INIZIAMO A PENSARE UN TERRARIO PER DENDROBATIDI

1959927_10201787953338887_2783391471630646816_nNel progettare il terrario per Dendrobatidi dovremo tener conto di alcuni fattori fondamentali.
Innanzitutto queste rane necessitano di un elevato tasso di umidità, quindi inevitabilmente sarà necessario orientarsi su terrari in vetro e non usare strutture in legno che inevitabilmente si impregnerebbero d’acqua a causa delle costanti nebulizzazioni che un ambiente di foresta delle piogge richiede.
Per quanto la ricostruzione di un ambiente di foresta umida ci possa indurre a progettare terrari colossali, inizialmente è meglio limitarsi a dimensioni più contenute: il problema dei grandi terrari sta nelle difficoltà che si incontreranno inevitabilmente nel dover illuminare e riscaldare tali strutture: per non complicarci la vita, diciamo che un terrario che misuri (indicativamente) 50x50x50 è più che sufficiente per ricreare un set up dignitoso e ospitare 4-5 Dendrobates tra le specie più voluminose ( D. auratus, tinctorius, leucomelas in primis)
La struttura potrà essere di quelle consuete: vasca in vetro con antine scorrevoli e griglie di aerazione poste una in basso sotto le antine e una in alto ,preferibilmente tra la congiunzione del vetro posteriore e il tetto….in sintesi il classico terrario facilmente reperibile sia in qualche punto vendita ben fornito, sia alle fiere del settore.

terrariumnewAlcuni allevatori reputano necessario creare un foro di scolo sulla lastra di fondo, cosa facilmente realizzabile portando il terrario da un vetraio che potrà effettuare il foro con l’apparecchiatura necessaria. Al foro andrà collegato con del silicone un tubicino di scarico al fine di drenare l’acqua in eccesso in una tanica da porre sotto alla struttura.
Posizionato definitivamente il terrario, installeremo gli accessori necessari come lampade e riscaldatori e, per chi lo volesse, gli eventuali impianti nebulizzatori a pressione.
Sulla questione lampade la faccenda risulta controversa: alcuni allevatori sostengono l’assoluta inutilità delle lampade speciali ad emissione uva-uvb, in quanto le raganelle del genere Dendrobates in natura non riceverebbero un apporto significativo di luce solare diretta, essendo animali caratteristici per la maggior parte della lettiera di foglie delle foreste. Personalmente da anni uso dei tubi neon al 2% di emissione e ritengo che il valore di questi animali non sia subordinabile a quella che ,tutto sommato, rimane una spesa contenuta, a scanso di possibili rischi per il metabolismo osseo delle ranocchie. Comunque all’allevatore l’ardua sentenza: in rete troverete sia sostenitori delle lampade ad emissione, sia sostenitori della loro inutilità…..
Per quanto riguarda il riscaldamento, le soluzioni possibili sono o il posizionamento di un cavetto di adeguato wattaggio da collocare all’interno sotto al materiale di fondo o esterno lungo le pareti laterali oppure l’applicazione di un tappetino riscaldante da posizionare al contrario esternamente.
In linea di massima la maggior parte delle Dendrobates più “comuni” in commercio proviene da zone climatiche caratterizzate da variazioni poco significative delle temperature annuali, quindi valori compresi tra i 25-26 gradi centigradi diurni con un calo sino a 19-20 notturni andranno bene come media per diverse specie.
Alcune Dendrobatidae provenienti da zone montane necessitano di temperature di allevamento leggermente più basse, ma sostanzialmente si tratta di specie che almeno inizialmente non dovrebbero rientrare nell’interesse del neofita.

Se si dovesse optare per una fonte di riscaldamento “dal basso” posizionando il cavetto o la piastra riscaldante esterna, sarà opportuno non creare una distribuzione del calore omogenea su tutto il fondo: le rane come altri organismi viventi amano termoregolarsi e quindi saranno loro a scegliere la posizione più idonea alle loro esigenze del momento. Per un terrario delle dimensioni indicate, un cavetto di 15-20 watt e un tappetino di analoga potenza saranno sufficienti, almeno se le temperature notturne dell’appartamento rimangono sui 19 gradi centigradi di minima invernale.

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Poche brevi osservazioni sulla gestione del primo terrario per Dendrobates

Una volta verificato il buon funzionamento del nostro terrario ( temperatura, umidità, funzionamento degli impianti installati), sarà possibile passare all’introduzione delle raganelle.
Per quanto riguarda l’acquisto, purtroppo nessuno può garantire nulla in merito alla salute e le buone condizioni degli animali: da parte dell’appassionato sarà possibile impegnarsi su poche cose fondamentali.
In primo luogo sarà da evitare l’acquisto di ranocchie microscopiche fresche di metamorfosi: spendere 20 Euro invece di 50, a volte non significa necessariamente fare un affare. Molto spesso gli animali metamorfosati da poco tempo vengono sballottati in lungo e in largo senza tenere conto che in questa delicata fase della loro esistenza sono caratterizzati da una maggiore vulnerabilità dovuta spesso a fattori che da un esemplare adulto o sub adulto sono più tollerati.
Vanno inoltre esclusi a priori gli animali scheletrici, per quanto ancora relativamente attivi e vivaci:
a volte una magrezza eccessiva può essere il risultato di un periodo di scarsità di cure nell’alimentazione, ma in altri casi potrebbe sottointendere la presenza di parassiti e infezioni di vario genere, difficilmente curabili da parte dell’appassionato neofita senza l’ausilio di un veterinario.

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Come sempre vale la consueta regola: una specie, una teca: sono da evitare nel modo più assoluto le convivenze tra più specie di Dendrobatidae. Fattibili nelle ricostruzioni di grandi terrari biotopo, restano in ogni caso consigliabili solo se si ha una certa esperienza nella conduzione di determinati ambienti caratterizzati spesso da delicati equilibri tra organismi. Le prime esperienze con le Dendrobates richiederanno da parte del neofita un grosso impegno iniziale nella produzione del cibo vivo, nel monitoraggio degli animali e dei parametri, quindi risulta ragionevole inizialmente pensare ad una singola specie.
Il numero di ranganelle da introdurre nel terrario non deve essere mai esagerato: per un terrario delle dimensioni medie che avevamo indicato (70x40x45) quattro o cinque esemplari saranno più che sufficienti. Un terrario sovraffollato potrebbe comportare seri problemi dovuti allo stress, a causa delle continue schermaglie tra esemplari, malnutrizione dovuta ad eccessiva competizione per il cibo e maggior carico di batteri potenzialmente nocivi, dovuto a una produzione maggiore di deiezioni. Una volta introdotte le raganelle sarà necessario non disturbarle continuamente: la maggior parte delle specie scomparirà per rifugiarsi in ogni nascondiglio possibile. Solo dopo uno o più giorni inizieranno a farsi vedere esplorando il nuovo ambiente.
Appena arrivate a destinazione si dovrà evitare di inondarle di moscerini: potrebbe darsi che inizialmente le raganelle rifiutino il cibo e quindi un mare di moscerini che passeggia indisturbato sul loro corpo può rappresentare un’ ulteriore fonte di stress. Per quanto riguarda i lavori di manutenzione, in linea di massima la configurazione complessiva del terrario non dovrebbe risultare soggetta a sconvolgimenti radicali, se non per ragioni strettamente necessarie. I lavori di manutenzione consistono nel cambio quotidiano o quasi dell’acqua nei dischetti petri o negli altri recipienti, nella rimozione ed eventuale lavaggio delle piante laddove troppo sporche di deiezioni, nella rimozione e lavaggio periodici dei cuscini di muschio e nella pulizia dei vetri quando necessario.
Le lampade ad emissione uva-uvb andranno cambiate in base alla loro scadenza, per il resto tutto consisterà in un controllo periodico del funzionamento degli impianti di nebulizzazione e di riscaldamento.

Quali Dendrobates scegliere per il nostro terrario

Come si osservava precedentemente, reperire Dendrobates in terra italica risulta cosa quasi sempre complessa.
I principali negozi specializzati in acquariologia e terraristica difficilmente trattano questo genere di animali, vuoi per la mancanza di tempo necessario a “gestire” simili organismi, vuoi per il problema delle loro necessità alimentari, in genere nei negozi si preferisce puntare sul rettile e sull’anfibio che non richiedano un costante monitoraggio e che si possano gestire sul piano alimentare con insetti o altri organismi di taglia maggiore rispetto alle Drosophila e ad altri cibi vivi di piccole dimensioni.
Da alcuni anni, al contrario, esiste la possibilità di reperire Poison Frogs alle mostre-scambio erpetologiche che si tengono periodicamente in Italia, in particolare presso gli stand di espositori stranieri provenienti da varie parti d’Europa.
Va detto chiaramente che in Italia arrivano purtroppo poche specie: per intenderci, difficilmente si avrà l’opportunità di acquistare Oophaga histrionica , mentre in linea di massima risulteranno quasi sempre disponibili alcune tra le specie di più facile allevamento, quali Dendrobates auratus, D.leucomelas, Phyllobates vittatus, ed Epipedobates anthony.

Occasionalmente sarà possibile acquistare anche rane “thumbnails”come alcune Ranitomeya ed Oophaga, nonché grosse Phyllobates e qualche Dendrobates tinctorius.
La scelta delle specie per la nostra prima esperienza nell’allevamento di queste raganelle, inevitabilmente dovrà ricadere su quelle poche di facile gestione tra quanto di disponibile alle fiere o altrove.
Può accadere che occasionalmente alle mostre-scambio del settore o presso qualche negozio specializzato sia possibile reperire altre specie che non abbiamo incluso nell’elenco di quanto in genere si può trovare sul mercato italiano. Per ogni eventuale approfondimento si consiglia di consultare la bibliografia disponibile o i siti internet che trattano l’argomento.


Conclusioni
In ultima analisi, l’allevamento delle Dendrobatidae non è cosa impossibile e non richiede un impegno abnorme, come spesso si sente affermare in parte erroneamente. Se si parte dal presupposto di acquistare ,nei limiti del possibile, rane sane tra le specie più adatte alle prime esperienze, ritengo che chiunque, con un po’ di sana dedizione possa tranquillamente affrontare questo tipo di allevamento e giungere in tempi non geologici alla riproduzione di questi tanto preziosi quanto minacciati organismi.

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