondi dell’acqua in eccesso. A questo punto prendiamo un contenitore in vetro abbastanza capiente (una boccia di vetro per pesci rossi, un vaso per fiori recisi, ecc. ecc.). Volendo creare Wabi-Kusa veramente piccoli, si possono usare in teoria anche dei semplici contenitori in vetro di quelli usati per le marmellate o le conserve. Qualunque contenitore usiamo, dovrà avere una apertura accessibile che ci consenta di introdurre al suo interno la “palla” precedentemente creata.

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Prima però di introdurre la sfera, versiamo sul fondo del contenitore in vetro del ghiaietto granulometria fine o media (vanno molto bene i vari tipi di ghiaietto usati in acquariofilia come substrato di fondo per acquari). Stendiamo un sottile strato (1-2 cm o più, dipende dalle dimensioni del contenitore in vetro).

Con uno spruzzino inumidiamo il ghiaietto.

A questo punto, prendiamo del muschio acquatico (Vesicularia dubyana o simili) e lo leghiamo con del filo di nylon molto sottile (usato nella pesca sportiva) attorno alla sfera, avendo cura di lasciare libera solo la parte inferiore, quella per capirci che dovrà essere appoggiata sul ghiaetto. Il muschio, prima del suo fissaggio, dovrà essere mantenuto a bagno in acqua. Una volta prelevato andrà scolato dell’acqua in eccesso e come detto legato alla palla.

Appoggiamo quindi in nostro sacchetto “vegetale” sul ghiaetto, dentro il contenitore in vetro. Sempre con lo spruzzino manteniamo sempre umido l’ambiente all’interno del contenitore.

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IMPORTANTE: Usare per la vaporizzazione del nostro microambiente dell’acqua osmotica priva cioè di sali minerali, calcio e cloro, dannosi per le nostre piante.

Prima di passare all’introduzione delle piante, il vero cuore della nostra creazione, possiamo sbizzarrirci alla creazione di un piccolo scorcio di natura, utilizzando piccoli sassi e legni da introdurre all’interno del contenitore di vetro. Naturalmente questi oggetti non dovranno impedire all’appassionato di poter liberamente introdurre le piante.

Passiamo ora al vero clou della nostra creazione, la messa a dimora delle piantine. Per fare questo avremo bisogno di essenze vegetali molto piccole oppure piccole talee di piante d’acquario (più avanti fornirò un breve elenco delle essenze più adatte a questo scopo). Con l’aiuto di una pinzetta iniziamo ad introdurre le piantine nella sfera di substrato.

Per fare questo pratichiamo con un bastoncino o uno spiedino un forellino nella palla. Prendiamo la piccola piantina o talea con le pinzette e la introduciamo nel forellino.

Non esiste un metodo su quali piante introdurre prima, sta alla nostra fantasia creare un vero e proprio giardino naturale in miniatura, però alcune regole basilari devono essere comunque osservate.

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Le piante, che avranno una crescita rapida e ad alto fusto, andranno posizionate necessariamente nella posizione posteriore rispetto al punto di osservazione del nostro contenitore mentre quelle a crescita bassa o striscianti andranno posizionate nella parte anteriore della sfera.

 Evitare nel limite del possibile di possibile di posizionare l’una accanto alle altre, piante aventi forme delle foglie simili per dimensioni e struttura.

Alternare piante a seconda del colore, verde chiaro, accanto ad una verde scuro.

Utilizzare piante molto colorate e appariscenti (rosse o bordeaux) con parsimonia, per rendere troppo “pesante” la nostra creazione.

Si tratta di un approccio molto diverso rispetto alla tecnica dell’acquascaping usata in acquariofilia dove è previsto il posizionamento delle piante con cura quasi maniacale. Qui invece tutto è lasciato al caso, tutto deve risultare molto naturale. Il Wabi-Kusa permette alla Natura di fare il suo corso liberamente e come tale di produrre risultati sbalorditivi che possono essere ogni giorno diversi.

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Il Wabi-Kusa è la celebrazione della natura selvaggia e del caos ordinato tipico della della Natura, dove tutto sembra lasciato al caso mentre invece segue un programma ben specifico di alternanza delle forme vegetali e animali a seconda della stagionalità e del clima.

Il fascino del Wabi-Kusa all’interno delle mura di casa è impagabile, possedere un pezzo di natura selvaggia in casa appaga lo spirito e la mente ed è estremamente seducente e stimolante.

Quando abbiamo terminato di introdurre tutte le nostre essenze vegetali nella sfera di substrato e il risultato (quanto mai parziale) ci soddisfa, versiamo nel contenitore in vetro dell’altra acqua osmotica, mescolata con alcune gocce di fertilizzante liquido del tipo usato in acquariofilia, all’interno del contenitore in vetro, avendo cura di non smuovere molto il ghiaietto posto sul fondo del contenitore stesso. L’acqua dovrà avere un livello di alcuni cm in modo da lambire costantemente la sfera di substrato ma non di ricoprirla completamente.

Sempre con uno spruzzino riempito di acqua osmotica nebulizziamo la parte vegetale della nostra opera e il Wabi-Kusa è pronto per essere messo a dimora.

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È fondamentale per una sana e rigogliosa crescita delle nostre piante una buona illuminazione.

Se non possiamo per motivi pratici posizionare il nostro contenitore vicino o di fronte ad una finestra, dobbiamo dotare la nostra creazione di una illuminazione artificiale, che può essere fornita da una piccola plafoniera a braccio posta accanto al contenitore oppure fissata al muro. Volendo si possono utilizzare plafoniere in stile creando una vera e propria composizione artistica con il nostro Wabi-Kusa.

Le piante andranno poi lasciate crescere naturalmente, evitando il più possibile manipolazioni artificiali, che precluderebbero lo scopo naturalistico della nostra opera.

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QUALI SONO I VANTAGGI NEL POSSEDERE UN WABI-KUSA?

Sono molto più economici rispetto all’acquisto di un acquario e relativo mobile supporto.

Occupano uno spazio molto ridotto.

Possono essere utilizzati ad esempio su di una scrivania come lampade da tavolo.

Sono semplici da creare e da mantenere.

È molto facile ottenere risultati strabilianti e lasciare gli eventuali nostri ospiti senza fiato.

Non è necessario avere molta dimestichezza con la tecnica acquascapers.

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QUALCUNO POTREBBE CHIEDERE: PERCHE’ FARE TUTTO QUESTO?

Come acquariofilo l’appassionato dovrebbe un attimino resettare tutte le sue nozioni in quanto il Wabi-Kusa necessita di un approccio completamente diverso. Le piante crescono molto più lentamente e spesso mutano il loro aspetto originale derivato dalla coltura idroponica alla quale erano sottoposte. Un processo però che risulta molto interessante da osservare. Inoltre credo che il Wabi-Kusa sia una comoda opportunità per il principiante di avvicinarsi al mantenimento delle piante d’acquario. È molto facile, non necessita di una grande quantità di tempo  da dedicargli e si ottiene un immediato e ravvicinato contatto con le piante stesse.

LE PIANTE ACQUATICHE NON DOVREBBERO VIVERE SOTT’ACQUA?

In effetti la maggior parte delle piante che usiamo per l’acquario d’acqua dolce sono piante palustri che in natura vivono parzialmente emerse, a volte con le sole radici immerse nell’acqua. Anche nelle serre che producono piante destinate al commercio per uso acquariologico sono coltivate in colture idroponiche, e cioè parzialmente emerse, con il solo vasetto di coltura immerso nell’elemento acquatico. Inoltre molte piante possiedono uno spirito di adattamento sorprendente, e nascono, crescono e si riproducono basandosi sull’andamento delle stagioni, sulla mutevolezza del clima e sul substrato in cui crescono.

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MANUTENZIONE

Il Wabi-Kusa va nebulizzato d’acqua almeno un paio di volte al giorno (d’estate anche il doppio). Di volta in volta andranno potate le piante che crescono in maniera troppo densa e che con la loro crescita potrebbero mettere a repentaglio la crescita ottimale delle altre piante presenti. Non necessita di grandi impianti di illuminazione, basta una semplice lampadina da 24 watt, lasciata accesa per almeno 10-12 ore al giorno. Se il Wabi-Kusa ha oltre un anno di vita, non andrebbe più fertilizzato ma tuttavia qualche goccia di liquido fertilizzante male non fa.

CONCLUSIONE

Non ci resta che sederci davanti al nostro lavoro ed ammirare orgogliosi quanto di bello la Natura sa offrirci e sorprenderci anche tra le quattro mura di casa. I Wabi-Kusa come detto, sono l’essenza del caos e per questo sono particolarmente belli e seducenti. Possiedono uno strano fascino, una forte attrazione per la loro apparentemente semplice caoticità. Il loro magnetismo è innegabile, incrollabile e coinvolgente. Moltissimi acquascapers nel mondo sono stati catturati dal fascino dei Wabi-Kusa e si può benissimo capire il perché.

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ELENCO DELLE ESSENZE PIU’ ADATTE ALLA COMPOSIZIONE DEL WABI-KUSA

Anubias nana

Eleocharis parvula

Fontinalis antipyretica

Glossostigma elatinoides

Hemianthus micranthemoides

Hydrocotyle leucocephala

Hygrophila corymbosa

Hygrophila difformis

Lobelia cardinalis

Ludwigia repens

Micranthemum umbrosum

Vesicularia dubyana

 

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