Riproduzione delle Dendrobatidi

excidobates-mysteriosus02RIPRODUZIONE IN CATTIVITA’

Riprodurre in cattività i Dendrobatidi contrariamente a quanto si crede, non è difficile e dovrebbe essere lo scopo a cui tutti gli allevatori ambiscono. Riprodurre queste splendide rane comporta però anche delle responsabilità: ogni esemplare rappresenta un patrimonio genetico importantissimo (specialmente in cattività) e per questo non bisognerebbe mai riprodurre esemplari che non siano in perfette condizioni o incrociare ed ibridare specie e sottospecie diverse.

ll primo passo da compiere per poter riprodurre queste piccole rane sarà naturalmente quello di sessare gli animali e di formare idonei gruppi d’allevamento. Questi ultimi saranno composti o da singole coppie oppure da un maschio e due o tre femmine, in relazione alla specie di appartenenza. Il dimorfismo sessuale, cioè l’insieme delle eventuali differenze morfologico-somatiche tra gli animali dei due sessi, non è mai molto accentuato. In molti casi il maschio è leggermente più piccolo e più corto e possiede (in particolare nella stagione riproduttiva) una “gola“ più scura. Oltre a ciò sarà possibile osservare, sempre nel periodo riproduttivo (che per alcune specie si può protrarre per tutto l’anno) un maggior sviluppo del primo dito dell’arto anteriore (pollice); si tratta di un adattamento funzionale all’ancoraggio del maschio alla regione ascellare della femmina.
In molti casi tuttavia il riconoscimento dei sessi avviene solo a seguito dell’attuazione di “espedienti comportamentali“; una possibilità consiste ad esempio nel riporre il presunto maschio in un contenitore di plastica sufficientemente profondo e nello spruzzarlo con acqua tiepida: se gracida si tratta di un maschio. Molto particolare è poi il comportamento della femmina dominante, qualora più femmine siano poste assieme; la prima schiaccia letteralmente al suolo le subordinate, le quali rimangono per alcuni secondi immobili, come “paralizzate“. In questo frangente la dominante si accoppia. Tra i maschi il “combattimento ritualizzato“ è simile. In questo caso però il maschio dominante riesce per lo più a capovolgere i subordinati.

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Quasi tutte le specie si riproducono più facilmente in un gruppo con almeno 5-6 esemplari, la competitività tra i maschi li porta a cantare con più frequenza e intensità; inoltre potendo disporre di più esemplari aumentano le possibilità di avere almeno una coppia. Solo in alcuni casi assai rari altri esemplari del gruppo potrebbero disturbare la coppia in amplesso o predare le uova appena deposte.
Poche specie come Oophaga granulifera (Meyer 1992) si riproducono solo se allevate in coppia.
Le rane appena inserite nel terrario hanno bisogno di un periodo di acclimatazione prima di incominciare a riprodursi. Per incentivare la deposizione è buona norma inserire dei porta rullini o delle mezze noci di cocco (con cui coprire piccoli dischetti di plastica o delle piastre di Petri), a seconda delle specifiche esigenze delle specie.

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Solamente esemplari ben nutriti, in ottime condizioni di salute e ben acclimatati si riproducono. Infatti, per poter affrontare con relative possibilità di successo, gli individui prescelti dovranno essere perfettamente sani, esenti da parassitosi e di peso adeguato. Se uno di questi fattori dovesse venire a mancare durante il periodo riproduttivo le rane smetterebbero immediatamente di riprodursi e deporre uova.
Se allevati nelle giuste condizioni, i Dendrobatidi possono riprodursi tutto l’anno, ma è consigliabile non forzare eccessivamente la riproduzione praticando un periodo di riposo di almeno cinque mesi che solitamente corrisponde ai periodi più freddi da Ottobre fino a Febbraio.

Phyllobates-terribilis-mintPare infatti che per stimolare la riproduzione la cosa migliore sia appunto tenere il terrario in condizioni semi asciutte e nutrire poco gli animali. Durante questo periodo si abbasserà di qualche grado la temperatura minima (fino anche a 19°C) e contemporaneamente si ridurrà l’umidità relativa diminuendo la durata e la frequenza delle vaporizzazioni nel terrario.
Questa condizione mimerebbe la stagione secca che prelude l’arrivo delle piogge ed il tempo degli amori; va da sé che allo scadere di questo periodo si ricomincerà a vaporizzare e a nutrire abbondantemente gli animali. Al termine del periodo di riposo, infatti, si aumenterà gradualmente la temperatura e il numero delle vaporizzazioni, tornando alle condizioni ottimali d’allevamento richieste da ogni singola specie.

Il corteggiamento, l’accoppiamento e l’intero iter riproduttivo infatti saranno fortemente incentivati dalla nebulizzazione del vivario (per un ciclo giornaliero di 15-20 minuti o per brevi periodi di 2-5 minuti).
Quasi subito i Dendrobatidi reagiranno a questa variazione aumentando le loro attività e dando inizio ai corteggiamenti.poison dart frog tadpolesLe Dendrobates non daranno adito ad equivoci: se è tempo d’amore lo è anche per la “stagione concertistica” ed i “canti” non si faranno pregare. Se ci sono più maschi della stessa specie si vedranno anche le zuffe, mentre non ho mai notato interazioni tra le tre specie conviventi. Notate che, a discapito della loro origine tropicale, molte specie (es. D. azureus, leucomelas e reticulatus) preferiscono riprodursi a temperature intorno ai 22-24°C e cessano ogni attività nuziale sopra i 26, per cui conviene provare a stimolarle in “bassa stagione”.

Alla temperatura di 24-28°C le uova della maggior parte delle specie impiegano 2-3 settimane a schiudere girini di prima età. Come più sopra accennato, alcune specie danno origine a girini mangiatori di uova (O. histrionica, O. lehmanni, O.pumilio); femmine di altre specie danno invece origine a girini mangiatori di detriti (D. ventrimaculatus, Epipeoibates tricolor e molti altri). Nel primo caso le femmine producono un surplus di uova non fertili, molto gradite dagli affamatissimi girini.
L’ovodeposizione avviene solitamente nelle pieghe ascellari fogliari delle bromeliacee, ma in alcuni casi, come per D. ventrimaculatus, può avvenire nei siti più disparati. Con quest’ultima specie è quindi assolutamente inutile introdurre nel vivario una o più piastre di petri (poste il luoghi ben appartati), al fine di facilitare le operazioni di raccolta delle uova. Le femmine depongono, in rapporto alla specie, da 4 a 8 uova per covata, fino a 15-17 in Phyllobates vittatus.

Dendrobate-dorato_04Il corteggiamento varia da specie a specie, ma il risultato è sempre lo stesso: poche uova (2-6) deposte a brevi intervalli di tempo (10-15 giorni) per alcuni mesi (alle volte anche un anno intero), poi la femmina si “esaurisce”.
Per avere una garanzia di continuità riproduttiva si deve quindi conservare sempre qualche esemplare giovane per l’anno a venire. Se avete una sola coppia e desiderate assistere alle cure parentali, potete provare a lasciare nella teca le uova, ma di solito queste vengono allontanate e accudite separatamente per avere il massimo della resa riproduttiva. In media le uova impiegano 10-18 giorni per schiudersi, per evitare muffe bisogna tenerle in un velo d’acqua, meglio se trattata con estratto di torba (rinvenibile in tutti i negozi d’acquario) o con una goccia di blu di metilene.

frog-close-upmodifiedUno degli aspetti più affascinanti dell’attività riproduttiva dei dendrobatidi, è indubbiamente il trasporto dei girini. Questo compito, sebbene diversamente manifestato in rapporto alla specie di appartenenza, spetta solitamente al maschio e meno frequentemente alle femmine. I girini (uno o due per volta) vengono trasportati sul dorso e “deposti” nella stragrande maggioranza dei casi in basse pozze d’acqua, che in cattività potranno essere sostituite con classiche piastre di petri da laboratorio appena inumidite, ma non riempite d’acqua. Queste andranno opportunamente protette da un riparo costituito ad esempio da un piccolo pezzo di sughero o di guscio di noce di cocco foggiato a tegola. Questo riparo è indispensabile per dare alla femmina maggiore sicurezza e tranquillità nella delicata fase dell’ovodeposizione.

imagesI girini sono onnivori e tendenzialmente cannibali per cui si può provare ad allevare insieme solo i piccoli della stessa taglia ed in piccolo numero, o meglio ancora destinare ad ognuno una mini vasca/barattolo. Ho letto però che se avete un acquario di dimensioni adeguate e ricco in piante il rischio si riduce drasticamente ed i girini raggiungono una taglia più elevata prima di metamorfosare.
Come cibo si usa mangime per avannotti, alghe (crescono da sé negli acquari), larve di chironomus (= zanzara rossa: si comprano surgelate nei negozi d’acquario e pare prevengano la “sindrome delle zampe a fiammifero” che talvolta colpisce i ranocchietti neometamorfosati). Un arricchimento in iodio (alcuni mangimi per pesci lo contengono) nel periodo che precede la metamorfosi previene la deformazione degli arti. La metamorfosi avviene comunque dopo 2-3 mesi.index
Poichè le capacità natatorie delle ranocchiette sono pressochè nulle, una volta che i quattro arti sono formati è meglio trasferire i girini in un contenitore che contenga la quantità d’acqua strettamente necessaria a mantenerli bagnati e con una leggera inclinazione in modo da creare una piccola “riva”.

imagesI ranocchietti sono lunghi 1-1,5 cm e si nutriranno inizialmente solo di collemboli e drosofile (melanogaster), in questo stadio sono socievoli e quindi possono convivere anche in ambienti piuttosto ristretti; è fondamentale garantire un elevato grado di umidità.
La mortalità totale è molto elevata: uova ammuffite, cannibalismo o sviluppo imperfetto, morte durante o dopo la metamorfosi. Benchè imagesla scuola americana insista sull’overfeeding non è proprio il caso di nutrire le ranocchiette durante e subito dopo la metamorfosi, perchè anche l’apparato digerente sta subendo profonde modifiche che lo rendono inservibile. Un Dendrobates si può considerare fuori pericolo quando ha superato il primo mese dopo la metamorfosi, ed è questa l’età in cui viene spesso venduto. In cattività la maturità sessuale viene raggiunta dopo 8-12 mesi e la vita media oscilla tra i 5 ed i 10 anni (le Oophaga pumilio sembrano le più longeve).

Un’ultima nota riguarda la temperatura di allevamento dei girini; questa deve essere sufficientemente alta per non comprometterne il metabolismo e la sopravvivenza, ma non troppo alta per non accelerarne eccessivamente la metamorfosi. In quest’ultimo caso, infatti, i girini si nutrirebbero per un periodo di tempo inferiore e daranno origine a giovani rane sottopeso e più delicate. Per queste ragioni le temperature comprese tra i 22 ed i 24°C sembrano essere le più adeguate per la maggioranza delle specie.

Per le specifiche esigenze riproduttive di ogni singola specie vi rimando alle schede di allevamento nella sezione dedicata alle specie di Dendrobatidae.

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