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SYMPHYSODON DISCUS

SYMPHYSODON DISCUS

Il Pesce Pompadour, o Pesce disco di Heckel (Symphysodon discus) è un ciclide d’acqua dolce, allevato anche in acquario.

CLASSIFICAZIONE SCCIENTIFICA
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Osteichthyes
Ordine Perciformes
Famiglia Cichlidae
Sottofamiglia Cichlasomatinae
Genere Symphysodon
Specie S. discus
NOMENCLATURA BINOMINALE
Symphysodon discus
Heckel, 1840

DESCRIZIONE
Appartenenti alla numerosa famiglia dei ciclidi, i pesci pompadour presentano un corpo fortemente compresso ai fianchi. Di profilo hanno forma discoidale, da qui il nome. Le pinne anale e dorsale sono anch’esse arrotondate, ma piuttosto ampie. Le pinne ventrali sono lunghe e sottili. La pinna caudale è potente, a delta. La livrea è estremamente variabile: sono tuttavia sempre presenti nove fasce verticali anche se solo 3 sono ben marcati di nero.
Le dimensioni si attestano sui 15-20 cm di lunghezza.

DIFFUSIONE
Il Pesce Pompadour è diffuso in Brasile, lungo il bacino del Rio delle Amazzoni, così come nel Rio Negro, nell’Abacaxis e nel Trombetas. Abita le acque calme.

HABITAT
I discus provengono originariamente dai grandi fiumi della foresta amazzonica e li si incontra con più frequenza in quella miriade di pozze che i rami principali di queste vie d’acqua disseminano lungo il loro percorso.
L’habitat naturale del discus è estendibile a tutto il bacino amazzonico, dove le torbide acque fluviali, ricche di sedimenti di origine minerale, oltrepassano i propri argini naturali, si insinuano nella foresta per oltre 100 km, riempiendo i bacini presenti nella piana alluvionale amazzonica.
In tali zone l’acqua è spesso stagnante e, rimanendo talvolta isolata dalle correnti maggiori, sviluppa caratteristiche davvero particolari. La presenza di radici e fusti sommersi le conferisce valori chimici insoliti (pH 5-6,8; 0-1,5 °dGH) oltre a un colore fortemente ambrato. A questo si deve aggiungere che la temperatura si mantiene sempre su valori molto elevati (28-30 °C).

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Di solito in ambienti così selettivi è oggettivamente difficile poter riscontrare una variegata presenza di vita, e anche la nostra pozza non fa eccezione.
Successivamente a questa iniziale fase di crescita, il loro livello comincia a stabilizzarsi, ed il processo di sedimentazioni sul fondo dei detriti le rende lentamente sempre più limpide, permettendo alla luce di penetrare in profondità. Questo, in aggiunta all’alto livello di nutrienti disciolti, provoca una crescita esplosiva del plancton. E’ il momento, per i pesci, di addentrarsi fra gli alberi sommersi, nutrendosi abbondantemente di insetti, frutti caduti in acqua, semi o semplici detriti organici. Le specie che si cibano esclusivamente di semi e foglie sono piuttosto rare, ma molti dei pesci amazzonici hanno in ogni caso una dieta erbivora.


Nonostante le piene causate dai fiumi ad “acque nere” non riescano a innescare un’eguale esplosione di vita planctonica, l’allagamento della foresta permette ai pesci di colonizzare vaste aree, accedendo a risorse di cibo indispensabili per la loro sopravvivenza. I sei mesi di inondazione rappresentano, quindi, un periodo di abbondanza di cibo, che è utilizzato per accumulare risorse necessarie ad affrontare lo sforzo riproduttivo e, comunque, la vita, in acque generalmente povere di nutrimento. Molti dei pesci che le popolano (tra cui i Discus), regolano il loro periodo di riproduzione facendolo coincidere con la crescita delle acque, e il conseguente aumento delle fonti di nutrimento.varzea1 La vegetazione sommersa è inoltre utilizzata per deporvi le uova, mentre quella abbondantissima presente sulla superficie dell’acqua (il capim, lo strato di macrofite galleggianti che si sviluppano con la piena), è un ottimo rifugio per gli avannotti. I laghi che si formano nella foresta allagata, destinati a trasformarsi in bacini chiusi nella stagione secca, grazie all’altissima produttività e biomassa rappresentano, a loro volta, uno degli ecosistemi più importanti del pianeta in termini di biodiversità.varzea3
Con questi valori “medi”:
Valori: T 28-32°C; pH 5,3-6,8; durezza carbonatica 0,03-0,2° dKH, durezza totale 0,07-0,3°dGH;
conduttività 20-30 microsiemens (a 28° C)
Chiaro è che questi sono valori naturali che nelle vasche difficilmente si potranno riprodurre in quanto vengono confrontati milioni di metri cubi d’acqua con un sistema entropico di poche centinaia di litri condotti con un sistema semi statico.

ALIMENTAZIONE IN NATURA
Si nutre di insetti, crostacei, piccoli pesci e materiale in decomposizione. L’alimentazione in natura varia col variare delle stagioni, e il genere Symphysodon regola il ciclo riproduttivo anche in base all’abbondanza di cibo: la piena corrisponde con il loro periodo riproduttivo, in quanto il cibo presente in abbondanza permette uno sviluppo rapido dei piccoli. Rotiferi, infusori, copepodi e altri microrganismi (incluse svariate varietà di alghe) abbondanti durante il periodo delle acque alte facilitano lo svezzamento degli avannotti, e sono presenti nella dieta del S. discus.

L’ACQUARIO PER I DISCUS

Negli ultimi anni, grazie alle ripetute riproduzioni avvenute tra gli amatori locali (quindi con acque e condizioni più “umane”), è possibile reperire esemplari non particolarmente esigenti. Si badi bene che non ho detto “facili”… Rimane, comunque, un pesce dall’aspetto e dal comportamento regale, e per molti amatori rappresenta una grande sfida!
Forse è, quindi, proprio l’acqua della nostra vasca la chiave per poter allevare senza problemi questo magnifico pesce, ed è per questo che spesso si consiglia di mantenerlo in acquari a lui dedicati.

Per l’allevamento del Discus sappiamo benissimo che le vasche piccole non sono adatte. Pertanto, quella che può sembrare un’economia iniziale si rivela presto uno sperpero a causa dell’insuccesso; consigliamo di iniziare con una vasca che contenga almeno 100 litri, ma meglio ancora sarebbe acquistare una vasca da 150 o 200 litri.

Quello che mi sento di consigliare è una vasca della capacità di oltre 290 litri (120x50x60 cm): una vasca davvero imponente, ma lo spazio in questo caso può essere davvero determinante!

Se si vogliono allevare Discus si metta in conto di avere una vasca di almeno 150 litri netti
(per 2 esemplari), ma l’ideale appunto sarebbe una vasca da 250-300 litri in modo da poter ospitare un gruppetto di 4-6 esemplari. La taglia media di questi pesci una volta adulti è di 16/20 cm. Non bisogna farsi ingannare dalla taglia di acquisto che può essere 5/7 cm, si ricordi che per arrivare a certi risultati di crescita e sviluppo il Discus ha bisogno di molto spazio fin da piccolo, altrimenti si sarà costretti ad affrontare problemi di stress e di nanismo e tutte le patologie che questi due fenomeni portano.
A tal proposito, è importante ricordare che la vasca andrebbe collocata in una zona tranquilla e poco soggetta a correnti d’aria.

Nella scelta del posto dove collocare la vasca, tenete presente inoltre che non deve essere eccessivamente vicina a finestre soleggiate, poiché se i raggi del sole arrivano a colpire l’acquario provocano un riscaldamento eccessivo e spesso anche un’esagerata proliferazione di alghe. Calcolate anche che l’aria che verrà immessa nell’acquario deve essere esente da fumi, polveri, inquinanti vari e quindi se l’acquario è posizionato in un locale fumoso o polveroso o nel quale arrivano esalazioni tossiche, queste finiranno nell’acqua provocando la morte dei suoi abitanti.
Non commettete dunque l’errore di posizionare l’acquario in bella mostra, per esempio, in una sala dove siete soliti fare riunioni tra molte persone che fumano: il fumo verrà pompato nella vasca insieme all’aria, si scioglierà nell’acqua e provocherà la morte dei pesci.

I valori dell’acqua
L’ acqua, che dovrà essere adeguatamente dolcificata, manterrà un pH leggermente acido e una temperatura di 28-30 °C.
Questi fattori fondamentali per un corretto allevamento sono puramente indicativi, infatti, ogni allevatore riproduce ed accresce i propri pesci con range d’acqua diversi che però non si scostano molto da quelli indicati di seguito.
Gh : 3/6 KH : 2/5 PH : 6/6,9 NO2 0 NO3 <20mg/lt.
Solitamente, durante l’accrescimento sono preferiti valori più elevati dei range indicati: una buona quantità di sali disciolti favorisce lo sviluppo dei giovani Discus che poi verranno gradatamente abbassati fino a raggiungere valori più consoni all’allevamento di Discus adulti.
Discus selvatici, invece, richiedono condizioni “estreme” più simili a quelle presenti nella varzea ed il loro allevamento dovrebbe essere preso in considerazione solo dagli acquariofili più esperti.
Un appunto importante va riservato alla temperatura da tenere rigorosamente a 28/30° C per due motivi:
1) aiuta a prevenire insieme ad una sana gestione dell’acquario la maggior parte delle parassitosi;
2) è la temperatura a cui vive normalmente e con la quale manifesta la sua piena vitalità.

La temperatura dell’acqua
Considerate le oscillazioni giornaliere, stagiona e locali della temperatura dell’acqua nelle regioni di diffusione del Discus, è esagerato badare pedissequamente a una temperatura costante dell’acqua in acquario. Saltuarie e brevi oscillazioni di qualche grado in diminuzione non arrecano danni. Attenzione, però, quando l’acquario si trova in un locale non riscaldato. Se in inverno, dopo il cambi dell’acqua ci si scorda di riaccendere il riscaldatore e ci si accorge dell’incidente solo 24 ore dopo o ancora più tardi, la temperatura dell’acqua, a seconda di quella esterna, può facilmente scendere a 16 °C o meno. Ciò provoca uno shock termico nei pesci abituati a temperature tropicali. Ma i Discus robusti sono in grado di riprendersi persino da queste evenienze.

Durezza dell’acqua
Una durezza totale dell’acqua potabile di 5° dGH o meno è certamente tipica per alcune zone d’Italia e viene incontro alle esigenze naturali del Discus – un pesce d’acqua tenera proprio anche per la riproduzione. Tuttavia, quando l’acqua molto tenera, è sempre in agguato il rischio che il valore di scenda inavvertitamente a un livello che può provocare danni ai pesci. Questo rischio è maggiore se inoltre si provvede a aumentare l’acidità dell’acqua tenera con il filtraggio attraverso torba o quando non si effettuano i regolari cambi parziali dell’acqua e quindi gli acidi sempre presenti (urea, acidi contenuti nel mangime) accelerano la diminuzione de valore di pH. Pertanto in acque abbastanza tenere il valore pH andrebbe controllato saltuariamente per escludere eccessive oscillazioni. Se al contrario si dispone di acqua molto dura, per esempio con una durezza totale superiore a 15° dGH, è possibile che i Discus risultino più sensibili a malattie infettive oppure raggiungano un’età inferiore alla media. Questo vale in particolare per gli esemplari selvatici, soprattutto quando sono appena stati importati dal Sud America e non si è provveduto ad acclimatarli lentamente all’acqua dura. Non soltanto nel Discus ma in tutti i pesci d’acqua tenera allevati in acqua dura gli organi escretori non riescono a far fronte alla situazione. Per via della maggiore concentrazione di calcio nell’acqua dura, nei tubuli renali si formano dei cristalli di fosfato di calcio, che provocano occlusioni o addirittura determinano il blocco delle funzioni renali (si parla di nefrocalcinosi). In questo contesto si fa presente che in acqua troppo dura e ricca di calcio le femmine di Discus possono diventare sterili. Infatti in queste condizioni nell’organismo della femmina sessualmente matura la membrana cellulare delle uova immagazzina quantità tali di calcio, che al momento della fecondazione gli spermatozoi non sono più in grado di penetrare attraverso la membrana e le uova restano infecondate: una possibile spiegazione per alcuni fallimenti nella riproduzione del Discus. Chi dispone di un’acqua di rubinetto con una durezza totale di 20° dGH o più e desidera godersi il più a lungo possibile i propri Discus, non dovrebbe utilizzare quest’acqua, che invece va tagliata con acqua parzialmente o totalmente demineralizzata, con acqua di osmosi. Infatti, miscelando dell’acqua di rubinetto della durezza, per esempio, di 30° dGH con acqua priva di minerali (durezza totale pari a 0) in rapporto di 1:1, si ottiene un’acqua di 15° dGH, che può essere usata per l’allevamento (non però per la riproduzione!) del Discus.

Valore di pH
Il range del valore di pH da 5,5 (acido) a 7,5 (debolmente alcalino), naturalmente non va interpretato nel senso che il valore di pH in un acquario può oscillare tra questi due estremi, per esempio nel periodo che intercorre tra due cambi dell’acqua. Si sono invece voluti indicare la soglia superiore e quella inferiore, che possono addirittura essere superate lievemente, a patto che i pesci non mostrino segni di disagio. A repentine e forti oscillazioni del valore di pH (per esempio dopo un cambio dell’acqua, una precipitazione del pH in acqua tenera non tamponata o quando si verifica la cosiddetta decalcificazione biogena) il Discus non fa in tempo ad acclimatarsi, mostrando sintomi di malessere e diventando più suscettibile a eventuali patologie. Di questo dovrebbero tener conto anche quegli allevatori che senza esitare trasferiscono i loro riproduttori nel giro di pochi secondi da acqua di allevamento molto dura e alcalina in acqua di riproduzione tenera e acida, o viceversa! Inoltre quando si esce dal range indicato si deve anche ‘considerare che molte sostanze possono aumentare la loro tossicità quando il pH raggiunge valori estremi (molto acido o molto alcalino). Chiaramente questo effetto tossico si aggiunge all’azione dannosa di valori di pH assai innaturali, con il risultato che i pesci sono ancora più debilitati. Se dal rubinetto sgorga un’acqua con un valore di pH troppo elevato per l’allevamento del Discus (per esempio con pH 8,8) si può diminuire il valore di pH filtrando attraverso della torba indicata per l’uso in acquario (non va bene la torba usata come concime in vendita nei garden center!). Questo metodo di acidificazione è tanto più efficace quanto più bassa è la durezza dell’acqua. In acqua estremamente dura e alcalina il filtraggio attraverso torba riduce il valore di pH solo in misura minima. Altrettanto inefficace, ma molto più pericoloso (si rischia di intorpidire i pesci) sarebbe in questa situazione il tentativo di ridurre il valore di pH mediante un apporto elevato di anidride carbonica in acquario. Il sistema ideale in questo caso è innanzi tutto la riduzione della concentrazione di minerali (a seconda del sistema scelto si ottiene una riduzione automatica del valore di pH) con successiva acidificazione, poiché l’acqua tenera si lascia acidificare molto più facilmente dell’acqua dura. Una volta ridotta la concentrazione di minerali e quindi la durezza, risultano particolarmente efficaci i preparati naturali per impostare il valore di pH, per esempio gli estratti di corteccia disponibili in commercio. Se invece si usano questi prodotti in caso di’ durezza elevata, è necessario aumentare la dose da somministrare. Ciò può determinare un’alterazione sfavorevole dello spettro ionico dell’acqua. In ogni caso si sconsiglia la riduzione del pH attraverso acidi tecnici molto forti (per esempio acido cloridrico o acido fosforico), specie in acqua dura.

Nitriti
I nitriti, denominazione chimica NO2, sono tossici per i pesci e in acquario non devono essere presenti a lungo. Infatti si legano all’emoglobina, sostanza rossa di vitale importanza nel sangue, e la rendono pressoché inefficace come mezzo di trasporto dell’ossigeno. Sono critici già valori costanti di 0,2 mg/1, sebbene il Discus per breve tempo sopporti anche 2-3 mg/l e più. La presenza di nitriti in acquario è sempre un chiaro campanello d’allarme. Segnala che non è ancora in corso o è disturbato il processo di nitrificazione batterica (per nitrificazione si intende l’ossidazione biologica dell’ammonio dapprima in nitriti, tossici, e poi in nitrati, invece innocui), che l’acquario è sovrappopolato oppure che si somministra troppo cibo o troppo di frequente, o ancora che il filtro è troppo piccolo. In ogni caso è necessario un intervento rapido, eliminando la causa stessa del fenomeno. Il rimedio usato da molti acquariofili di “diluire” un tasso di nitriti troppo alto attraverso numerosi cambi d’acqua a intervalli brevi, al massimo può essere considerato una misura di emergenza temporanea. Infatti, con i numerosi cambi d’acqua in questa fase critica vengono eliminati dall’acquario proprio i batteri tanto utili per la decomposizione dei nitriti. Si tratta di eliminare la causa, non i sintomi! Misure più sensate sono:
1) nel caso il filtro non fosse ancora maturo oppure la colonizzazione batterica del filtro fosse danneggiata o distrutti (per esempio dopo un trattamento con antibiotici)
• impiego di un filtro di riserva già “rodato”;
• vaccinazione del filtro con una certa quantità di materiale filtrante, proveniente da un acquario ben funzionante;
• immissione di materiale di fondo proveniente da un acquario già maturo (i batteri che decompongono i nitriti non si trovano soltanto nel filtro, ma anche nel materiale di fondo):
• vaccinazione con cosiddetti preparati di avvio (“starter” a base di batteri nitrificanti) in vendita nei negozi specializzati.
Attenzione: per i primi tre interventi usare solo materiale di acquari privi di agenti patogeni e parassiti.
2) Negli altri casi:
• riduzione della popolazione ittica (cedere i pesci ad altri appassionati o suddividere la popolazione su più acquari);
• ampliamento del volume filtrante o impiego di un secondo filtro;
• riduzione temporanea della quantità di cibo e/o della frequenza di somministrazione.

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Nitrati
I nitrati, denominazione chimica NO3, prodotto finale della nitrificazione, si accumulerebbero in eccesso in acquario se non si provvedesse a regolari cambi parziali dell’acqua. Al contrario dei nitriti, i nitrati non sono tossici neppure a concentrazioni piuttosto elevate e pertanto, se aumentano solo molto lentamente nell’arco di svariate settimane e mesi, non hanno effetti dannosi considerevoli per i Discus. Tuttavia, per l’allevamento di Discus adulti la concentrazione di nitrati non deve superare circa 100 mg/1. Se si ha a che fare con Discus piccoli e quindi giovani, per evitare disturbi della crescita non si dovrebbero invece oltrepassare 50 mg/1. Altri autori indicano, in parte copiando i dati altrui, concentrazioni massime di nitrati molto più basse. Ne deriva che numerosi acquariofili si precipitano a procurarsi appositi scambiatori di ioni a base di resine che eliminano sì i nitrati dall’acqua in acquario, ma in compenso non di rado cedono cloruro, falsando notevolmente e in maniera biologica lo spettro ionico naturale (in casi estremi, un’acqua così “manipolata” ha un gusto lievemente salato!). Valori di nitrati leggermente alti sono quindi spesso il male minore. Ma anche in questo caso vale quanto già detto per il valore di pH: sono assolutamente da evitare cambiamenti rapidi del tasso di nitrati. Chi acquista dei Discus adulti provenienti da una vasca con 30 mg/l di nitrati non dovrebbe introdurli poi a casa in acqua per esempio con 150 mg/1, neppure quando prima si è provveduto a un adattamento di un’ora in un contenitore con acqua di trasporto mista ad acqua dell’acquario di destinazione. Tuttavia, se nell’acquario il tasso di nitrati nel corso di più settimane aumenta molto lentamente da un valore di partenza basso a 100 mg/1, non si dovrebbero osservare conseguenze negative per i pesci adulti. Comunque, lo ribadiamo, tassi ancora più elevati andrebbero evitati. Siccome la normativa sull’acqua potabile ammette una concentrazione massima di nitrati di 50 mg/I nell’acqua potabile, ovviamente nell’acqua di rubinetto di molte zone d’Italia si registra proprio questo valore (oppure esso viene addirittura temporaneamente superato). A seconda di quanti pesci vivono in acquario (foto 6.2) la soglia citata di 100 mg/l per i pesci adulti può essere raggiunta rapidamente, sicché non ci si deve assolutamente scordare dei regolari cambi parziali dell’acqua. Dopo un certo periodo si sarà capito con quale frequenza e in che percentuale è necessario cambiare l’acqua per non far salire il tasso di nitrati molto oltre 100 mg/l.

Il filtraggio
Siccome i Discus provengono da acque con una corrente molto lenta, quasi stagnanti, neppure in acquario è opportuno provvedere a un forte movimento dell’acqua (eccezione: impiego per breve tempo di filtri rapidi caricati con lana sintetica o con cartucce di resina espansa e muniti di potenti pompe centrifughe, al fine di depurare velocemente l’acqua in casi di emergenza). Questo vale tanto più per gli acquari con Discus ricchi di piante, poiché per via dell’intensa produzione di ossigeno aumenta il rischio della formazione di alghe sui vetri, sulla decorazione e soprattutto sulla vegetazione. È del tutto sufficiente far circolare all’ora dal 50 al 150% dell’intero volume di acqua (la percentuale inferiore in acquari con piante, quella superiore in acquari che ne sono privi): si sbaglia a credere che l’acqua migliori più ne passa attraverso il filtro per unità di tempo. Del resto le interrelazioni sono molto semplici da capire. Se la velocità di passaggio dell’acqua è rapida, necessariamente l’acqua viene spinta con una pressione maggiore attraverso il mezzo filtrante e ciò compromette notevolmente la formazione di una colonizzazione compatta con batteri filtranti. La dimensione del filtro e la sua potenza dipendono in prima linea da quanto sporco viene prodotto in acquario, perciò dalla popolazione ittica e dalla quantità di cibo somministrata; le dimensioni della vasca incidono solo in misura secondaria.

Per quanto riguarda la resa oraria del filtro si deve tener presente che le indicazioni fornite dal produttore si riferiscono generalmente a un filtro con materiali filtranti non ancora “maturati” e a una collocazione “ideale” dell’apparecchiatura. Se per esempio un filtro esterno a recipiente chiuso caricato in maniera compatta con un substrato filtrante si trova sotto l’acquario, naturalmente la sua resa oraria risulta ridotta. Comunque la velocità di flusso può essere verificata senza grande difficoltà, misurando il tempo che trascorre per riempire con un litro d’acqua un recipiente posto all’uscita del filtro. Il mercato offre una vasta gamma di tipi e sistemi di filtraggio. Qualsiasi filtro tecnicamente ben studiato e di qualità affidabile in linea di principio è indicato anche per il filtraggio di un acquario di Discus. Per l’acquisto ci si dovrebbe quindi far guidare innanzi tutto dal prezzo e dalle soluzioni ottimali di manutenzione e di pulizia. Un filtro che si limita a una depurazione meccanica sarebbe poco adatto perché trattiene soltanto lo sporco visibile. Invece in un acquario circa il 75% dell’intera quantità di sporco è presente in forma disciolta e quindi risulta invisibile. Attenzione: un’acqua d’acquario cristallina non è necessariamente una buona acqua d’acquario! Per fortuna quasi tutti i filtri per acquari, dopo un certo periodo di funzionamento, esplicano anche un’azione di depurazione biologica. Se però il substrato filtrante viene pulito troppo spesso e magari viene sciacquato con acqua calda, la depurazione biologica inizia solo molto tardi oppure per niente, perché in queste circostanze sfavorevoli la nitrificazione non può avviarsi. D’altro canto, i filtri vanno comunque puliti saltuariamente. Se infatti vi restano delle quantità abbondanti di sporco per periodi abbastanza lunghi, queste vengono decomposte dai batteri e fanno aumentare la percentuale di impurità disciolte senza che l’acquariofilo se ne accorga. Una saltuaria misurazione quantitativa dei composti azotati (ammonio, nitriti e nitrati) fornisce per ogni acquario risposta individuale alla domanda quando e con quale frequenza pulire il filtro.

Fondamentale per l’allevamento di questo ciclide è un ottimo filtraggio biologico.
Molta attenzione va dedicata al filtro biologico, che deve mantenere i parametri entro limiti accettabili; penso che sia utile utilizzare spugna, per le particelle più voluminose, cannolicchi e della torba (da sostituire una volta al mese).
L’utilizzo di due filtri può essere una valida soluzione, uno per la filtrazione puramente biologica (quindi pieno di cannolicchi di ottima qualità o bioball) e un filtro esterno meccanico chimico (per le resine varie), l’importante è non creare forti correnti in vasca poco gradite ai nostri ospiti.
Come substrato per la carica del filtro sono indicati praticamente tutti i materiali chimicamente neutri, che cioè non provocano alcuna reazione, e la cui struttura superficiali sia tale da poter essere facilmente colonizzata da batteri. Determinanti per una buona efficacia del filtro sono quindi 1a porosità e la granulometria del substrato. Sono indicati per esempio resine espanse a porosità fine, graniglia di lava, granulati di argilla con superficie ruvida, fibra grezza di perlon, lana filtrante a fibra grossolana, “palline” di plastica con una superficie strutturata e naturalmente certi materiali moderni quali il vetro sinterizzato, la ceramica ecc. Qualunque materiale filtrante si scelga, per pulirlo va appena sciacquato con acqua tiepida; quando è necessario se ne sostituisce solo una parte con materiale nuovo, non tutto in una volta.
Per inciso, in alcuni Paesi, come in Thailandia e in Malaysia, di rado si usano dei filtri. In compenso in ogni vasca viene effettuato almeno una volta al giorno un cambio totale dell’acqua (in altre parole l’intera quantità di acqua viene sostituita con acqua nuova). Talvolta le vasche sono munite un dispositivo per un cambio d’acqua continuo: dall’alto viene aggiunta in continuazione acqua fresca, mentre la stessa quantità di acqua vecchia viene scaricata dal basso. Questo sistema ha solo senso se i costi dell’acqua sono irrisori, se si può rinunciare a qualsiasi trattamento preventivo e se non è necessario riscaldare l’acqua, visto che al Sudest asiatico il sole provvede quasi tutto l’anno a scaldarla alla giusta temperatura di allevamento.

L’arredamento dell’acquario
Gli acquari che vengono arredati esclusivamente con radici di torbiera sono un po’ troppo spogli; vi suggerisco quindi di decorare l’intrico di rami che comporrete con esemplari di Echinodorus bleheri, Hygrophyla striata e Sagittaria subulata, facendo sempre attenzione a lasciare un ampio spazio per il regale nuoto del vostro prezioso ospite. Il fascino della riproduzione. Come abbiamo visto le esigenze del discus non sono così banali, ma la soddisfazione di ottenerne la riproduzione ha spinto molti acquariofili a sfidare la sorte.

Le piante
Non staremo a soffermarci se una vasca per i Discus debba essere necessariamente piantumata; sostanzialmente su questa partita ci sono due grandi scuole di pensiero, ovvero nulle o poche piante da una parte e moltissime piante dall’altra.
Qualsiasi scelta voi facciate, ricordate sempre che l’alta temperatura dell’acqua nelle vasche dedicate al Discus causa, in genere, carenza d’ossigeno alla quale si può sopperire movimentando la superficie, inserendo un oxydator (da preferire ad un aeratore che è da sconsigliare per diversi motivi), ma soprattutto con una buona vegetazione.
Ecco alcuni esempi di piante adatte ad essere tenute con i Discus:
Cabomba aquatica, C. furcata, Ceratopteris pteridoides, C. thalictroides, Echinodorus grisebachii, E. macrophyllus, E. paniculatus, E. subalatus, E. tenellus, Eichhornia azurea, E. crassipes, Heteranthera zosterifolia, Hydrocleys nymphoides, Hydrocotyle leucocephala, Limnobium laevigatum, Ludwigia helminthorrhiza, Phyllanthus fluitans, Pistia stratiotes, Salvinia auriculata, Utricularia gibba.
Molto utili sono le piante galleggianti (la riccia ad esempio) che rispondono all’esigenza di protezione dall’alto dei Discus eliminando così una causa di possibile stress.

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Illuminazione

Per le piante sappiamo che è necessaria una buona quantità di luce, affinché esse possano compiere la fotosintesi clorofilliana e liberare l’ossigeno necessario alla respirazione degli animali acquatici. Sappiamo anche, però, che non è consigliabile troppa luce in un acquario dedicato al Discus. Ricordiamoci sempre di tenere l’acquario comunque lontano dai raggi diretti del sole, questi andrebbero a riscaldare l’acqua durante le ore calde della giornata ed andrebbero a creare un campo molto fertile per le alghe. Spesso gli acquari sono alloggiati in vani o nicchie del muro, ben lontano da una fonte di luce naturale. Il sistema di gran lunga più usato per avere una sorgente di luce sufficiente e funzionante è quindi quello di utilizzare la luce artificiale. Le lampade impiegate non devono essere del tipo a incandescenza, poiché hanno gli stessi difetti della luce solare: oltre a illuminare, scaldano molto l’acqua. Solitamente si usano quindi tubi fluorescenti, del tipo usato anche per le serre o per le piante domestiche d’arredamento. Tali lampade hanno il vantaggio di essere presenti sul mercato in diverse colorazioni (gradi Kelvin) dando cosi la possibilità a noi acquariofili di scegliere quella che meglio si addice al biotopo che vogliamo andare a ricreare.
Questa luce caratteristica ben si accorda con l’ambiente acquatico e aumenta la suggestione del nostro acquario; inoltre i colori dei pesci spesso vengono valorizzati da questo colore e diventano ancora più piacevoli da vedersi. La seconda possibilità se l’acquario è del tipo aperto, sono le HQL o più moderne HQI, queste lampade o faretti possono essere fissati al soffitto oppure alla parete dietro l’acquario. Inoltre da breve tempo sono uscite sul mercato dei nuovi tubi fluorescenti, i T5, anche questi sono un ottimo sistema illuminante. Per quanto riguarda la durata del periodo di illuminazione, esso andrà regolato in modo da imitare il più possibile l’alternarsi del dì e della notte, come accade in natura. Anche gli animali infatti hanno propri ritmi vitali che si alternano nelle ventiquattr’ore e prendono il nome di “ritmi circadiani” (dal latino circa diem, che significa “giornaliero”). Si possono accendere e spegnere le lampade ogni giorno, se si hanno abitudini molto regolari, oppure si può collegare l’impianto di illuminazione con dei timer. Oggi esistono in commercio spine dotate di orologio, di tipo anche relativamente economico; queste attrezzature hanno il vantaggio di risolvere il problema una volta per tutte, evitando di sottoporre i pesci a periodi di buio o di luce eccessivamente lunghi.

Il fondo
Anche qui le scelte estetiche possono essere molteplici e variegate, va comunque preferito un fondo di colore scuro o al limite neutro, l’aspetto funzionale non deve comunque essere trascurato, quindi è importante scegliere una granulometria fine meglio sabbiosa.
Non si deve dimenticare inoltre che il Discus ama soffiare sul fondo alla ricerca del cibo , quindi è ampiamente sconsigliato l’utilizzo di ciotoloni e ghiaietti grossi.

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L’ALIMENTAZIONE DEI DISCUS

L’alimentazione riveste un ruolo fondamentale. Opportuno è ricordare che i Discus sono onnivori, non vegetariani, come si riteneva sino a qualche tempo fa, e che la loro dieta in natura è abbastanza varia.
Un buon mangime in granuli è fondamentale, ma non basta; la dieta dei Discus deve essere il più possibile varia e bilanciata, ricca di proteine, sali minerali, calcio e vitamine.
E’ importante integrare questi cibi completi con altri alimenti come cibo vivo, liofilizzato, e pastoni vari, che permettono di ottenere una crescita perfetta e di scongiurare l’insorgere di patologie.
Per quanto riguarda la frequenza nella somministrazione di cibo, ogni acquariofilo procederà in base alla propria esperienza, ma in genere 3-4 volte al giorno per un esemplare di taglia media dovrebbero essere sufficienti, mentre Discus piccoli necessitano di una alimentazione più frequente.
Un Discus ben nutrito non può che essere un Discus sano!
Ancora oggi troppo spesso viene sottovalutata l’importanza di un’alimentazione equilibrata per la salute dei pesci. Un’alimentazione uniforme in casi estremi porta a manifestazioni di carenza o, come minimo, ad una diminuzione delle capacità di difesa contro le malattie. Inoltre, alcune vitamine aggiunte al cibo possono essere assorbite soltanto se nel contempo sono presenti dei grassi. Altrimenti l’organismo non è in grado di assumere le vitamine e le espelle con le feci.
E’ importante sapere che il cuore di bue non può mai essere l’unico alimento. Deve essere sempre frammisto a sostanze vegetali e va arricchito ogni tanto con vitamine. E’ ottimale un’alimentazione varia, offerta più volte al giorno e costituita da cibo vivo fresco o surgelato.
Gli acquariofili che ora pensano di dover dare quotidianamente dosi elevate di vitamine tengano presente che anche il troppo stroppia. Infatti, pure il costante sovraddosaggio di vitamine può portare a gravi affezioni. Il cibo vitaminizzato non andrebbe somministrato più di due volte alla settimana.
E’ preoccupante il fatto che oltre due terzi dei pesci malati esaminati negli ultimi anni presentavano un’intensa degenerazione grassa del fegato e della cavità addominale.
La degenerazione grassa provoca disturbi fino alla perdita della funzione epatica. Ne consegue spesso una tubercolosi nel fegato, nella milza e nell’intestino. Inoltre, si può avere un quadro clinico simile all’idropisia, a causa della riproduzione di varie specie batteriche nel fegato, nella milza, nel rene e nella cavità addominale. Anche altri parassiti possono riprodursi più abbondantemente, poiché le capacità di difesa del pesce sono diminuite. Le cause di una degenerazione grassa del fegato dovuta all’alimentazione sono un cibo troppo ricco di carboidrati e di grassi, nonché la mancanza di colina e vitamine.
Un’alimentazione unilaterale con cibo facilmente digeribile e carenza di vitamine provoca infiammazioni dello stomaco e dell’intestino. E’ pericoloso anche il cibo avariato. Il cibo secco (se correttamente conservato) dopo circa 4 mesi dall’apertura del barattolo è privo di valore ai fini dell’alimentazione. L’umidità dell’aria decompone le vitamine ed offre condizioni vitali per batteri e funghi.
In nessun caso si deve somministrare cibo secco ammuffito: le aflatossine in esso contenute sono altamente tossiche. 5 mg di aflatossina su 1 kg di pesce comporta la morte nel giro di pochi giorni: il fegato ingiallisce e si decompone (necrosi). Una concentrazione minore del veleno provoca cancro al fegato. Quindi è più sensato acquistare il cibo secco in un barattolo il cui contenuto sarà consumato nel giro di 6 settimane. Anche la Malattia del buco dei Ciclidi, secondo le esperienze degli ultimi anni, sembra essere una malattia da carenza che può avere due cause. Finora è stata sempre attribuita al flagellato Hexamita come agente patogeno, nei Discus al flagellato Spironucleus.
Ora, più volte si sono esaminati Ciclidi con buchi nella regione della testa il cui intestino era privo di flagellati. I flagellati rinvenuti nei buchi spesso appartenevano ad altre specie e non erano parassitari, ma vivono normalmente nell’acqua dell’acquario. In caso di comparsa concomitante di Malattia del buco e flagellati, talvolta dopo aver combattuto con successo i flagellati non si raggiungeva alcun miglioramento della Malattia del buco.
Al contrario si riuscì a far scomparire i buchi nella testa dei pesci anche in caso di presenza di flagellati, aggiungendo dell’Osspulvit (un preparato a base di calcio e vitamine) al cibo dei pesci e un preparato di sostanze minerali all’acqua. Queste constatazioni permettono di concludere che la comparsa di buchi nella testa e nelle pinne è una manifestazione di carenza, provocata da quantità troppo scarse nel cibo di calcio e fosforo, nonché di vitamina D.
In caso di alimentazione unilaterale queste sostanze mancano nel mangime. Altre volte vengono prelevate al chimo nell’intestino per via di un massiccio attacco di flagellati. L’aggiunta di polvere vitaminica al mangime previene l’insorgere della Malattia del buco.
Infiammazioni nello stomaco e nell’intestino compaiono in caso di somministrazione di cibo avariato, carenza di vitamine o nutrendo i pesci prevalentemente con carne di animali a sangue caldo (cuore di bue, pollame). Detti sintomi possono essere provocati anche dalla somministrazione in prevalenza di cibo facilmente digeribile (Enchitrei) con elevato valore nutritivo, nonché da un’alimentazione unilaterale con carboidrati, grassi o proteine.
In un caso, per due mesi fu somministrato in un acquario con Discus, per mancanza di tempo, esclusivamente cuore di bue senza aggiunte. Questo causò a quattro su sedici Discus delle infiammazioni nell’intestino. Di conseguenza si formò un’occlusione intestinale, con l’intestino largo 2 cm su una lunghezza di 4 cm e riempito di chimo semidigerito.
Gli animali morirono con l’addome rigonfio. Un altro esemplare si riprese dopo un aumento della temperatura a 33 °C e la somministrazione di Osspulvit e spinaci. Anche qui già si notava un evidente rigonfiamento dell’addome. Pure un cibo surgelato non totalmente scongelato può provocare infiammazioni intestinali.
Questo causò a quattro su sedici Discus delle infiammazioni nell’intestino. Di conseguenza si formò un’occlusione intestinale, con l’intestino largo 2 cm su una lunghezza di 4 cm e riempito di chimo semidigerito. Gli animali morirono con l’addome rigonfio. Un altro esemplare si riprese dopo un aumento della temperatura a 33 °C e la somministrazione di Osspulvit e spinaci. Anche qui già si notava un evidente rigonfiamento dell’addome. Pure un cibo surgelato non totalmente scongelato può provocare infiammazioni intestinali.

LA SCELTA
Il consiglio principale che può essere dato, oltre al portare con se un amico esperto, è quello di non acquistare i Discus il giorno in cui arrivano in negozio, sarà opportuno tornare nei giorni successivi, perché più tempo passa, meglio saranno acclimatati e si potrà notare l’eventuale insorgere di patologie. Inoltre, i Discus scelti dovrebbero essere di taglia media (Discus troppo piccoli meglio lasciarli ai più esperti), presentare una bella forma rotonda e non allungata, mostrarsi vivaci, non timidi ed apatici, i colori devono essere brillanti, un colore scuro spesso è indice di malessere, corpo e pinne devono avere un aspetto regolare, le labbra devono essere chiare e ben formate. Una grande importanza rivestono gli occhi: non devono essere spenti e scuri (indirizzano verso una diagnosi di verminosi intestinale), non devono presentare macchie bianche interne o parti mancanti (possibili difetti genetici) e devono essere proporzionati alla dimensione del corpo (occhi eccessivamente grandi sono di solito indice di carenze alimentari, nanismo e problemi nella crescita non recuperabili).
L’occhio rosso è generalmente apprezzato nei concorsi, esistono, però, Discus con occhio ambrato, in particolare varietà di pigeon. Altro elemento importante sono le branchie: gli opercoli branchiali devono essere ben formati, non dilatati o corti e senza parti mancanti.
Il Discus deve respirare con entrambe le branchie, un opercolo chiuso è generalmente indice di problemi. La respirazione dovrebbe attestarsi sulle 60 boccate (apertura e chiusura) al minuto in condizioni normali e circa sulle 80 durante i pasti.
A tal proposito, chiedete che sia distribuito del cibo in vasca, un Discus sano è sicuramente anche molto vorace. Chiaramente il pesce non deve apparire smagrito, la fronte deve curvare gradatamente e presentare un certo spessore, il cosiddetto dorso a “lama di coltello” indica un pesce malnutrito o con patologie in corso. Discus piccoli dai colori troppo intensi potrebbero essere stati allevati con ormoni e sostanze coloranti: le pinne pettorali e caudali non devono mostrarsi rosse, ma trasparenti. In Discus adulti dai colori ben formati lo scolorimento, come una macchia sbiadita, nell’ultima parte del corpo, può essere sintomo di una deformazione alla spina dorsale che è abbastanza frequente in questa specie e che è un problema di natura genetica.
In sintesi, si dovrà scegliere quello che più piace: un Discus che appare bello e vivace generalmente è anche sano.

LA RIPRODUZIONE
C’è stato un periodo in cui tutti cercavano di dire la loro sull’alimentazione, la vasca, i parametri dell’acqua e tutto ciò che direttamente, o indirettamente, poteva regolare la sopravivenza, e ancor più la riproduzione, di questo gruppo di pesci. Ora le cose sono cambiate parecchio, anzi meglio dire, proprio il discus è cambiato parecchio!
Si è lavorato per la creazione di diverse varietà; c’e chi ha cercato le dimensioni e chi il colore brillante, ma anche chi ha indovinato il ceppo “facile”. Tale profondo interesse, comunque, deve pur trovare una ragione e, come al solito, secondo me questa è ravvisabile nel sorprendente processo riproduttivo che li caratterizza!
Si forma una coppia che comincia a difendere un proprio territorio, si schiudono le uova e cominciano ad apparire i primi precoci avannotti, una nuvola di avannotti… I genitori iniziano a secernere un muco viscoso che ne copre la cute: no, non è un segno di malessere, ma il “cibo” necessario alla crescita della loro discendenza. Certo, non è la caratteristica propria dei mammiferi che forniscono il preziosissimo latte, ma trovo altrettanto stupefacente questo tipo di adattamento.
C’è chi, fra i pesci, difende le uova, chi le ha fornite di maggiore nutrimento così da dare ulteriori possibilità agli avannotti, chi le “cova” in bocca per poterle proteggere, chi se ne fa carico fino alla schiusa, ma un’evoluzione delle cure parentali così fantasiosa.

LE PATOLOGIE
Le patologie che possono interessare i pesci disco sono tante e con alcune di esse l’acquariofilo si sarà trovato a combattere anche cercando di curare specie diverse. Per un’esauriente spiegazione, inerente le malattie, gli agenti eziologici che ne sono la causa e le modalità di cura, vi rimandiamo allo speciale presente sul portale. Qui ci preme evidenziare quelle patologie che solitamente sono il terrore di ogni Discusofilo: le infestazioni da vermi delle branchie e da flagellati. Vi ricordiamo che questi ospiti indesiderati generalmente convivono con i nostri “pinnuti” e che condizioni sbagliate d’allevamento (vedere la parte relativa allo stress) ne favoriscono la riproduzione, causando infestazioni che possono portare alla morte dei Discus anche in brevissimo tempo. Di contro la cura principale per evitare la proliferazione di questi parassiti si compone di acqua perfetta e di una dieta varia e bilanciata. E’ dunque necessario che le condizioni delle nostre vasche siano ottimali, affinché il pesce possa reagire anche senza l’uso di farmaci (il cui abuso è spesso dannoso) come nel caso di verminosi delle branchie allo stato iniziale in cui un’acqua matura e di qualità, insieme ad un innalzamento della temperatura (cura termica) per qualche giorno solitamente, portano alla regressione dell’infestazione.
Fondamentale, inoltre, è ricordare che il Discus è uno dei pesci che maggiormente esprime con segni evidenti il suo stato di malessere: lo scurirsi della livrea perdurante nel tempo, la poca vivacità, le pinne raccolte, l’inappetenza, sono tutti campanelli d’allarme da tenere in considerazione al fine di agire tempestivamente per debellare le cause del malessere.

Stress:
Le principali cause di stress per i Discus sono quelle tipiche di molte specie: condizioni dell’acqua inadatte, in particolare dovute ad inquinamento elevato (presenza di nitriti, nitrati, ammoniaca, cloro, metalli pesanti, o altre sostanze in quantità tali da risultare tossiche); sovraffollamento delle vasche (una buona norma per il neofita sarebbe quella di considerare 50l a Discus) o coinquilini poco graditi (sconsigliati gli scalari); fondi e sfondi colorati (da preferire i colori scuri o neutri); repentini sbalzi di temperatura e di PH.

Vermi delle branchie:
Sintomi: Respirazione accelerata, strofinio contro gli arredi, tendenza a risputare il cibo, tendenza a respirare con una branchia sola, movimenti a scatto, nervosismo; in seguito a complicazioni batteriche le branchie possono apparire gonfie e pallide.
Cura: Un ottimo rimedio, soprattutto considerando che non danneggia il filtro ed è studiato per vasche arredate è il Camacell (1 compressa per 50l) efficace su tre fronti: intestino, pelle e soprattutto branchie. Inoltre, ha potere ovocida. Nei casi più gravi, quelli in cui il Camacell risulti insufficiente, la formalina è il rimedio più efficace, il protocollo di cura, consigliato da Untergasser, in questo caso prevede: una soluzione di formalina al 37% (da maneggiare con cura per la sua tossicità). Preparare una vasca almeno da 200l con aeratore, immettere 7ml ogni 100litri d’acqua della suddetta formalina, fare stare a bagno il discus per 8-10 ore, trasferirlo in una vasca di quarantena da almeno 50l perfettamente pulita ed esente da parassiti, Il trattamento va ripetuto. I successivi passaggi di vasca vanno effettuati per tre volte con tre giorni di intervallo. Nel frattempo le vasche utilizzate vanno disinfettate e lasciate asciutte per almeno 3 o 4 giorni prima di essere riallestite. Le uova dei vermi muoiono dopo tre giorni in ambiente secco.
Flagellati intestinali:
Sintomi: Comportamento nervoso e timido, inappetenza, dimagrimento, feci biancastre e gelatinose, cambiamenti di colore, pinne chiuse, ecc…
Cura: Il farmaco sicuramente più efficace è il Flagyl. Ogni compressa contiene 250 mg di principio attivo (metronidazolo). Ideale sarebbe la somministrazione col cibo (1 grammo di metronidazolo ogni 100 di cibo). Nei casi in cui non fosse possibile è utile procedere come consigliato da Untergasser: si usa 1 compressa ogni 25 litri, il trattamento dura 5/6 gg., in più durante la cura è preferibile diminuire il fotoperiodo (meglio spegnere totalmente le luci) ed alzare la temperatura dell’acqua fino 35°C con aeratore sempre acceso, per permettere al flagyl di giungere anche sottopelle grazie alla dilatazione dei vasi sanguigni. Alla fine si effettua un cambio d’acqua del 50%.

Cure preventive e malattie non identificate:
Nel caso non si riesca a stabilire la natura della patologia che affligge i nostri discus e nel caso si voglia attuare una profilassi preventiva, può essere utile usare assieme, come consigliato dalla Esha, i prodotti Exit ed Hexamita (efficace nella profilassi della malattia del buco) le cui dosi, in caso di manifesta patologia, possono essere aumentate rispetto a quanto scritto nelle indicazioni, non faranno male ai vostri discus e permetteranno al loro organismo di reagire naturalmente e di proteggersi dalle principali patologie che affliggono i ciclidi.

Riepilogo condizioni di allevamento per il Discus

Temperatura dell’acqua tra 28 e 30 °C (durante l’acclimatazione di Discus appena acquistati, temporaneamente anche 32°C)

Acqua di media durezza (durezza totale 5-15° dGH)
Valore di pH tra 5.5 e 7.5

Acqua priva di nitriti e possibilmente senza fosfati; la concentrazione di nitrati è meno problematica, se i pesci vengono abituati lentamente ad eventuali tassi un pò elevati.

Movimento dell’acqua non eccessivo

Non tenere esemplari singoli: il Discus è un pesce di branco

Non esagerare con la densità di popolazione e ricordate al momento dell’acquisto di esemplari giovani, della notevole taglia raggiunta dagli adulti. Valore indicativo: per ogni Discus adulto almeno 50 litri d’acqua.

Cambi regolari dell’acqua (circa il 20-30% alla settimana)

Evitate un illuminazione troppo intensa e provvedete eventualmente a delle zone d’ombra in acquario

Dieta varia e somministrazione di mangime non scaduto

Il cibo va dosato in modo che dopo 15 minuti non vi siano residui sul fondo

Spegnere il filtro durante la somministrazione del mangime, non scordarsi di riaccenderlo.

CONCLUSIONI
Siamo partiti dalla Varzea habitat naturale del Discus selvatico sino ad arrivare alla scelta del soggetto per le nostre vasche.
Ora resta solo da sfatare il mito che ritiene il Discus un pesce difficile.
Con un po’ di buon senso e molta umiltà si può scoprire che allevare questo magnifico pesce non è complicato, l’importante è attenersi alle poche e semplici regole descritte in questo articolo,
non lesinare mai con i cambi d’acqua, meglio se settimanali e cospicui, un vero toccasana per i Discus. Se non abbiamo pretese particolari, come la riproduzione selettiva, potremo in questo modo ottenere ottimi risultati e grandi soddisfazioni.


SOTTOSPECIE
Fino a pochi anni fa veniva riconosciuta una sottospecie, Symphysodon discus willischwartzi oggi considerata solo una variante di colorazione. Altre miriadi di varianti, del S. discus, sono state rilevate nel Grande Lago dello Nhamundá, dove avvengono delle ibridazioni naturali dalle colorazioni ricercatissime.

Si ringrazia per i testi e le foto:
www.acquaportal.it
www.wikipedia.it

https://youtu.be/jlA95s0CI_E?list=PLY9de6S_EozD20RNH5qqyYbSffCsCq3Ry