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TILLANDSIA

Tillandsia fasciculata
Tillandsia fasciculata

TILLANDSIA

Tillandsia è un genere di piante appartenente alla famiglia delle Bromeliaceae, originarie del Centro America.

CLASSIFICAZIONE CRONQUIST
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Divisione Magnoliophyta
Classe Liliopsida
Ordine Bromeliales
Famiglia Bromeliaceae
Sottofamiglia Tillandsioideae
Genere Tillandsia
CLASSIFICAZIONE APG
Ordine Poales
Famiglia Bromeliaceae

Ne esistono oltre 500 specie ripartite fra 6 sottogeneri.
Per vedere elenco Tillandsia: http://it.wikipedia.org/wiki/Specie_di_Tillandsia

Tillandsia baileyi
Tillandsia baileyi

DIFFUSIONE
Le Tillandsia, che allo stato naturale si trovano solo nel Continente americano in zone tropicali e sub-tropicali che vanno appunto dalle foreste tropicali, alle zone desertiche di alcune regioni dell’America del Sud, fino ai freddi altopiani andini. Sono presenti dunque in una amplissima gamma di regioni climatiche. Da alcuni anni sono chiamate “piante neotropicali” più semplicemente: piante tropicali del Nuovo Mondo.

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La loro caratteristica principale è quella di vivere senza terreno e questo, grazie a peculiari caratteristiche e fisiologiche presenti sulle foglie e all’interno della pianta, che hanno permesso loro di adattarsi in natura agli ambienti più disparati e spesso a climi e ambienti ostili.
Senza radici sotterranee, assorbono il loro nutrimento dall’umidità dell’aria (conosciute anche come Garofano d’aria).
Le radici, quando presenti servono per lo più come mezzo di ancoraggio ai rami degli alberi (questo è il tipo di supporto generalmente preferito in natura) o ad altri supporti. Per questo sono dette piante epifite. Assolutamente non sono parassite, anche se sovente, proprio nelle zone Centro-Sud Americane, vengono dalle popolazioni locali considerate erroneamente come parassiti.

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Per vivere, come detto, traggono l’acqua e il nutrimento direttamente dall’atmosfera per mezzo delle foglie, le quali assorbono umidità, piogge, rugiada, nebbia, ecc., unitamente alle varie sostanze utili o inquinanti in essa contenute.
La presenza in natura di piante di Tillandsia, soprattutto le più strettamente epifite sia grigie che verdi (spesso quest’ultime fornite di serbatoio), ancorate nella parte del ramo rivolta a terra oppure ancorate perpendicolarmente alla superficie d’appoggio, ma in posizione orizzontale, non significa che le Tillandsia amino vivere con la testa all’ingiù, ma significa che possono vivere anche con la testa all’ingiù. images

Semplicemente la parte del ramo rivolta a terra o in ombra è la più umida o semplicemente la più favorevole alla germinazione dei semi, mentre gli altri semi non trovando a disposizione un substrato o un supporto che offra adeguate condizioni alla germinazione, sono destinati a perdere la germinabilità e ad esaurirsi. Col tempo le giovani piantine (nella maggioranza delle specie) per la presenza di determinati ormoni e di altri meccanismi interni alle cellule, tenderanno a portarsi in posizione verticale, che per le specie a serbatoio è essenziale per la loro sopravvivenza. Quanto dico è facilmente riscontrabile in natura, dove si può notare che quando la pianta non riesce a raddrizzarsi, conserva tuttavia la tendenza a portare in posizione eretta le foglie terminali e l’infiorescenza anche se poi il peso della stessa farà flettere il caule verso il basso.

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Tillandsia bulbosa

HABITAT E BIOTOPO

Nel loro ambiente naturale si possono trovare in una grandissima varietà di climi: dalle foreste pluviali di pianura, alle foreste nebbiose-nuvolose di montagna (1000-3000 m.s.l.m.) come pure sugli altipiani andini a più di 4000 metri, con taglie generalmente via via decrescenti passando dalla pianura alle zone più alte e più fredde (altopiani andini).
Vivono generalmente sulle cime degli alberi o sulle rocce, nelle zone dove sono più diffuse è comune trovarle anche su pali e fili elettrici oltre che sulle antenne televisive, sui fili del telefono, sui tetti e i cornicioni delle case e su qualsiasi struttura inerte che per la sua scabrosità permette al seme di aggrapparsi, laddove comunque sia presente l’umidità necessaria per le sue funzioni.

imagesI fattori che condizionano lo sviluppo e l’insediamento delle Tillandsia in natura, nelle varie zone geografiche del Continente Americano, sono soprattutto la temperatura e la piovosità. Per quanto riguarda l’influenza della temperatura, c‘è da dire che la massima diversificazione delle specie, ossia il maggior numero di specie si trova tra i 600 e i 2000 m.s.l.m., ossia in zone e regioni caratterizzate da temperature notturne, in linea di massima, tra i 10-15°C e temperature diurne nelle ore più calde tra i 20 e i 30°C; mentre per quanto riguarda la piovosità, c’è da dire che questa porta a una diminuzione del numero di specie se supera i 2.500 mm l’anno. Ossia a pari temperatura, nelle zone a maggiore piovosità si rinvengono un minor numero di specie (che non significa una minore quantità di piante!).images Un altro fattore importante per lo sviluppo delle Tillandsia epifite è la specie legnosa o arbustiva che le ospita e in particolare risultano essere fondamentali: il tipo di corteccia sulla quale le Tillandsia devono aggrapparsi (una corteccia liscia o poco scabrosa ne limita l’insediamento), la fittezza della chioma della pianta ospite (una chioma fitta ne limita l’insediamento), la composizione chimica della corteccia e degli essudati in senso lato condizionano fortemente la germinazione dei semi e lo sviluppo delle plantule, così pure la presenza sulla pianta di altra vegetazione epifita già insediatasi precedentemente.
Essenze legnose diverse e “a contatto di gomito”, possono presentarsi, per quanto detto precedentemente, l’una completamente ricoperta di Tillandsia e l’altra completamente sgombra.

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foto Philipp Harris‎
foto Philipp Harris‎

BIOLOGIA

L’umidità dell’aria è catturata tramite apposite strutture poste sull’epidermide chiamate tricomi che sono aperti quando la pianta è secca e si richiudono sopra una certa soglia di umidità per impedirne l’evaporazione, l’aspetto vellutato di queste piante è dovuto proprio ad essi. Assieme all’umidità catturano anche il pulviscolo atmosferico che contiene agenti inquinanti, per questa proprietà sono stati eseguiti studi volti ad utilizzare queste piante come biorivelatori di inquinanti atmosferici in particolare per rivelare gli IPA (idrocarburi policiclici aromatici), sostanze provenienti dalla incompleta combustione della benzina e del gasolio sospettate di causare il cancro.

Tillandsia usneoides
Tillandsia usneoides

COLTIVAZIONE

Le tecniche di coltivazione sono abbastanza semplici. Le Tillandsie sono piante duttili con grande capacità di adattamento, l’estensione e le differenze climatiche del loro habitat ne sono conferma. La loro versatilità, tuttavia, non va sopravvalutata. Una pianta che passa da una situazione ambientale a un’altra, anche simile, deve far fronte a un processo che comporta certi rischi. Nel momento di adottare una Tillandsia è necessario informarsi bene sulle sue caratteristiche ed esigenze e in ragione di queste scegliere il luogo dove collocarla.

Nei primi tempi, dopo averla sistemata nel posto più adatto, bisogna osservarla per assicurarsi che tutto vada per il meglio, se una pianta è sana si vede dall’aspetto. In seguito diamo una sintetica guida pratica alla coltivazione che può servire di orientamento.

Tillandsia.cyanea
Tillandsia.cyanea

A livello colturale le Tillandsia si distinguono in due gruppi le “piante verdi” e le “piante grigie”, mentre le prime prive di protezione sulla loro epidermide in natura crescono nelle foreste (es. Tillandsia cyanea), le altre sono dotate sulla loro epidermide di tricomi con la duplice funzione di schermare i raggi solari, e facilitare la captazione dell’acqua. Se ne deduce che più l’epidermide delle Tillandsia risulta grigia e vellutata più queste sono adattate ad ambienti assolati.
Gran parte delle specie si caratterizzano per una forte resistenza alla siccità. Tuttavia il mantenimento di un buon grado di idratazione delle pianta, con le piogge o con le irrigazioni-nebulizzazioni (se collocate in ambienti chiusi come un terrario) permette alla stessa uno sviluppo migliore e più regolare.
Sono in grado di assorbire e di metabolizzare le sostanze inquinanti presenti nell’atmosfera, caratteristica comune a molte altre specie ornamentali o meno, coltivate o silvestri.

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Generalmente non sopportano il gelo, ma molte sono le specie che tollerano temperature vicine allo zero anche per diversi giorni. Alcune specie, alcune delle quali coltivate, presenti nelle zone andine dai 3.000 ai 4.500 metri di altitudine, tollerano egregiamente per alcune ore del giorno (durante la notte e nelle primissime ore del mattino) e per diversi mesi all’anno, temperature di qualche grado o alcuni gradi sottozero. Nei nostri climi si adattano perfettamente all’interno delle abitazioni.
In estate nebulizzare spesso le foglie con acqua a temperatura ambiente e possibilmente non calcarea (anche due volte al giorno). L’ideale sarebbe usare acqua “piovana sporca” lasciata decantare, vale a dire raccolta nelle prime ore di pioggia, quindi ricca di sostanze lavate via dall’aria sporca, alla quale aggiungere poco fertilizzante in polvere solubile povero di Azoto con micro e macro elementi da sciogliere prima della nebulizzazione.

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Da ottobre ad aprile le piante rallentano il loro ciclo vegetativo, ma spesso in questa fase possono sorprenderci con inaspettate fioriture. In questo periodo diradare le nebulizzazioni a una volta ogni 15 giorni, evitando di bagnare il centro delle rosette.
Le tillandsie si adattano anche bene a vivere nei terrari o paludari purché ci sia abbastanza luce e una buona ventilazione. Il sostegno su cui vengono appoggiate è indifferente. Potrebbe essere una pietra, un ramo secco, un oggetto di vetro, resina, ceramica o di qualsiasi altro materiale. Un’ottima sistemazione è quella tra le foglie di una pianta i cui detriti contribuiranno al nutrimento della Tillandsia.

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Le piante singole o anche in composizione, trovano facile e gradevole collocazione in qualsiasi terrario. Nel terrario le piante si possonofissare a rami, corteccie e altri supporti irregolari presenti nella teca. Semplicemente appoggiate su qualsiasi supporto o contenitore che ne valorizzi la forma, stupiscono per la loro straordinaria resistenza e longevità. Anche dopo settimane di totale abbandono, nebulizzate di o immerse per qualche minuto in acqua a temperatura ambiente e, se necessario, ripetendo l’operazione per qualche giorno, saranno in grado di riprendere l’originario turgore e la normale attività vegetativa.
E’ importante evitare di collocarle dentro ad un terrario o in qualsiasi posizione dove l’aria presente sia scarsa.
Quando la Tillandsia dà segni di godere di buona salute si raccomanda di evitare qualunque spostamento o modificazione nelle cure: un nuovo processo di adattamento potrebbe non riuscire.
Una pianta ben accudita, va normalmente a fiore a maturità per mezzo dei germogli che sorgeranno alla base o lungo il fusto, potrà continuare a vivere per anni, soprattutto senza dover cambiare terriccio (che in questo caso non esiste), senza cambiare vaso, senza tutte quelle operazioni che vengono normalmente richieste da tutte le altre piante che necessitano di un substrato dove affondare le radici. Basta semplicemente lasciarle appoggiate e fornire umidità (acqua) e luce sufficienti.

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Volendo proprio creare una composizione, ricordiamo che anche le Tillandsia per quanto possiamo percepirle statiche ma alla fine sono esseri viventi, ed è preferibile rispettare alcune regole per non danneggiarle. L’ideale sarebbe puntare a ricreare le condizioni più simili a quelle del suo ambiente naturale, puntando a creare i presupposti perché la pianta sia stimolata a fissarsi autonomamente con le sue radici al supporto. Evitate di fissare le piante su sassi calcarei quali il travertino che sciogliendosi con le innaffiature potrebbero portare alla formazione di incrostazioni sui tricomi danneggiandoli, preferendovi piuttosto rami con corteccia sugherosa. Evitare di fissare la base della pianta con colla termica, o sostanze come il silicone contenenti solventi che potrebbero bruciare la base stessa o persino il meristema rendendo impossibile qualsiasi radicazione o crescita futura. Se proprio si vuole ricorrere all’incollaggio, meglio farlo alla base di una foglia, non ostruendo la base della pianta ed usando colle non tossiche. Meglio sarebbe fissare la pianta al supporto con dei legacci, dello spago o del filo di togna, magari ponendo dello sfagno tra la base della pianta ed il supporto, per facilitare la radicazione della pianta. Del muschio dei Licheni possono essere usati per ricoprire l’incollatura. Evitare di posizionare le piante in ambienti poco aerati, con umidità persistente.
Se le piante sono ben curate cresceranno sane e quindi non sarà necessario alcun uso di antiparassitari.

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L’annaffiatura
È necessario bagnarle spruzzando le foglie con acqua il cui pH sia compresso tra 4,5 e 6,5. Acque troppo acide non favoriscono la coltivazione e quelle troppo alcaline possono impedire il buon assorbimento dei sali minerali. Non è consigliabile l’impiego di acqua del rubinetto, il calcare potrebbe depositarsi sulle foglie danneggiando i tricomi e il cloro, che quest’acqua contiene, non giova in genere alle bromeliacee.
Alcune considerazioni vanno tenute presente se si vuole avere una buona riuscita nella coltivazione. Le Tillandsie mal sopportano la sovrabbondanza di acqua; a queste piante è preferibile far mancare l’acqua che darla in eccesso. L’annaffiatura deve regolarsi in funzione del periodo dell’anno, dell’intensità della luce, dell’età e della morfologia della pianta. Deve essere abbondante in primavera e in estate e limitata in autunno e inverno. Se la luce è poca il bisogno di acqua è minore. Le piante di foglie filiforme vanno vaporizzate più spesso di quelle con foglie carnose. Richiedono maggior quantità di acqua le piante fiorite o con un certo numero di polloni.

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imagesLa concimazione
Le Tillandsie nonostante si adeguino a vivere in ambienti poveri, ricevono in natura l’apporto di sostanze nutritive essenziali per crescere e riprodursi, sostanze che possono venire a mancare quando allontanate dal loro habitat. Per sopperire a queste carenze bisogna far ricorso ai fertilizzanti. I più adeguati sono i composti di azoto, fosforo e potassio, elementi indispensabili per un sano sviluppo delle foglie e una buona fioritura.
Bisogna far attenzione alla percentuale di azoto perché: mentre una concentrazione eccessiva di fosforo o di potassio non crea alle Tillandsie gravi problemi, l’azoto in dosi troppo alte può causare l’ingiallimento e il prolungamento abnorme delle foglie. Si può considerare ottimale una preparazione che contenga i tre elementi in parti uguali (per esempio 20 20 20). La dose consigliabile di fertilizzante è un grammo diluito in un litro d’acqua. Con questo preparato si vaporizzano le piante due volte al mese in primavera ed estate e una d’inverno.

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Diamo uno sguardo ai benefici apportati da questi tre elementi chimici e i danni causati dalla loro mancanza.
L’azoto (N): favorisce la crescita della pianta. Un apporto insufficiente di azoto ferma lo sviluppo delle foglie che diventano rigide, compatte e di colore giallo chiaro; se invece l’apporto è sovrabbondante le foglie si allungano oltre misura e ingialliscono. L’azoto deve provenire dall’ammonio o dal nitrato, quello proveniente dall’urea non è adatto.
Il fosforo (P): agisce sulla fioritura, sullo sviluppo dei frutti e la produzione di semi. La carenza di fosforo provoca il rimpicciolimento delle foglie che appaiono violacee e con l’apice abbassato lo sviluppo della pianta si ferma. L’eccesso non comporta danni importanti, può soltanto indurre la pianta a una maturazione prematura.
Il potassio (K): partecipa alla fotosintesi e alla crescita delle radici e dei tessuti. Accresce il colore dei fiori, aiuta la formazione e il dischiudersi dei boccioli, aumenta la resistenza ai parasiti e alle malattie. In caso di carenza le foglie diventano molli e cadenti, ingialliscono e i bordi si seccano. Un’eccedenza di potassio non comporta danni.

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I parassiti e le malattie
Le Tillandsie possiedono una buona resistenza alle malattie e, a eccezione di afidi e cocciniglie, non sono facile preda di insetti e parassiti, tuttavia è necessario controllare le piante periodicamente e con attenzione per evitare sgradevoli sorprese. Foglie increspate o molli o con gli orli intaccati, ingiallite o arrossate in una specie che non cambia colore con l’esposizione al sole o nell’epoca della fioritura, boccioli che seccano, depositi biancastri nelle foglie, sono tutti campanelli d’allarme che dobbiamo prendere seriamente in considerazione. Individuare il nemico in tempo e provvedere alla cura adatta permette di minimizzare i danni sofferti dalla pianta infetta.

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La prevenzione
La prevenzione è il metodo più semplice, più efficace e meno costoso nella lotta contro malattie e parassiti. Elenchiamo alcuni consigli utili da non dimenticare.
1 Informarsi sul tipo di coltura più adatto a ogni specie. Le piante sottoposte a cure inadeguate hanno meno possibilità di difendersi dagli attacchi di malattie e predatori.
2 Annaffiare secondo le esigenze della specie.
3 Concimare regolarmente.
4 Quando si sceglie una pianta accertarsi che goda di buona salute.
5 Esaminare settimanalmente ogni pianta.
6 Agire tempestivamente e adeguatamente non appena la pianta da segni di essere stata preda di malattie o parassiti.
7 Evitare l’accumulo di detriti sulle foglie.

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Insetti nocivi
I peggiori nemici delle Tillandsie sono gli affidi e le cocciniglie.
Gli afidi: o gorgoglioni o pidocchi delle piante sono insetti emitteri parassiti dei vegetali. Esistono numerose specie di forme diverse e la loro azione è doppiamente nociva perché trasmettono un fungo che può infettare le piante e di cui non è facile sbarazzarsi: la fumaggine che colora di nero tutto ciò che invade e che può arrecare gravi danni se non si agisce rapidamente in maniera forte e sistematica.
La cocciniglia: è un piccolo insetto omottero parassita delle piante. Il maschio ha due ali, la femmina e le uova sono protetti da un carapace. Formano dei depositi biancastri ben visibili. Esistono diverse specie tutte mortali per le piante se non si interviene rapidamente e con efficacia. Questi insetti alloggiano principalmente nelle ascelle delle foglie e alla base nella parte di sotto; si spandono rapidamente da una pianta all’altra. Durante la primavera e l’estate sono più dannosi.
La prima precauzione è isolare le piante infette e anche quelle più vicine che possono essere state contagiate e portare delle uova. In seguito lavare con cura tutte le piante con un pezzo di cotone idrofilo imbevuto in alcool diluito a ragione di 1 volume di acqua per 3 volumi di alcool ed eliminare bene tutte le tracce sospette. Sciacquare la pianta con un forte getto d’acqua.
Le blatte: insetti appiattiti, il primo segmento del torace nasconde la testa, antenne lunghe, divorano le foglie e trasmettono malattie.

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Si trovano in commercio molti prodotti efficaci per combattere malattie e parassiti, ma se si vuole evitare di far ricorso a anticrittogamici e pesticidi, alcune vecchie ricette naturali possono essere di grande utilità.
Il sapone nero: 200 grammi disciolto in 10 litri di acqua, costituisce un eccellente insetticida, specialmente in polverizzazione contro gli affidi.
L’aglio: mettere 8 – 10 grammi in un litro di acqua fredda e far bollire per 15-20 minuti, coprire mentre il decotto si raffredda, si otterrà un prodotto miracoloso che ha un effetto preventivo contro i batteri e i funghi che portano gli affidi e gli acari.
La nicotina: far macerare qualche sigaretta in un litro d’acqua, si otterrà un insetticida molto efficace contro gli affidi.
La cannella in polvere: cospargere le piante attaccate da una malattia crittogamica e non annaffiare per 8 -10 giorni.
L’alcool etilico: tre volumi di alcool diluito in uno di acqua. Con un pezzetto di cottone idrofilo imbevuto in questa soluzione lavare le foglie attaccate dalla cocciniglia. Risciacquare bene.

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CURIOSITA’
Non sono piante velenose, anzi alcune specie nel loro ambiente naturale vengono raccolte per essere mangiate dalle popolazioni locali.

ELENCO DI ALCUNE SPECIE DI TILLANDSIA ADATTE AL TERRARIO
Tillandsia anceps: specie dalle foglie acuminate, lineari, striate di rosso alla base e disposte a rosetta, che produce un’infiorescenza piatta, formata da brattee giallo verdastre dalle quali fuoriescono 10-20 fiori color malva.

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Tillandsia anceps

Tillandsia argentea: questa specie presenta foglie sottili e squamose, di colore grigio-argenteo disposte a formare una rosetta, dal centro della quale, in estate, emerge un’infiorescenza a forma di spiga ritorta, formata da brattee rosse e squamose dalle quali sbocciano fiori porpora.

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Tillandsia_argentea

Tillandsia baileyi

Tillandsia baileyi
Tillandsia baileyi

Tillandsia brachycaulos: originaria del Messico, questa specie presenta foglie rigide, ricurve, scanalate, squamose sulla pagina inferiore, di colore verdastro (che diventa rosso poco prima della fioritura), disposte a formare una rosetta asimmetrica alta 13-15 cm., dalla quale, in estate, emerge un’infiorescenza formata da brattee morbide e fiori porpora.

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Tillandsia brachycaulos var. multiflora

Tillandsia bulbosa: originaria delle Antille, questa specie presenta foglie che nel tratto basale risultano fortemente adese tra loro a formare una specie di bulbo. Al di sopra di questo si allargano in tutte le direzioni presentandosi carnose, sottili, acuminate e lunghe anche 15 cm. In estate o in autunno inoltrato produce un’infiorescenza a spiga che porta fiori lunghi 5-6 cm., di colore porpora con gli apici bianchi.

Tillandsia bulbosa
Tillandsia bulbosa

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Tillandsia butzii: originaria del Messico, questa specie presenta poche foglie, variegate di marrone e disposte a rosetta, dalla quale emergono tre infiorescenze color lilla.

Tillandsia butzii
Tillandsia butzii

Tillandsia caespitosa: anche questa specie proviene dal Messico. Presenta foglie numerose e larghe di color porpora alla base; mentre l’infiorescenza è formata da una spiga di brattee rosa e da fiorellini violetti.

Tillandsia caput-medusae: specie, originaria del Messico, dalle foglie arquate, spesso concave alla base e ricoperte di piccole squame argentate. Produce fiori blu-violetto.

Tillandsia caput-medusae
Tillandsia caput-medusae

Tillandsia cyanea: originaria dell’Ecuador, questa specie epifita presenta foglie strette, lunghe anche 40 cm. e larghe 2,5 cm., di colore rosso bruno alla base e striate di marrone nel senso della lunghezza, disposte a formare una rosetta compatta, dalla quale emerge un fusto, con guaina parzialmente nascosta, lungo 5-8 cm., che porta un’infiorescenza a spiga di forma ellittica, lunga 10 cm. e larga 5 cm., con apice tronco. Questa è formata da brattee rosa o rosse con sfumature verdi, distiche e sovrapposte dall’ascella delle quali sbocciano fiori a tre petali di colore azzurro-violetto. Può crescere fino a 20-25 cm. di altezza e 30 cm. di diametro.

Tillandsia cyanea
Tillandsia cyanea

Tillandsia duratii saxatilis

Tillandsia fasciculata: originaria dell’America Centrale, questa specie presenta foglie lineari e un’infiorescenza formata da brattee verdi, sfumate di rosso e fiori azzurro chiaro. La varietà “Clavispica” produce fiori bianchi e porpora.

Tillandsia fasciculata
Tillandsia fasciculata

Tillandsia funckiana

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foto Matthew Shepard‎

Tillandsia ionantha: questa specie presenta foglie ensiformi, arcuate, coriacee, ricoperte di squame minuscole, sovrapposte tra loro e disposte a formare una rosetta alta 8-10 cm., dalla quale, in estate, emerge un’infiorescenza a spiga, che porta fiori lunghi 6 cm., di colore porpora violetto, con stami gialli prominenti, la cui comparsa è preannunciata dalla colorazione rossastra delle foglie centrali della rosetta.

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Tillandsia lindeniana o T. lindenii: originaria del Perù, questa specie epifita presenta foglie lineari, di colore verde scuro, lunge 40 cm. e larghe 1,5 cm., disposte a formare una rosetta, dal quale, in estate, emerge uno stelo sottile, lungo 30 cm., che porta un’infiorescenza a spiga lunga 20 cm., appiattita, formata da brattee di colore rosa corallo o carminio, dall’ascella delle quali sbocciano (1-2 alla volta) fiori di colore azzurro intenso con la gola bianca. Cresce fino a 40-60 cm. di altezza e 30-40 cm. di diametro. Tra le numerose varietà in commercio troviamo: “Luxurians”, che produce più di un’infiorescenza; “Major”, dai fiori di dimensioni maggiori di quelli della specie tipo; “Regeliana”, con un’infiorescenza più lunga e formata da brattee verdi.

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  Tillandsia stricta

Tillandsia usneoides: originaria delle regioni sud-orientali dell’America Settentrionale, questa specie epifita presenta lunghi fusti robusti, dall’aspetto simile al muschio, che portano foglie lunghe 5 cm., lineari, squamose e grigie, formando grandi masse pendenti di vegetazione. In estate produce (difficilmente in vaso) fiorellini larghi 1 cm., formati da tre petali di colore giallo-verde.

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