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ORCHIDEE

orchidee-18ORCHIDACEAE

Le orchidee, pur appartenendo ad un’unica grande famiglia botanica, quella delle Orchidaceae, comprendono un grande numero di generi, specie e varietà sia coltivate che spontanee che rendono questo famiglia sicuramente una fra le più ricche del regno vegetale contendendosi il primo posto solo con le Asteraceae (le piante che comunemente sono chiamate “margherite” per capirci).

Le Orchidacee (Orchidaceae Juss., 1789) sono una famiglia di piante monocotiledoni, appartenenti all’ordine delle Orchidales (o Asparagales secondo la classificazione APG).
I loro fiori sono comunemente chiamati orchidee.
Questa famiglia è costituita da piante erbacee perenni, alcune delle quali sono in grado di assorbire dall’acqua presente nell’ambiente le sostanze necessarie alla loro sopravvivenza tramite le radici aeree (autotrofia) e capaci anche di nutrirsi assimilando sostanze da organismi in decomposizione (sapròfite).

orchid-53062_640Classificazione Cronquistimages 2350px-Cymbidium02
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Divisione Magnoliophyta
Classe Liliopsida
Ordine Orchidales
Famiglia Orchidaceae

Classificazione APG

Ordine Asparagales
Famiglia Orchidaceae

Per quanto riguarda il Genere ne esistono circa 775 mentre le Specie sono circa 19.500. Gli ibridi sono innumerevoli (circa 100.000)
La classificazione delle orchidee è molto complessa soprattutto a causa delle innumerevoli ibridazioni tra specie ed anche tra generi diversi che rendono incerta la classificazione botanica. Basti pensare che negli ultimi 150 anni sono stati prodotti oltre 110.000 ibridi (chiamati grexes o grex). Per fortuna hanno dei caratteri generali abbastanza uniformi se considerati su un piano di organizzazione floreale e offrono pertanto un rarissimo esempio di una infinità di forme, colori, adattamenti, che convergono tutti in un unica tipologia floreale.

orchidee_8Per gli ibridi di orchidea, prima del 1962, la loro accettazione e classificazione era regolata dall’autorità internazionale di registro, dal 1962 in poi è regolata dalla R.H.S. Royal Horticultural Society (fondata nel 1804 in Inghilterra da sir Joseph Banks e John Wedgwood). Oltre 3.000 nuovi ibridi si aggiungono ogni anno.

Cattleya-aclandiae-OrchideaDistribuzione e habitat

La maggior parte delle specie è originaria delle zone tropicali o sub-tropicali di Asia, America centrale e Sudamerica; solo il 15% di esse cresce spontaneamente nelle zone temperate e fredde. Al di là di questo dato la famiglia può comunque ritenersi cosmopolita essendo diffusa nei cinque continenti, con un areale che si estende da alcuni territori a nord del circolo polare artico, sino alla Patagonia e all’Isola Macquarie, prossime all’Antartide.
Le Orchidaceae sono in grado di adattarsi ad ogni genere di habitat fatta eccezione per i deserti e i ghiacciai.
La maggior parte delle specie tropicali cresce sui tronchi degli alberi o sulle rocce (piante epifite).

monteverde costa rica orchid garden
monteverde costa rica orchid garden

imagesDescrizione

Fiori

I fiori hanno una tipica struttura alata, con un perigonio di tre sepali superiori e tre petali inferiori; uno di questi, detto labello, si differenzia per formato dagli altri in modo da attirare gli insetti impollinatori. Le dimensioni e il colore del labello, unitamente alla forma dello sperone cavo in cui si prolunga la sua base, mutano a seconda delle diverse specie.
Ogni fiore possiede organi maschili (androceo) e femminili (gineceo), riuniti in un solo corpo colonnare detto ginostemio, talvolta prolungato in un rostello carnoso. Il polline è agglutinato in masse a forma di clava (pollinodi), che si attaccano mediante la base gelatinosa (retinacolo o viscidio) alla testa degli insetti pronubi, permettendo così l’impollinazione dei fiori successivamente visitati.
Quasi tutti i fiori di orchidea al momento dello sviluppo compiono una torsione di 180° (resupinazione), così che il petalo posteriore diviene inferiore e il sepalo anteriore diviene superiore. I sepali e i petali laterali sono quasi sempre uguali tra di loro, mentre il petalo centrale (il labello) è sempre diverso e può assumere svariate forme; nello stesso tempo può o meno contenere nettare.

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Foglie
Le foglie delle Orchidacee sono sempre intere e malgrado la loro natura polimorfa hanno una struttura lineare, che a volte può apparire carnosa e di forma tubolare; spesso alla base si sviluppano degli pseudobulbi i quali possono assumere forma corta e arrotondata, appiattita ed ovoidale, oppure lunga e cilindrica; sono tutti organi questi che hanno una funzione di assimilatori di riserva.
La disposizione delle foglie è alternata o distica: solo di rado si presentano opposte. Possono presentarsi in coppia oppure solitarie e, all’apice degli pseudobulbi, a volte possono anche essere – specie nelle piante che crescono in piena terra – inguainate alla base; possono anche formare delle rosette basali da cui spunta il fiore. Nelle specie saprofitiche le foglie possono essere ridotte a semplici scaglie.

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Radici
Le specie tropicali hanno spesso radici aeree carnose o fini, rivestite di un velo radicale detto velamen che consente alla pianta di assorbire l’umidità atmosferica, che si sviluppano alla base delle foglie o fra di esse, e che possono presentare differenti modificazioni e adattamenti alla vita epifitica o saprofitica.
Le Orchidaceae europee e mediterranee sono invece, con poche eccezioni, specie terricole, con apparato radicale sotterraneo, costituito da rizotuberi o bulbi, da cui si dipartono radichette o radici filiformi. La forma dei rizotuberi può essere tondeggiante o ovaliforme (come per esempio nei generi Ophrys, Orchis e Serapias), o più o meno suddivisa in digitazioni (Dactylorhiza, Platanthera, Spiranthes); in alcune specie sono presenti dei veri e propri rizomi, con radici filamentose (Listeria, Epipactis), in altre possono essere presenti radici coralliformi (Corallorhiza).

angraecum_didieri_popupBiologia
Per semplificare la vita a chi ama le orchidee e desidera conoscerle un po’ di più, adottiamo una classificazione molto più semplice e che nella pratica di tutti i giorni è molto più utile vale a dire adottiamo la CLASSIFICAZIONE BIOLOGICA secondo la quale le orchidee vengono suddivise in:
EPIFITE: sono orchidee che posseggono solo radici aeree e crescono fissate agli alberi che utilizzano come supporto.

Le radici sono pendenti ed hanno la caratteristica di avere una sorta di cuffia nella parte terminale e sono ricoperte da un tessuto spugnoso detto velamen che, dotato di clorofilla, fotosintetizza ed assorbe il vapore acqueo dall’atmosfera.

Risultati immagini per Gongora quinquenervis

Gongora quinquenervis

Il fusto è eretto e può avere una lunghezza anche di 10 m (come nel caso della Vanilla fragrans). Ha forme tipiche anche ingrossamenti tuberizzati che contengono mucillagini atte a trattenere l’acqua e gli elementi nutritivi di riserva ed in questo caso è chiamato pseudobulbo.
Il fusto dell’orchidea può avere un andamento monopodiale cioè con una sola radice (piede) che si allunga verso l’alto e con un rizoma o simpodiale cioè con più radici (piedi) laterali di 1° ordine che si accrescono in modo da eguagliare la radice principale.
I fiori possono essere solitari o riuniti in infiorescenze a spiga, a pannocchia o a racemo.

Le orchidee epifite ricevono l’umidità e le sostanza nutritive dall’aria e dall’humus che si raccoglie nella corteccia degli alberi.

Sono orchidee tipiche delle zone tropicali e pertanto il loro habitat ideale è umidità e temperature elevate. I generi più conosciuti e coltivati di orchidee epifite sono: Cymbidium, Cattleya, Vanda, Odontoglossum.

odontoglossumcrispum
Esistono poi anche le orchidee SEMI EPIFITE, piante che vivono sui rami e sui tronchi di altre piante o LITOFITE, vale a dire che vivono sulle rocce coperte da un sottile strato di frammenti vegetali, muschi e licheni. Esempi classici sono la Phalaenopsis, Dendrobium, Vanda, ecc. mentre ad esempio la Cattleya, può essere epifita o semi epifita.

SCANDENTI: sono orchidee radicate al suolo e mediante fusti volatili si attaccano a substrati diversi ed hanno radici di tipo aereo. Un esempio classico è la Vanilla.
TERRESTRI: sono le orchidee diffuse nei climi temperati che crescono nel terreno e le radici sono ben salde nella terra dal quale traggono gli elementi nutritivi. Sono tipici esempi Cymbidium, Cypripedium, Bletilla, Paphilopedilum.

Epidendrum pseudoepidendrum

Nelle orchidee terrestri ci sono delle formazioni chiamate tubercoli formate dalla saldatura di alcune radici, di colore nero quando hanno alimentato il germoglio dell’anno e bianche che forniranno le sostanze a quello dell’anno futuro.

ORCHIDEE CHE VIVONO PARASSITICAMENTE: sono le orchidee sfornite di clorofilla che conducono una vita eterotrofa (nutrendosi di materiale organico presente nell’ambiente) come i funghi, a spese dell’humus o dei materiali del terreno. Alcune posseggono radici infettate da funghi, altre come la Corallorhiza sono prive di radici ed il loro ruolo viene assunto dalle ramificazioni del rizoma di aspetto corallino.

CymbidiumRiproduzione

La riproduzione delle Orchidaceae può essere sia sessuata che asessuata.
La riproduzione sessuata può avvenire sia per impollinazione incrociata, cioè con trasporto del polline dall’antera di un fiore sullo stigma del fiore di un altro individuo, sia per autoimpollinazione, cioè il polline passa dall’antera allo stigma dello stesso fiore.

Coltivazione
Per la maggior parte piante epifite, le orchidacee sono coltivate in particolare nei paesi tropicali e sub-tropicali. Le specie cosiddette terricole (cioè che crescono su un substrato terroso) possono essere coltivate anche nelle zone temperate ma necessitano però di particolari cure e strutture, come serre caldo-umide o in terrari umidi tropicali.

imagesConcimazione delle orchidee
Le concimazioni, vale a dire l’apporto di elementi nutrivi è fondamentale per le tutte le piante ma in particolare per le orchidee in quanto i supporti nei quali vengono normalmente collocate sono per lo più inerti e pertanto privi di elementi nutritivi.

In natura le orchidee non hanno una grande quantità di elementi nutritivi a disposizione e sopravvivono con i pochi elementi che riescono a trovare nell’acqua piovana e di ciò che trovano tra le cortecce degli alberi come materiale organico in decomposizione.

Quali sono gli elementi chimici importanti?
La nutrizione delle orchidee e più in generale di tutti i vegetali, organismi autotrofi (1) per eccellenza, avviene per assorbimento del carbonio, ossigeno ed idrogeno, prelevati dall’aria e dall’acqua e utilizzati per la fotosintesi clorofilliana.
Sono invece prelevati dal substrato e sono tutti elementi principali (indispensabili alla nutrizione) che entrano nella costituzione dei tessuti vegetali, l’ azoto (N) elemento fondamentale in quanto entra nella costituzione delle proteine, degli enzimi, degli acidi nucleici, della clorofilla, degli alcaloidi e di molti altri composti organici; il fosforo (P) importante perchè entra assieme allo Zolfo nella composizione di importanti proteine e di composti quali l’ATP, coenzimi ed altri; il potassio (K) che pur non avendo funzioni plastiche come i precedenti è fondamentale nel metabolismo delle cellule per la sua funzione di catalizzatore nella sintesi degli zuccheri, degli amminoacidi, delle proteine, dei grassi, delle vitamine, regolando anche il metabolismo idrico in quanto regolatore della pressione osmotica dei succhi cellulari; il calcio (Ca) per la costruzione delle pareti cellulari; il magnesio (Mg) per la creazione della clorofilla e lo zolfo (S).

27 Aprile 2014 - 6Oltre a questi, ci sono una serie di microelementi indispensabili alla catalisi di particolari processi fisici, chimici ed enzimatici, che sono: rame (Cu), zinco (Zn), boro (B), ferro (Fe), cobalto (Co), molibdeno (Mo) e manganese (Mn), sodio (NA), cloro (Cl), vanadio (V) anch’essi prelevati dal substrato e importanti, anche se in minima quantità per i processi biologici e biochimici della pianta.
Oltre questi nelle ceneri dei vegetali sono stati ritrovati una lunga serie di altri elementi nutritivi dei quali non si conosce appieno la funzione all’interno dei tessuti vegetali.

Cattleya intermedia
Cattleya intermedia

La quantità di questi elementi chimici necessari alle piante non è costante durante la loro vita ma varia in funzione non solo della luce, della temperatura e dell’umidità ma anche della fase del ciclo di sviluppo della pianta.

Teniamo inoltre presente che l’acqua è il veicolo attraverso il quale le piante assorbono i vari elementi pertanto se la pianta per una qualunque ragione non è in grado di assorbire l’acqua, non assorbirà neanche gli elementi nutritivi che si accumuleranno nel substrato, diventando molto nocivi in quanto creeranno un ambiente salino altamente concentrato in genere sempre molto dannoso per le piante.

phalaenopsis_deliciosaTutte le piante assorbono l’acqua per due ragioni fondamentali:

1) perchè respirano (traspirazione) pertanto più c’è caldo, più l’umidità dell’aria è bassa più traspirano e più hanno bisogno d’acqua;

2) le piante utilizzano l’acqua nei processi della fotosintesi clorofilliana dove sei molecole di acqua si uniscono a sei molecole di anidride carbonica e tramite l’energia fornita dalla luce del sole formano sei molecole di ossigeno e ed una molecola di glucosio che sarà trasformato dalla pianta per creare gli elementi necessari al suo sviluppo (altri zuccheri, amminoacidi, proteine, grassi, vitamine, ecc.). In pratica le piante in questo modo creano nuove cellule e quindi crescono.

Che conclusioni si traggono da queste considerazioni: se la pianta non ha luce sufficiente non compie la fotosintesi e quindi non cresce e quindi non assorbe l’acqua e gli elementi nutrivi in essa contenuti.

Appare pertanto evidente che durante l’estate (periodi più lunghi di luce) la pianta lavora di più e pertanto ha bisogno di una maggiore quantità di elementi nutritivi mentre in autunno (minore quantità di luce) la pianta lavora a ritmo rallentato e pertanto le concimazioni dovranno diminuire fino a rallentare del tutto durante l’inverno. Tutto questo ovviamente riferendoci a condizioni di vita naturale, vale a dire non controllati come possono essere le serre o in terrari.
Teniamo presente una cosa: quando la pianta si sta risvegliano dal riposo vegetativo, inizia a creare nuovi germogli; i vecchi peseudobulbi avvizziscono perchè le loro riserve nutritive sono utilizzate per la sopravvivenza dei nuovi germogli fino a quando non saranno cresciuti abbastanza da essere autonomi. Durante questo periodo la pianta va mantenuta sia abbastanza asciutta, per evitare la marcescenza dei giovani germogli, sia senza concimazione. Quando si saranno sviluppate le radici dei nuovi germogli e avranno aderito al substrato, bisogna riprendere sia le irrigazioni che le concimazioni avendo cura di apportare discreti quantitativi di azoto che favoriscono la crescita e questo fino a quando il nuovo pseudobulbo non si sarà formato e sarà bello turgido.

z_8Quali, quanto e quando somministrare i concimi alle nostre orchidee.

I concimi da utilizzare per le orchidee devono essere idrosolubili, vale a dire solubili nell’acqua.

Per favorire la ripresa vegetativa della pianta, si somministra all’orchidea una maggiore quantità di azoto (N) e cioè si usa la formula 30:10:10 (N:P:K) che vuol dire: 30 parti di azoto, 10 parti di fosforo (P) e 10 parti di potassio (K). Generalmente si effettuano uno o più interventi in primavera con questa combinazione.

Per favorire una maggiore fioritura si diminuisce l’azoto e si aumenta il fosforo e il potassio e si usa pertanto la formula 10:30:20.

Durante gli altri periodi si usa la formula bilanciata 20:20:20 o 18:18:18.

orchidee-selvatiche_O1Come si somministrano i concimi alle orchidee

Si possono utilizzare sia concimi da diluire nell’acqua di irrigazione che concimi che vengono somministrati per via fogliare.

I concimi a somministrazione radicale, somministrati con l’acqua di irrigazione vengono assorbiti dalle radici mentre i concimi fogliari sono assorbiti dagli stomi delle foglie e vanno distribuiti tramite nebulizzatori per evitare che scivolino via. Di solito i concimi fogliari sono ad elevata solubilità (per non lasciare residui) ed alto assorbimento (le quantità che la pianta riesce ad assorbire sono notevolmente inferiori agli assorbimenti per via radicale per cui sono molto concentrati e facilmente assimilabili). Tra i due tipi di concime (in commercio esistono le due forme separate) non ci sono sostanziali differenze.
Usare un tipo od un’altro è quasi indifferente e dipende dalle scelte di ognuno. Può dipendere ad esempio dal tipo di forma di allevamento dell’orchidea. Infatti se l’orchidea viene allevata in zattera o in panieri sospesi può essere difficoltosa una concimazione radicale per cui in quel caso si dovrà adottare una concimazione fogliare anche se sarebbe preferibile trovare una via di mezzo tra i due tipi di concimazione se quella solo radicale è problematica.
I concimi somministrati per via radicale vanno sciolti nell’acqua in percentuale molto bassa, 1 gr/l d’acqua se usati frequentemente vale a dire ogni 20-30 gg o mezzo gr/l d’acqua se usati ogni 2 settimane. In ogni caso non superare mai 1 gr per litro d’acqua.

mostra2002E’ raccomandabile che le concimazioni per l’orchidea siano effettuate quando il substrato è umido e per i primi giorni, non lasciare mai asciugare completamente il substrato in quanto si avrebbe una eccessiva concentrazione dei sali minerali. Sarebbe opportuno che dopo un certo numero di concimazioni (4 o 5) si proceda ad una annaffiatura senza concime in modo da risciacquare il substrato ed abbassare la concentrazione salina.

Ovviamente queste indicazioni sono pertinenti a substrati inerti, vale a dire che non apportano alcun elemento nutritivo all’orchidea. Le dosi andranno diminuite qualora si utilizzi un substrato non inerte.

Dendrobium tetragonum var. gigantea

Note

(1) Autotrofi sono quegli organismi in grado di nutrirsi da se, sintetizzando le molecole organiche di cui hanno bisogno per vivere a partire da sostanze inorganiche che reperiscono nell’ambiente circostante. Sono un anello indispensabile nella catena alimentare del pianeta in quanto ad esempio gli animali sono organismi eterotrofi e quindi devono trovare i composti organici di cui hanno bisogno per vivere, già sintetizzati.

phalaenopsis_violacea_borneoTIPO DI TERRENO E RINVASO DELLE ORCHIDEE

Di solito si pensa che appena si acquista una pianta, ed in particolare un’orchidea, vada subito rinvasata perchè osservando il terriccio si vedono tante “cose strane” nel vaso, pezzi di corteccia, di gommapiuma, di polistirolo, ecc. e si pensa che il fioraio abbia voluto risparmiare sul terriccio: niente di più sbagliato .

Solo in tre casi l’orchidea va rinvasata:1radici_cymbidium2

1) quando la pianta è cresciuta troppo e quindi il vaso è diventato troppo piccolo per ospitare la pianta;
2) quando il substrato sta marcendo o è comunque deteriorato e rimane sempre troppo umido o tutto appiccicato;
3) quando è infestato da parassiti o da muffe.

Quando si verificano uno di questi casi allora si deve procedere al rinvaso.
E’ opportuno, prima di fare qualunque operazione sull’orchidea (e su tutte le piante più in generale) che, se non usate guanti, le mani siano ben pulite prima di procedere.

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In che periodo si rinvasa

Se si procede al rinvaso a causa di un vaso troppo piccolo, si consiglia di procedere al rinvaso dopo la fioritura, all’inizio della nuova stagione vegetativa, quando iniziano a comparire le prime radici (e che siano lunghe almeno 2-3 cm).

Preparazione della pianta

Per prima cosa, il substrato che contiene l’orchidea va bagnato per bene per rendere le radici più elastiche, farle staccare dal substrato ed evitare quindi le rotture.
Le radici vanno ripulite di tutto il materiale che attaccato e quelle morte vanno asportate con delle cesoie che avremo prima disinfettato per bene con alcool o varechina o preferibilmente alla fiamma.
Se le radici al momento della svasatura aderiscono troppo tenacemente al vaso, è opportuno immergere il vaso per circa 30 minuti in acqua appena tiepida. Se questa tecnica non dovesse funzionare, allora tagliate il vaso. Non forzate le radici che potrebbero danneggiarsi.bulbophillum
Procedete con grande cautela e cercate di disturbare il meno possibile le radici ed attenzione ad eliminare solo quelle morte. Le superfici di taglio vanno trattate con polveri fungicide ad ampio spettro che troverete da un buon vivaista.
Il rinvaso è anche il momento per una eventuale divisione della pianta di orchidea.

Preparazione e scelta del substrato

I materiali da utilizzare per il rinvaso delle orchidee possono essere diversi a seconda delle specie e della tecnica di coltivazione (si rimanda alle singole schede monografiche delle orchidee) ma tutti devono avere la stessa caratteristica: non devono rimanere inzuppati d’acqua e devono asciugarsi abbastanza rapidamente in modo da non creare un ambiente asfittico a livello radicale.

Oncidium meirax
Oncidium meirax

I MATERIALI DI ORIGINE VEGETALE

normalmente utilizzati sono:

SFAGNO (Sphagnum palustre, Sphagnum squarrosum, Sphagnum acutifolium, Sphagnum cimbifolium).
Ci saremo imbattuti in loro molte volte quando, facendo delle passeggiate, abbiamo messo il piede in una massa spugnosa, tra i giunchi o in un acquitrino. Sono muschi che non possiedono radici, ma solo dei filamenti (rizoidi) di colore bruno-rossastro, un corto fusticino e delle foglioline di colore verde molto pallido. Gli sfagni si solito provengono dalle zone di Varese ed hanno la caratteristica di trattenere fino a 10 volte il loro peso in acqua. Lo sfagno si trova sotto forma di fibre lunghe o corte, vive o morte. Il migliore è sicuramente lo sfagno vivo che continuerà a crescere nel vaso.1torba_di_sfagno
TORBA DI SFAGNO
Si tratta dei muschi che sono morti e che si depositano sul fondo degli acquitrini e delle paludi.
Ha una elevata capacità di trattenere l’acqua ancora più dello sfagno ma si degrada molto più rapidamente. Non viene usata da sola come substrato per le orchidee in quanto rimane troppo compatta e densa.

 

OSMUNDA1osmunda
La famosa fibra di Osmunda altro non sono che le radici dell’Osmunda regalis una felce di grandi dimensioni, alta 1-2 metri, originaria dell’Italia, provvista di rizoma e radici carnose.
Attualmente è una specie protetta per cui non può essere raccolta in natura ma un tempo era molto usata come substrato da rinvaso anche se aveva il difetto di essere un vettore di diverse patologie.
FOGLIE DI FAGGIO
Le foglie di faggio vengono prima fermentate e durante la fermentazione si aggiunge del nitrato di ammonio e una volta pronte, vengono macinate. Risultano un substrato leggero che consente un buon arieggiamento e capace di cedere una moderata quantità di Azoto. Ha lo svantaggio di non essere strutturalmente stabile per cui dura dai 7 mesi ai 10 mesi.

BARK1bark
Il Bark è formato dalla corteccia di abete rosso (Picea abies) e di Pseudotsuga douglasii, originaria del Nord America. Entrambe le cortecce vengono frantumate in piccolissime porzioni da pochi millimetri ed immerse in acqua per 24 ore prima dell’uso. Mantengono inalterate le loro caratteristiche per circa quattro anni, dopo di che iniziano a deteriorarsi ed il ph aumenta fino a 6, quindi devono essere sostituite.
Il bark va mescolato con polistirolo espanso in modo da aerare il composto. E’ il substrato più conosciuto ed economico per rinvasare le orchidee. Si presenta ruvido e si trova sul mercato in tre misure diverse: minuta, usata per i semenzai e per le orchidee con le radici sottili (tipo ad esempio l’Odontoglossum); media o mezzana utilizzata per le orchidee di dimensioni medie; grossa, per le orchidee che raggiungono buone dimensioni tipo Phalenopsis, Vanda, Cattleya.
LANA DI ROCCIA
La Lana di roccia deriva da un miscuglio di rocce (Basalti, rocce eruttive, Diabasi) trattate ad alta temperature (2000°C) in tal modo avviene quello che tecnicamente si chiama “estrusione” vale a dire si formano dei fili molto sottili. Questo materiale viene compresso ed aggiunto di resine per formare delle lastre o cubi di diversa grandezza circondati da fogli di polietilene. E’ un materiale molto leggero che non contiene elementi nutritivi.

CORTECCIA DI SUGHEROCorteccia sughero
La corteccia di sughero viene ridotta in frantumi alla quale si aggiungono dei pezzi di spugna per trattenere l’acqua.

CARBONE DI LEGNA
Il Carbone di legna ha la capacità di trattenere i sali minerali pertanto se si usa prevalentemente acqua ricca di sali, è preferibile non usarlo.

CORTECCE VARIE
Le corteccie possono essere di Sequoia, di Palma, di Felci arboree come la Cyathea che sono usate per formare le cosiddette “zattere” che sono appese nelle serre.

TERRA DI BRUGHIERA
La Terra di brughiera deriva dalla decomposizione, avvenuta nei secoli, su un substrato sabbioso di Calluna vulgaris, Erica gracilis e Molina cerulea. E’ di colore grigio, morbida al tatto e con un ph tra 4,5 e 6. Ha un mediocre contenuto di sostanza organica ma una elevata capacità di trattenere l’acqua.

I MATERIALI DI ORIGINE MINERALE sono:

POMICE
La Pomice è una roccia vulcanica formata da silicato di alluminio con piccole parti di Sodio e Potassio e tracce di Calcio, Magnesio, Ferro. Si tratta di materiale che normalmente non è sterilizzato in quanto non è sottoposto a nessun trattamento. Ha un colore grigio bianco, è porosa e molto leggera. Si usa per migliorare il drenaggio;

ARGILLA ESPANSA1argilla
L’Argilla espansa deriva da argilla-roccia che si è formata in ambiente marino nell’eocene e nel cretaceo. Viene prelevata da cave, è priva di sostanza organica, e dopo vari trattamenti soprattutto ad altissime temperature si ottengono le classiche palline che conosciamo di colore rosa/bruno all’esterno e grigie all’interno. Ha la particolarità dì avere una bassa conducibilità termica per cui è utile per evitare sbalzi di temperatura all’interno del substrato. Ha un’elevata capacità per l’aria per cui si usa sul fondo dei vasi come materiale drenante. E’ sterile, non ha capacità di scambio ionico ed ha un ph neutro;
PERLITE1perlite
La Perlite deriva da una roccia vulcanica silicea. Viene trattate ad altissime temperature che la rendono di aspetto granuloso – spugnoso. E’ sterile ed ha un ph neutro. Ha la capacità di assorbire l’acqua 3-4 volte il suo peso ed ha una bassa capacità di scambio ionico. Dura diversi anni, ma quando assume la colorazione gialla vuol dire che si è deteriorata e va sostituita;

POLISTIROLO ESPANSO
Il Polistirolo espanso si ottiene sottoponendo al alte temperature il petrolio, che si dilata. Si presenta sotto forma di piccoli granuli bianchi, con ridottissima capacità di trattenere l’acqua, non possiede capacità di scambio ionico per cui anche se ha un ph altissimo (circa 9) non ha importanza nel suo uso perchè non interagisce con il substrato. Ha una elevata capacità d’aria per cui viene usato per migliorare l’aerazione di un terreno. E’ un prodotto sterile.

VERMICULITEindex
La Vermiculite è un silicato idrato di Alluminio, Ferro e Magnesio proveniente dai giacimenti degli Stati Uniti e del Sud Africa. Nel processo di lavorazione è sfaldato in lamelle e riscaldato a temperature superiori a 1000°C. Dopo questo trattamento si trasforma in tanti particelle simili alla spugna. Esiste di diverse pezzature che vanno da 1 a 6 mm. La sua caratteristica è che trattiene l’acqua fino a 5 volte il suo peso ed ha una elevata capacità di scambio cationico, simile alla torba, dalla quale differisce perchè ha una più elevata quantità di elementi minerali per cui necessita di minori fertilizzazioni. E’ un prodotto sterile con un ph intorno a 6-8. Più che in orchicoltura viene più usato per la radicazione delle talee e per la radicazione dei semi, mischiato alla torba.
IMPORTANTE: qualunque sia il substrato che userete per il rinvaso questo dovrà essere preventivamente lasciato in ammollo in acqua per almeno 24 ore in modo da eliminare tutta la polvere, le impurità (che si depositeranno nel fondo del vaso) ed anche per idratarlo. Va poi lasciato asciugare e solo a quel punto può essere usato per il rinvaso.

Scelta del contenitore

In commercio esistono un’infinità di contenitori per il rinvaso delle piante ed in particolare delle orchidee. Il primo consiglio che posso dare a questo proposito è di non pensare a quanto un certo vaso possa stare bene sul tavolo del soggiorno … dovete pensare a cosa è meglio per l’orchidea, non a cosa è meglio per voi.
Se la pianta andrà allevata in vaso, consiglio di usare vasi di plastica trasparente in quanto consentono alle radici di rimanere esposte alla luce, aspetto questo importante in quanto molto specie svolgono attività fotosintetica anche a livello radicale.
Se dal vostro vivaista di fiducia avete scelto un vaso di una determinata dimensione, bene, rimettetelo a posto e prendetelo più piccolo in quanto l’occhio è sempre troppo grande nella scelta del vaso rispetto alle reali esigenze della pianta.
Il vaso prima di essere utilizzato va lavato per bene con acqua e sapone e poi disinfettato con alcool o con varechina.
Il generale l’ orchidea è una pianta che non ama i ristagni idrici è pertanto opportuno che il vaso favorisca il rapido sgrondo delle acqua di annaffiatura pertanto assicuratevi che abbia un numero adeguato di fori di drenaggio (diversamente munitevi di attrezzi idonei per aumentarli).

Sistemazione della pianta nel vaso1rinvaso

A questo punto prendete il contenitore, sistemate sul fondo i pezzi più grossi (per un migliore drenaggio) del substrato e poi mettete dentro la vostra orchidea a radici nude e sistemate il substrato in modo che penetri per bene tra le varie radici facendo attenzione a non comprimerlo troppo e che sia distribuito in maniera uniforme tra le radici. Alla fine, battete con le mani l’esterno del vaso per assicurare un più corretto assestamento del terriccio.
Dopo che l’orchidea è a dimora, qualora siano stati fatti dei tagli alle radici non si deve irrigare immediatamente ma bisogna lasciarla a secco e al riparo dalla luce diretta e dagli sbalzi di temperatura per circa sette giorni questo per consentire alle ferite di cicatrizzarsi. Quindi molto gradatamente vanno riprese le annaffiature. Una volta che l’attività radicale avrà ripreso, riprendete a somministrare anche il concime.

Se invece non è stata tagliata alcuna radice o eliminata alcuna parte danneggiata allora potete procedere subito dopo il rinvaso alla prima annaffiatura immergendo in acqua il vaso fino a quando il substrato è completamente fradicio lasciando poi sgrondare tutta l’acqua in eccesso.

sophronitis_acoensisANNAFFIATURA E UMIDITA’ DELLE ORCHIDEE
Per comprendere quanto un ambiente appropriato sia fondamentale per la sanità delle nostre piante bisogna sempre pensare al loro luogo di origine. Le orchidee sono originarie per lo più dei Paesi tropicali e quindi di ambienti molto caldi e molto umidi dove le uniche stagioni sono la stagione secca e quella delle piogge. Nel loro ambiente naturale si sono adattate a questo clima vegetando durante la stagione delle piogge ed entrando in riposo vegetativo durante i periodi di siccità usufruendo in questo periodo solo della rugiada mattutina e nutrendosi con le riserve che hanno accumulato durante la stagione delle piogge.

Lo stesso ciclo di vita viene seguito anche nei nostri climi. Infatti ci accorgiamo che la pianta si sta risvegliando quando notiamo la crescita di nuovi germogli; i vecchi pseudobulbi avvizziscono perchè le loro riserve nutritive sono utilizzate per la sopravvivenza dei nuovi germogli fino a quando non saranno cresciuti abbastanza da essere autonomi. Durante questo periodo la pianta va mantenuta abbastanza asciutta per evitare la marcescenza dei giovani germogli e non ha bisogno di concimazione.

Quando si saranno sviluppate le radici e avranno aderito al substrato, bisogna riprendere sia le irrigazioni che le concimazioni avendo cura di apportare discreti quantitativi di Azoto che favoriscono la crescita e questo fino a quando il nuovo pseudobulbo non si sarà formato e sarà bello turgido.
A questo punto, le bagnature dovranno diminuire e si dovrà cambiare il tipo di concimazione utilizzando una miscela bilanciata in parti uguali. Dopo di che la pianta rientra in riposo vegetativo e si ricomincia.
Per una buona riuscita della coltivazione delle orchidee il segreto è fermarsi ogni giorno qualche minuto ed osservarle con attenzione. Pensate a loro come ad una persona che ha esigenze non solo nutrizionali ma anche ambientali diverse a seconda dell’età. Se avrete cura di osservarla durante la sua crescita, vi assicurerete una pianta che vi ricambierà con uno spettacolo che solo la natura può donarvi.

S5000084Fatta questa premessa teniamo presente che è molto importante creare attorno alla pianta un microclima adatto. Un’idea è quella di mettere attorno all’orchidea delle altre piante che aiuterà l’orchidea ad avere un ambiente più idoneo (secondo alcuni pare che non gradiscano la compagnia del Ficus).

Per creare un buon microclima si deve spruzzare dell’acqua intorno alla pianta e sopra le foglie due volte al giorno (evitare di bagnare i fiori che potrebbero macchiarsi) ma avendo cura di far si che la pianta non resti bagnata la notte e che non ristagni all’ascella delle foglie perchè questo potrebbe far insorgere malattie parassitarie.
La pianta non va nebulizzata nelle ore più calde della giornata infatti in quelle ore i pori sono molto aperti e l’acqua rappresenta un veicolo ideale per l’attacco di microorganismi patogeni.
Un altro accorgimento è quello di posare il vaso che contiene l’orchidea su un sottovaso (o altro recipiente) nel quale sarà presente dell’argilla espansa o della ghiaia nel quale terrete sempre un filo d’acqua. In questo modo le radici dell’ orchidea non entreranno in contatto con l’acqua che evaporando garantirà un ambiente umido intorno alla pianta.
Per quanto riguarda le annaffiature vere e proprie vale la regola generale: le orchidee epifite vanno irrigate solo una volta alla settimana mentre quelle terrestri due volte. Attenzione agli eccessi che provocano marciume. Sono infatti morte più orchidee per eccesso d’acqua che per serie malattie.

orchids-36182Avrete fatto caso che quando compriamo un’orchidea, sempre sistemata in un vasetto molto piccolo, si trovano pezzetti di ogni sorta: cortecce, gommapiuma, polistirolo, spugna, fibra di cocco e quant’altro la nostra fantasia possa immaginare. Bene non sono li a caso o per “risparmiare” sul terriccio. Sono per evitare i ristagni d’acqua e contemporaneamente mantenere un ambiente costantemente umido.
Il modo migliore per annaffiare la nostra orchidea è immergere il vaso in acqua (con le caratteristiche specificate sopra) per circa venti/trenta minuti, dopo di che, lasciarla sgocciolare per bene per un’oretta buona se possibile appendendo la pianta in modo da assicurarci che tutta l’acqua sia andata via.

E’ necessario che l’acqua non contenga cloro e non sia un’acqua dura vale a dire ricca di carbonato di calcio e di magnesio e sia distribuita a temperatura ambiente. Sarebbe preferibile utilizzare acqua piovana o se non disponibile, demineralizzata (ad esempio l’acqua dei condizionatori andrebbe benissimo).

orchidESIGENZE DI LUCE DELLE ORCHIDEE

Parlare di quanta luce hanno bisogno le orchidee non è semplice e questo perchè alcune si accontentano della penombra, altre hanno necessità di luce abbondante ma non diretta. Molte orchidee, durante la loro evoluzione hanno abbandonato la terra per vivere sugli alberi, alla ricerca di una maggiore quantità di luce. In termini assoluti possiamo dire che la luce è determinante per la loro crescita ma ci sono variazioni di quantità a seconda della specie.
Di quanta luce hanno bisogno le orchidee? Purtroppo non c’è una risposta univoca. L’intensità luminosa per la crescita dell’orchidea è compresa tra 5.000 e 50.000 lux(1) con una grande variabilità tra specie e specie che vedremo in dettaglio nelle singole schede monografiche. In ogni caso, per dare una indicazione sulle principali specie che si trovano nelle nostre case:
• Phalaenopsis 8-12.000 lux;
• Dendrobium e Odontoglossum 15-20.000 lux;
• Cattleya 20-30.000 lux;
• Cymbidium 30-45.000 lux;
• Cambria 12.000 – 15.000 lux.
Per soddisfare questi valori se nella propria casa non c’è luce naturale sufficiente, si ricorre a comuni lampade al neon poste parallelamente rispetto al piano d’appoggio durante l’inverno e l’ombreggiamento d’estate.
In linea generale possiamo affermare che quasi tutte traggono grande beneficio se durante la stagione calda sono poste all’esterno ma non al sole diretto. Se pensate di fare ciò abbiate cura di far adattare la pianta al diverso ambiente. Per far questo, non portatela all’esterno fino a quando la temperatura notturna è al di sotto dei 15-16°C . Per le prime giornate, tenetela fuori di giorno ma di notte riportatela dentro. I primi giorni lasciatela all’ombra e solo gradatamente portatela ad una maggiore quantità di luce.

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Attenzione al sole diretto, specialmente quello di mezzogiorno e del primo pomeriggio che rischierebbe di bruciare le foglie. Quando arriva l’autunno, seguite lo stesso iter vale a dire, riabituatele gradatamente al nuovo ambiente. Ricordate sempre che la luce è fondamentale per tutte le piante ma in particolare per le orchidee, infatti con scarsa illuminazione cresceranno stentatamente e non fioriranno così come se la luce è eccessiva, non fioriranno.
Se le orchidee sono allevate in casa, troviamo una posizione vicino alle finestre orientate a est o a sud-est, che consentono di avere una buona luce durante tutto il giorno. Vanno evitate le finestre esposte a sud e a sud-ovest, perchè troppo calde e poco luminose.

Se non riuscite a capire se la posizione che trovate dentro casa sia sufficientemente luminosa per la vostra orchidea, un trucco potrebbe essere di fotografare l’angolo dove sono collocate, senza il flash della macchina fotografica. Se la foto non è chiara, bene, trovate un’altra sistemazione.
In ogni caso per sapere esattamente di quanta luce ha bisogno la vostra orchidea, si rimanda al dettaglio delle singole specie.

Note
(1) Il lux (lx) è l’unità di misura per l’illuminamento nel Sistema Internazionale. Un lux è pari a un lumen diviso un metro quadrato. Per fare alcuni esempi: la luce del Sole mediamente varia tra i 32.000 lux e i 100 000 lux; sotto i riflettori degli studi televisivi si hanno circa 1.000 lux; in un ufficio luminoso si hanno circa 500 lux; la luce della Luna è pari a circa 1 lux.ph_gigantea

TEMPERATURA E VENTILAZIONE DELLE ORCHIDEE

TEMPERATURA
La temperatura regola il ritmo di vita della pianta: una temperatura troppo bassa rallenta i ritmi vitali mentre una temperatura troppo alta li aumenta facendo aumentare la respirazione e conseguentemente viene inibito lo sviluppo della pianta.
La temperatura ottimale delle orchidee varia da specie a specie e saranno prese in dettaglio nelle schede delle singole specie. In generale possiamo affermare che tutte le orchidee, essendo piante originarie di climi tropicali, necessitano di caldo.
Le temperature ottimali per le orchidee Cymbidium, Oncidium, Masdevallia, Miltonia, Odontoglossum, Paphiopedilum sono:
– temperatura massima di giorno: 27 °C
– temperatura minima di notte: 10 °C
Le temperature ottimali per le orchidee Cattleya, Dendrobium, Brassavola, Epidendrum, Laelia sono:
– temperatura massima di giorno: 30 °C
– temperatura minima di notte: 13 °C
Le temperature ottimali per le orchidee Phalaenopsis, Vanda sono:
– temperatura massima di giorno: 32 °C
– temperatura minima di notte: 15 °C

VENTILAZIONE
Un altro elemento indispensabile per una buona riuscita della coltivazione dell’orchidea è l’aria .
D’estate, se non è possibile portare in un giardino o in un terrazzo la nostra orchidea, arieggiamo la stanza in modo da far entrare l’aria e cosi anche d’inverno per eliminare l’aria stagnante e l’eccessiva umidità.
Dopo un’annaffiatura assicuriamoci che vi sia sufficiente aria in circolazione per far asciugare la pianta.
Evitare di porre la nostra orchidea vicino a termosifoni e dotiamola di un sottovaso sufficientemente grande in modo da consentire una buona circolazione dell’aria.

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MALATTIE E CURE DELLE ORCHIDEE
La gravità delle malattie che colpiscono l’orchidea è estremamente variabile in funzione soprattutto delle tecniche di coltivazione che vengono adottate. Infatti la maggior parte delle patologie che si manifestano nelle nostre orchidee, sono legate ad una non adatta tecnica di coltivazione.

Innanzitutto è importante seguire alcune piccole regole come prevenzione alle malattie:
1. stare molto attenti a non danneggiare alcuna parte della pianta, siano esse foglie, fiori o radici;
2. evitare di lasciare bagnate le parti aeree della pianta durante la notte;
3. controllare che vi sia una buona ventilazione per la nostra orchidea;
4. eliminare parti di substrato che risultano evidentemente marce, foglie morte, ecc.;
5. sterilizzare sempre gli attrezzi che si usano, in particolare le forbici vanno sterilizzate preferibilmente alla fiamma ed anche i nuovi vasi utilizzati al momento del rinvaso vanno lavati per bene e quindi sterilizzati con alcool o varechina ed abbiate cura di avere le mani perfettamente pulite;
6. evitare di spruzzare la pianta durante le ore più calde della giornata in quanto i pori sono molto dilatati e l’acqua rappresenta un veicolo preferenziale per i microorganismi patogeni;
7. dotare i termosifoni di casa di umidificatori per evitare l’eccessiva secchezza dell’aria;
8. se si è effettuato il rinvaso e si sono eliminate le radici morte, aspettare almeno una settimana prima di procedere all’annaffiatura per consentire alle ferite di cicatrizzarsi;
9. se a casa avete diverse orchidee abbiate cura di non tenerle a contatto tra loro per evitare il diffondersi di eventuali malattie;
10. se si acquista una nuova orchidea abbiate cura di tenerla per un certo periodo in quarantena, vale a dire lontana dalle altre fino a quando non siete certi della sua sanità;
11. se incidentalmente avete provocato delle ferite nella pianta, abbiate cura di spolverarle con cannella (che contiene fenoli che hanno proprietà microbiche) o con il comune cicatrene;
12. dedicate ogni giorno qualche minuto della vostra giornata ad osservare la vostra orchidea per verificare il suo stato e capire quindi se ci sono delle sofferenze in corso.
Detto questo, vediamo quali sono le principali malattie, parassitarie e non parassitarie.

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MALATTIE NON PARASSITARIE DELLE ORCHIDEE
In questo caso non si tratta di vere e proprie malattie, anche se causano delle patologie serie nell’ orchidea o possono essere il preludio di una successiva infestazione parassitaria. Temperature, luce, umidità e concimazioni devono essere regolate in modo preciso ed in funzione delle specifiche esigenze delle singole piante.

Caduta delle foglie
E’ dovuto, la maggior parte delle volte ad un eccesso idrico

Arresto della crescita e caduta dei fiori
Viceversa è dovuto ad una scarsa irrigazione

Presenza di foglie poco turgide e poco lucide
E’ dovuto ad una scarsa umidità ambientale

Mancata fioritura
La causa principale è una cattiva illuminazione
Ustioni nelle fogliescottature
Sono dovute ad eccessi di luce che colpisce la foglia non perfettamente asciutta. L’ustione è molto pericolosa perchè rappresenta una via privilegiata per diversi microorganismi patogeni, soprattutto funghi.

MALATTIE PARASSITARIE DELLE ORCHIDEE

CAUSATE DA INSETTI O ACARI

Presenza di macchie brunecocciniglia

Le macchie brune indicano la presenza di cocciniglia. Possono essere di vario tipo: cocciniglie brune oppure cocciniglie cotonose (prevalentemente queste ultime). Si identificano facilmente provando a passare un’unghia. Se vengono via agevolmente, sono cocciniglie. Per saperne di più, consulta il capitolo dedicato alle cocciniglie.

Dagli appassionati di orchidee questi insetti sono molto temuti in quanto difficili da eliminare una volta per tutte. Un primo tentativo di lotta può essere quello di usare un batuffolo di cotone imbevuto di alcool.
Qualora non si riesca a tenerli sotto controllo con questo metodo allora occorre procedere al rinvaso, eliminare tutto il vecchio substrato e sostituirlo con uno nuovo, pulire per bene sia le radici (sotto l’acqua controllando bene nelle guaine di protezione dei pseudobulbi la loro eventuale presenza) che le foglie sempre sotto un getto d’acqua. Con questa operazione eliminerete fisicamente il parassita. E’ consigliabile fare anche un trattamento con insetticidi sistemici specifici per insetti con apparato boccale pungente – succhiante (afidi, cocciniglie, aleurodidi, cicaline, tripidi ecc.).

L’orchidea appare stentata e sono presenti delle piccole macchie necrotiche.

Cocciniglia cotonosa
Cocciniglia cotonosa

Le foglie ingialliscono, i germogli ed i boccioli fiorali si deformano ed arrestano il loro sviluppo. Inoltre possono produrre una abbondante melata, i loro escrementi che rimangono appiccicosi imbrattando la vegetazione. Se ci sono questi sintomi siamo sicuramente in presenza di afidi.
Individuarli è facile. Basta munirsi di una buona lente di ingrandimento e osservali.

Gli afidi vanno combattuti tempestivamente in quanto oltre al danno diretto sono anche veicoli di numerosi virus nei confronti dei quali non esiste cura. Per combatterli bisogna usare degli insetticidi specifici, che agiscono sia per contatto che per ingestione.

Cocciniglia bruna
Cocciniglia bruna

Piccoli puntini decolorati nelle foglie dell’orchidea e presenza di una leggera ragnatela
Successivamente a queste manifestazioni le foglie si accartocciano, assumono un aspetto quasi polverulento e cadono. Osservando attentamente si notano anche delle sottili ragnatele soprattutto nella pagina inferiore delle foglie.
Con questa sintomatologia siamo molto probalbilmente in presenza di un attacco di ragnetto rosso, un acaro molto fastidioso e dannoso.

In genere si riesce a tenerli sotto controllo aumentando la frequenza delle nebulizzazioni alla chioma (la mancanza di umidità favorisce la loro prolificazione), tenere le foglie pulite in quanto la polvere serve a proteggerli.

Cocciniglia farinosa
Cocciniglia farinosa

CAUSATE DA FUNGHI
Le malattie fungine sono quasi sempre causate da cattive condizioni di coltivazioni vale a dire: eccessiva umidità, poca ventilazione, basse temperature, substrati che assorbono troppa acqua e che si degradano facilmente. Avendo cura di evitare queste avverse condizioni, le malattie fungine, saranno poco diffuse nelle vostre orchidee.

Cocciniglia farinosa
Cocciniglia farinosa

Marciume nero delle foglie, dei pseudobulbi e delle radici (marciume nero)

Questa malattia può essere causata da un fungo, la Phytophthora spp. o il Pythium spp.

La malattia si manifesta con macchie di colore nerastro circondate da un alone giallastro praticamente su tutte le parti della pianta (eccetto i fiori).

I fattori determinanti possono essere una bassa temperatura con una elevata umidità. Quando la malattia arriva ai pseudobulbi o alle radici, può causare la morte della pianta nel giro di due settimane.

Spesso questa malattia insorge al momento della suddivisione del cespo causata dall’uso di strumentazione non adeguatamente disinfettata o da una ferita non disinfettata.

acariMarciumi fogliari o fiorali

Potremo essere in presenza di un attacco di Botrytis spp., un fungo molto polifago che provoca gravi danni nell’orchidea. Anche questo patogeno è agevolato da una elevata umidità, una scarsa circolazione dell’aria e una bassa temperatura. Può attaccare sia i fiori che le foglie.

Si riconosce abbastanza facilmente: i tessuti colpiti della vostra orchidea appaiono molli e sui petali si osservano macchie rotonde o allungate che appaiono normali nella zona centrale mentre si circondano da un alone più scuro che via via si estende a tutta la macchia.
Comparsa su tutte le parti aeree della pianta di macchie brune rotondeggianti, depresse, nettamente separate dalla parte sane

Si tratta di un attacco di un fungo, la Glomerella spp. e la malattia è meglio nota come antracnosi. Favorevole alla malattia sono l’elevata umidità. Quasi tutte le orchidee sono sensibili a questo patogeno.

botritisLa lotta va impostata tagliando ed eliminando fisicamente le parti infette e facendo dei trattamenti con antiparassitari. Una buona ventilazione all’ambiente nel quale si trova l’orchidea rende difficile il crearsi delle condizioni ideali per lo sviluppo di questa malattia.
Macchie fogliari necrotiche irregolari, spesso confluenti fino a formare ampie aree necrotiche

Il patogeno che causa questa sintomatologia è un fungo e precisamente Fusarium spp.
Anche in questo caso un elevato tasso di umidità favorisce lo sviluppo della malattia che può portare ad un totale arresto della crescita.

La lotta contro questo patogeno è di tipo agronomico, vale a dire nell’adozione di una serie di accorgimenti atti a creare un ambiente poco favorevole al suo sviluppo: ventilazione ottimale e mantenere le parti aeree dell’orchidea asciutte.phytophthora

CAUSATE DA BATTERI

Le malattie batteriche più diffuse nelle orchidee sono:

Necrosi fogliare

Questa malattia è particolarmente grave su Phalaenopsis ma può colpire anche altri generi di orchidee. I responsabili sono diversi tipi di batteri, Pseudomonas spp. e Acidivoras spp.

I sintomi tipici sono la comparsa di lesioni a macchia d’olio che successivamente diventano bruno-scure. Sulle orchidee adulte l’infezione inizia dalle foglie e può raggiungere il fusto. Le aree infette manifestano degli essudati che altro non sono che le colonie batteriche. Su Cattleya, solitamente non è mortale se però non si interviene subito, la pianta sarà compromessa.

Marciumi dei pseudobulbi

I responsabili di questa patologia sono dei batteri appartenenti al genere Erwinia spp.
La malattia si manifesta inizialmente con la presenza di una piccola macchia oleosa giallastra spesso al centro della foglia, via via la macchia diventa sempre più scura. A quel punto il batterio raggiunge i tessuti interni della pianta e trasforma la pianta in una massa nerastra e marcescente.

Viceversa, altri batteri appartenenti a questo genere possono attaccare direttamente le radici ed i pseudobulbi con la stessa sintomatologia.
La lotta contro questo batterio è preventiva, avendo cura di usare sempre attrezzi disinfettati e puliti.

In generale le malattie batteriche sono difficili da controllare. Si deve fare un’azione preventiva migliorando le condizioni di coltivazioni soprattutto riducendo le bagnature delle foglie. Non consiglio l’uso di antiparassitari in quanto si tratta di prodotti tossici, non adatti ad un uso domestico.

CAUSATE DA VIRUS

Sono numerosi gli studi sui virus che colpiscono le orchidee.

Allo stato attuale sono stati identificati una trentina di virus.

La trasmissione anche in questo caso, avviene principalmente tramite l’utilizzo di attrezzi non puliti e non disinfettati infatti per lo più si tratta di virus non specifici per le orchidee che hanno un grande ventaglio di piante ospiti. Usando attrezzi che precedentemente abbiamo usato su altre piante infette (nelle quali la malattia può anche non essere manifesta) , possiamo trasmettere la malattia sulle nostre orchidee.

Virus del mosaicocymmv_cattleya
Il virus si chiama CymMV ed i sintomi con i quali si manifesta sono molto vari. Ad esempio su Cymbidium si manifesta come un mosaico con macchie e striature necrotiche mentre su Cattleya con punteggiature colorate. Non esiste cura.

Virus della maculatura

Si tratta del virus ORSV. I sintomi sono estremamente vari. Ad esempio su Cattleya manifesta punteggiature, striature o maculature necrotiche di colore scuro, su Cymbidium (vedi foto a lato) il virus provoca delle macchie necrotiche tipiche, infossate e macchie sui fiori. I sintomi, possono variare da specie a specie ma quasi tutti si manifestano mediante un’andamento a mosaico. Si trasmettono facilmente sia attraverso attrezzi infetti, sia se si utilizza un substrato o dei vasi infetti.cymmv_cymbidium

Non esiste cura.

SPECIE DI ORCHIDEE ADATTE AL TERRARIO UMIDO TROPICALE

ORCHIDEE IN MINIATURA
La famiglia delle Orchidaceae comprende ben 35.000 specie e ogni anno se ne aggiungono di nuove. Ogni genere di orchidee comprende qualche specie in miniatura, alcuni sono costituiti da piante di piccola taglia.
Per Orchidea in miniatura si intende una pianta che in età adulta non raggiunge mai grandi dimensioni, da pochi centimetri a un paio di decimetri.
Queste piante hanno le stesse esigenze di quelle più grandi, che variano in base al tipo di habitat da cui provengono. Le cosiddette miniature sono molto amate dai collezionisti di orchidee in quanto occupando pochissimo spazio si adattano bene alla coltivazione in plantarium, terrario e mini serre. Chiunque può costruirsi in un vano della casa un orchidario con luci artificiali e coltivare con successo molte specie di orchidee di piccola taglia.
Naturalmente possono essere coltivate anche in terrari che ospitano anfibi, l’importante è scegliere le specie adatte a questo genere di coltivazione.

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Generi e specie

Elenco specie e generi di difficile coltivazione

Cattleya
Nel genere Cattleya al quale appartengono le più spettacolari e grandi orchidee del mondo, troviamo una specie di taglia molto piccola ma con il fiore grande rispetto alla dimensione della pianta: la Cattleya aclandiae.
Questa pianta però è di difficile coltura in serrette casalinghe e terrari, necessita di tantissima luce, di una forte circolazione d’aria e di temperature notturne piuttosto fresche.

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Cattleya aclandiae

Laelia
Come per il genere precedente anche il genere Laelia, strettamente affine alle Cattleya troviamo specie in miniatura: le Laelia litofite.
Bellissime piante nane con fiori dai colori sgargianti e le forme elegantissime.
Purtroppo, ancor di più della specie precedente, queste piante sono difficili da coltivare in serra, figuriamoci quindi sotto luci artificiali.

Laelia harpophylla

Orchidea epifita originaria delle foreste tropicali brasiliane.

Necessita di una intensità di luce media e temperature comprese tra 18-20 e 30°C.

La dimensione del fiore può raggiungere circa gli 8 cm.

Laelia harpophylla
Laelia harpophylla
Laelia milleri
Laelia milleri
Laelia longipes
Laelia longipes

Sophronitis e Sophronitella
Due generi a cui appartengono magnifiche piante in miniatura, ma anche queste richiedono temperature basse e luce solare diretta, quindi assolutamente sconsigliabili in terrario e orchidarium.

Sophronitis cernua
Sophronitis cernua
Sophronitis acuensis
Sophronitis acuensis
Sophronitella violacea
Sophronitella violacea

Elenco di Generi e Specie di facile coltivazione

ANGRAECUM

Angraecum eburneum
Angraecum eburneum

Angraecum Bory, 1804 è un genere di piante appartenente alla famiglia delle Orchidaceae.
Comprende oltre 220 specie originarie dell’Africa e Madagascar dove è concentrata la maggiore biodiversità, ed in varie altre isole dell’oceano Indiano (Comore, Seychelles, isole Mascarene e Sri Lanka).

DSC08689Angraecum Crestwood ‘FN-Beat’

CLASSIFICAZIONE SCIENTIFICA

Classificazione Cronquist

Dominio Eukaryota

Regno Plantae

Divisione  Magnoliophyta

Classe Liliopsida

Ordine Orchidales

Famiglia Orchidaceae

Sottofamiglia Epidendroideae

Tribù Vandeae

Sottotribù Angraecinae

Genere Angraecum, Bory, 1804

Classificazione APG

Ordine Asparagales

Famiglia Orchidaceae

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Sinonimi

Aeranthus
Rchb.f 1826
Aerobion
Spreng. 1826
Angorkis
Thou. 1809
Angorchis
Spreng. 1822
Barombia
Schltr. 1914
Epidorchis
Thou. 1822
Macroplectrum
Pfitzer 1889
Monixus
Finet 1907
Pectinaria
Cordem. 1819

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DESCRIZIONE

Angraecum è il genere più conosciuto tra le orchidee africane, e variano dai pochi cm di altezza a piante di grandi dimensioni. Sono orchidee monopodiali e quindi prive di pseudobulbi. Hanno tutte fiori più o meno a forma di stella di colore dal bianco al verdognolo, alcune presentano sfumature rosate o rossiccie. Vogliono una buona luminosità, più o meno come le Cattleya e crescono bene con temperature da medie a calde. Non presentano periodi di riposo, quindi è bene tenerle umide tutto l’anno.

Angraecum sororium
Angraecum sororium

Angraecum sororium, una specie di orchidee endemiche del Madagascar che di solito cresce come un litofita, ha grandi e carnosI fiori con un profumo speziato, specialmente di notte.

 

La maggior parte delle specie di Angraecum sono epifite, alcune sono litofite. Sono provviste di radici aeree, di consistenza carnosa, raggruppate alla base del fusto nelle specie a fusto breve, o lungo il fusto, intervallate alle foglie, nelle specie con fusto più lungo. Le radici possono essere rivestite da un velo radicale detto velamen, composto da cellule vuote e permeabili all’acqua, che consente alla pianta di assorbire l’umidità atmosferica e, in alcune specie, di espletare una attività fotosintetica, grazie alla presenza di cloroplasti.
Come tutte le Angraecinae, non possiedono pseudobulbi ed hanno fusti a crescita monopodiale, ossia presentano un solo “piede” vegetativo. Il fusto può essere lungo solo pochi centimetri, come per esempio in A. minus, o raggiungere alcuni metri di lunghezza, come in A. infundibulare. Nella maggior parte delle specie cresce verticalmente, ma in talune specie può distaccarsi orizzontalmente dalla pianta ospite o assumere un atteggiamento pendente.
I fiori, molto odorosi soprattutto durante la notte, sono riuniti in infiorescenze racemose che originano dalle ascelle foliari, e sono di colore bianco nella maggior parte delle specie, ma in alcune specie possono essere gialli, verde chiaro o ocra. Un elemento caratteristico del genere è il lungo sperone presente alla base del labello, che in alcune specie può superare i 30 cm.

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RIPRODUZIONE

La maggior parte delle specie di Angraecum si riproduce grazie alla impollinazione entomofila da parte di farfalle notturne della famigliaSphingidae. Paradigmatico di questa stretta interdipendenza coevolutiva è il caso della cosiddetta “orchidea di Darwin” (A. sesquipedale), una specie caratterizzata da uno sperone lungo circa 30 cm, per la quale Charles Darwin postulò l’esistenza di un insetto impollinatore dotato di una spirotromba di analoghe dimensioni.
A distanza di circa 40 anni dalla formulazione di una tale ipotesi fu effettivamente scoperto che l’impollinatore era uno sfingide, Xanthopan morgani, dotato di una spirotromba di dimensioni corrispondenti-
Alcune specie endemiche delle isole Mascarene (A. bracteosum, A. striatum), caratterizzate da fiori non profumati e con sperone di piccole dimensioni, hanno un meccanismo di riproduzione legato invece alla impollinazione ornitogama, ad opera di uccelli della famiglia Zosteropidae (Zosterops borbonicus, Z. olivaceus).
Un’altra specie endemica delle Mascarene, A. cadetii, anch’essa con fiori non profumati e con sperone di piccole dimensioni, deve la sua impollinazione, caso unico tra le orchidaceae, ad un grillo della famiglia Gryllacrididae.

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TASSONOMIA

Il genere comprende oltre 220 specie tra cui:
• A. birrimense
• A. borbonicum
• A. bracteosum
• A. cadetii
• A. calceolus
• A. didieri
• A. distichum
• A. eburneum
• A. eichlerianum
• A. infundibulare
• A. leonis
• A. longicalcar
• A. magdalenae
• A. minus
• A. pungens
• A. ramosum
• A. scottianum
• A. sesquipedale
• A. striatum

Angraecum scottianum
Angraecum scottianum

Ibridi
Può dare frequentemente luogo ad ibridi intergenerici con altri generi di Angraecinae:
• ×Angraecyrtanthes (Angraecum × Aeranthes × Cyrtorchis)
• ×Angraeorchis (Angraecum × Cyrtorchis)
• ×Angraeorchis (Angraecum × Cyrtorchis)
• ×Angraecentrum (Angraecum × Ascocentrum)
• ×Angreoniella (Angraecum × Oeoniella)
• ×Angrangis (Angraecum × Aerangis).
• ×Angraecostylis (Angraecum × Rhynchostylis)
• ×Angranthes (Angraecum × Aeranthes)
• ×Angranthellea (Angraecum × Aeranthes × Jumellea)
• ×Ceratograecum (Angraecum × Ceratocentron)
• ×Eurygraecum (Angraecum × Eurychone)
• ×Plectrelgraecum (Angraecum × Plectrelminthus)
• ×Sobennigraecum (Angraecum × Sobennikoffia)
• ×Tubaecum (Angraecum × Tuberolabium)

Angraecum distichum
Angraecum distichum

Specie

Acianthera nikoleana

Pianta epifita originaria dell’Ecuador dove è stata rinvenuta fino a circa 1000 metri di altezza.

• Specie di Angraecum

Molte di esse sono di grandi dimensioni come l’Angraecum sesquipedale (orchidea d Darwin) o l’Angraecum eburneum longicalcar; altre sono molto piccole come ad esempio:
Angraecum ruthembergianum
Angraecum erectum
Queste piantine possono essere coltivate facilmente in terrario e plantario con due luci fluorescenti e elevata umidità.

Angraecum Arachnites, un’orchidea epifita in miniatura, originaria delle zone centrali e orientali del nord del Madagascar. La specie possiede lunghi steli e foglie succulente piuttosto piccole.
Angraecum ruthembergianum
Angraecum ruthembergianum
Angraecum erectum
Angraecum erectum

Aerangis
Tranne qualche specie di grande dimensione (Aerangis ellissi ed Aerangis articulata) la maggior parte delle specie sono in miniatura e regalano cascate di fiori generalmente bianchi, stellari e con un lungo sperone nettarinico. Sono originarie del continente africano e del Madagascar.
Si coltivano bene nei terrari umidi e negli orchidari; necessitano di poca luce (sufficienti due tubi fluorescenti a 50 cm.) e di molta umidità. La temperatura di coltivazione è dai 18 ai 20°C di notte.
Per citare alcune specie:
Aerangis fastuosa

Aerangis fastuosa
Aerangis fastuosa

Aerangis clavigera

Aerangis clavigera
Aerangis clavigera

Aerangis fuscata

Aerangis fuscata
Aerangis fuscata

Aerangis citrata

Aerangis citrata
Aerangis citrata

Aerangis pumilum

Aerangis luteo-alba

Aerangis luteo-alba
Aerangis luteo-alba

Aerangis kirkii

Aerangis kirkii
Aerangis kirkii

Barbosella dusenii

Barbosella dusenii è una pianta originaria del Brasile. Una vera e propria miniatura.Necessita di una illuminazione soffusa. Richiede una temperatura intorno ai 25°. Le dimensione dei fiori (molto piccoli)  sono comprese tra 0,5 e 1 cm.

Barbosella dusenii
Barbosella dusenii

Brassavola flagellaris

Piccola orchidea (5-8 cm) ma dai grandi fiori profumati. Originaria del Brasile. Può essere coltivata anche come pianta epifita nelle zone alte del terrario. Richiede temperature un pò più alte del normale rispetto alle altre orchidee, dai 25° ai 33°C.

Brassavola flagellaris
Brassavola flagellaris

Bulbophyllum aestivale

Bulbophyllum andersonii

(Hook. f.) J.J. Sm.

Chamaeangis hariotiana
Piante molti simili al genere precedente, le richieste sono le stesse degli Aerangis, i fiori sono riuniti in lunghe infiorescenze, sono di colore arancio.

Chamaeangis hariotiana
Chamaeangis hariotiana

Coelogyne fuliginosa

Pianta originaria della zona dell’Himalaya, Sumatra e Java. Nel loro ambiente naturale è sia epifita che litófita.

La fioritura avviene con un bel fiore di circa 5 cm e molto aromatico.

Le sue condizioni di crescita ideali sono: scarsa luminosità e una temperatura inferiore rispetto ad altre orchidee, compresa tra 20 e 25°C.

Coelogyne fuliginosa
Coelogyne fuliginosa

Bulbophyllum
Vastissimo genere di piante che sono originarie dell’Asia e Africa, esistono molte specie in miniatura, anche queste piante hanno le stesse richieste di luce e umidità del genere Aerangis:

Bulbophyllum falcatum

Pianta originaria dell’Africa Centrale. Può essere coltivata come pianta epifita anche se a volte può essere litofita. Gradisce molto una luce morbida e soffusa e temperature comprese tra 20 e 30°C.

I suoi fiori sono piccoli e riuniti in lunghe brattee.

Bulbophyllum falcatum
Bulbophyllum falcatum

Bulbophyllum macroleum

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fioritura tutto l’anno
cultura sciolto
temperatura temperato e caldo
origine continente Asia
terrari Buona tropicale – caldo / umido
abitudine di piccole dimensioni (fino a 15 cm)
fase di crescita dimensione fioritura

Bulbophyllum_macroleum

Bulbophyllum_macroleum_286_1301a

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Bulbophyllum odoratissimum

Pianta originaria della Cina e del Sud-Est Asiatico. I suoi piccoli fiori (6-7 mm. circa) crescono insieme riuniti in pannocchie e sono molto aromatici. Le sue condizioni ideali di allevamento sono: temperatura: 20-25°C; illuminazione: moderata.

Bulbophyllum odoratissimum
Bulbophyllum odoratissimum

Bulbophyllum ornatissimum

Bulbophyllum ornatissimum
Bulbophyllum ornatissimum

Bulbophyllum putidum

Bulbophyllum putidum
Bulbophyllum putidum

Bulbophyllum fascinator

Bulbophyllum fascinator
Bulbophyllum fascinator

Bulbophyllum secundum

Bulbophyllum sumatranum

Bulbophyllum sumatranum
Bulbophyllum sumatranum

Dendrobium bracteosum

Pianta originaria della Nuova Guinea, dove vive epifita nelle mangrovie e lungo le rive dei corsi dei fiumi.          Ha un bel fiore aromatico bianco o rosa.

Le loro condizioni di manutenzione ideali richiedono una luce soffusa e una temperatura media tra i 25 ei 30°C.

Dendrobium bracteosum
Dendrobium bracteosum

Dendrobium lamellatum

Erasanthe henrici

possibly the most sensational of Madagascar orchid species

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Erasanthe henrici 2Erasanthe henrici

Lepanthes barbelifer

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Ornitocephalus

orinthbicornis

Ornithocephalus inflexus
Ornithocephalus ecuadorensis
Ornithocephalus bicornis

Pleurothallis
Sono piante, spesso di piccola dimensione che provengono da tutto il sud America, hanno spesso infiorescenze composte da fiori piccoli molto particolari, richiedono poca luce e temperature medie, comprese tra i 18 e i 21°C.

Pleurothalis grobyi

Classica orchidea in miniatura con fiori di soli 4 mm.

Pianta epifita originaria del Centro-Sud America (Messico, Perù, Ecuador, Guyana).

Questa pianta ama l’ombra, alta umidità e movimento dell’aria. Per quanto riguarda le temperature ama avere differenze che vanno da 18-20 ° C a 30°C.

Pleurothalis grobyi
Pleurothalis grobyi
Pleurothallis grobby
Pleurothallis grobyi

Pleurothallis lanceana

Pleurothallis lanceana
Pleurothallis lanceana

Pleurothallis prolifera

Pleurothallis prolifera
Pleurothallis prolifera

Pleurothallis rowleei

Originaria della Colombia e dell’Ecuador.

Una vera orchidea in miniatura con fiori di appena 6 mm.

Sono piante epifite che si sviluppano bene all’ombra o in penombra a temperature comprese tra 20 e 30°C.

Pleurothallis rowleei
Pleurothallis rowleei

Porroglossum portillae

Porroglossum portillaePorroglossum portillae 2 Porroglossum portillae 4 Porroglossum portillae 5

Trichosalpinx
Gruppo di piante molto affini alle Pleurothallis, crescono facilmente e abbastanza in fretta; fioriscono più volte all’anno.
Trichosalpinx jejor

Trichosalpinx jejor
Trichosalpinx jejor

Phalaenopsis
Famosissimo genere di orchidee commerciali, si possono coltivare con successo in mini orchidari e terrari caldo umidi, richiedono un’elevata umidità atmosferica e poca luce, bisogna scegliere terrari con una dimensione adeguata, un’altezza di 60, 70 cm. sarà sufficiente.
Il gruppo dei Phalaenopsis comprende piante in miniatura (Phalaenopsis equestris), la maggior parte sono di dimensioni medie, in ogni modo possono essere coltivate bene nei terrari di media grandezza.

Phalaenopsis equestris
Phalaenopsis equestris

Phalaenopsis pulchra

Phalaenopsis pulchra
Phalaenopsis pulchra

Phalaenopsis deliciosa

Phalaenopsis deliciosa - sin. Kingidium deliciosum, Thailandia.
Phalaenopsis deliciosa – sin. Kingidium deliciosum, Thailandia.

Phalaenopsis violacea

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Phalaenopsis violacea – Borneo

Phalaenopsis minus

Phalaenopsis minus
Phalaenopsis minus

Promenaea
Piante di piccole dimensioni dai grandi fiori, per la coltivazione si possono sovrapporre a quelle già citate.
Promenaea xanthina

Promenaea xanthina
Promenaea xanthina

Gastrochilus
Vasto gruppo di piante dai fiori piccoli ma molto aggraziati, richiedono luce moderata e molta umidità.
Gastrochilus formosanum

Gastrochilus formosanum
Gastrochilus formosanum

Gastrochilus intermedium

Gastrochilus intermedium
Gastrochilus intermedium

Gastrochilus obliquus

Gastrochilus obliquus
Gastrochilus obliquus

Gastrochilus sororius

Gastrochilus sororius
Gastrochilus sororius

Sarcochilus
Direttamente sovrapponibile al genere precedente.

Sarcochilus Pinky x harmannii
Sarcochilus Pinky x harmannii

Ionopsis
Comprende piante dall’infiorescenza ricca di fiori di piccola dimensione, anche queste piantine crescono con facilità negli orchidari e nei terrari.
Ionopsis utricularioides

Ionopsis utricularioides
Ionopsis utricularioides

Ionopsis paniculata

Ionopsis paniculata
Ionopsis paniculata

Nanodes porpax

Found in Mexico, Guatemala, Honduras, Nicaragua, Costa Rica, Panama, Colombia, Venezuela, Ecuador, Peru, Bolivia and Brazil in wet montane and cloud forests at elevations of 400 to 1800 meters as a mini-miniature sized, hot to cool growing, mat-forming epiphyte with simple, cane-like , laterally compressed, somewhat reclining stems carrying 4 to 13, all along the stem, disitchous, spreading, slightly arching, narrowly ovate-lanceolate, sometimes conduplicate, subacute, margin minutely ciliate at the apex, articulate below into the base leaves that blooms in the late spring through winter on a terminal, sessile, single flowered inflorescence arising through a hemi-elliptic, ovate-lanceolate, rounded and slightly oblique apically spathaceous bracts and carrying, fragrant, resupinate, fleshy flowers.

Hagsater has separated E porpax and E peperomia and states that the differences are that E peperomia has an orbicular-cordiform lip that is wider than long, has an obtuse apex and is known only from Colombia and Venezuela while E porpax has a reniform to sub-orbicular-subquadrate, slightly convex, apically rounded, shortly emarginate and erose dentate lip and comes from all of the countries listed.

Synonyms Epidendrum porphyrophyllum Schlechter 1922; Nanodes porpax (Rchb. f.) Brieger 1960; Nanodes porpax (Rchb. f.) Brieger & Lückel 1978; Neolehmannia porpax [Rchb.f] Garay & Dunsterville 1976

Restrepia
Gruppo strettamente affine alle Pleutothallis, provengono dall’Ecuador e dal Perù. Le piante sono molto piccole e i fiori sono variame

Restrepia sp.
Restrepia sp.

nte colorati.

Restrepia elegans

Restrepia elegans
Restrepia elegans

Restrepia sanguinea

Restrepia Sanguinea
Restrepia Sanguinea

Restrepia trichoglossa

Piccola orchidea epifite originaria delle foreste pluviali del Panama, Colombia, Perù ed Ecuador.

Richiede una luce non molto potente e una temperatura compresa tra 20 e 30°C.

I fiori hanno una dimensione di circa 2 cm.

Restrepia trichoglossa
Restrepia trichoglossa

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Paphiopedilum
Vasto gruppo di piante ad abitudini terrestri ed epifite, suggerisco però di mettere in terrario gli ibridi, le specie spesso sono di difficile coltivazione. Possono essere coltivate con successo in terrario o orchidario, richiedono poca luce e vanno posizionati alla base del terrario, si possono mantenere in vaso oppure si può fare un angolo con un substrato fatto di foglie di faggio, torba e corteccia di pino. Alcune varietà possono fiorire più volte all’anno e il fiore dura alcuni mesi.

Paphiopedilum spicerianum
Paphiopedilum spicerianum
Masdevallia híbrido
Masdevallia híbrido

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Bulbophyllum sikkimensis
Bulbophyllum sikkimensis
Bulbophyllum tingabarinum
Bulbophyllum tingabarinum
Bulbophyllum membranaceum
Bulbophyllum membranaceum
Bulbophyllum Elizabeth buckelberry
Bulbophyllum Elizabeth buckelberry
Bulbophyllum Elizabeth buckelberry 2
Bulbophyllum Elizabeth buckelberry
Bulbophyllum Elizabeth buckelberry 3
Bulbophyllum Elizabeth buckelberry

Epidendrum porpax

Una bella orchidea in miniatura con fiore altrettanto piccolo (2 cm) e delicato. E’ originaria della Colombia e del Venezuela dove vive come epifita sui rami degli alberi.

Si raccomanda di non farla crescere in piena luce o in un terrario troppo caldo, con una temperatura compresa tra i 20 e 25°C.

Se le condizioni d’allevamento sono ottimali la pianta può anche diventare tappezzante. Molto facile da coltivare.

Epidendrum porpax
Epidendrum porpax
Epidendrum porpax
Epidendrum porpax

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Kefersteinia graminea

Orchidea epifita originaria della Colombia, Ecuador, Brasile e Venezuela.

Se possibile ama le grandi differenze di temperatura, conprese tra 18-20 e 30°C.

Richiede luci soffuse.

Kefersteinia graminea
Kefersteinia graminea

Haraella retrocalla

haraella_retrocalla1-1Tassonomia
Haraella retrocalla (Hayata) Kudô, J. Soc. Trop. Agric. 2: 27 (1930).
La specie è cosi classificata:
Dominio: Eukaryota.
Regno: Viridiplantae.
Phylum: Streptophyta, Streptophytina, Embryophyta, Tracheophyta, Euphyllophyta, Spermatophyta, Magnoliophyta.
Classe: Liliopsida.
Ordine: Asparagales.
Famiglia: Orchidaceae.
Sottofamiglia: Epidendroideae, higher Epidendroideae.
Tribù: Vandae.
Sottotribù: Aeridinae.
Genere: Haraella.
Specie: retrocalla.

DIFFUSIONE

Questo genere monospecie è originario dell’isola di Taiwan (conosciuta anche come Formosa) una piccola isola a sud della Cina e a sud-est del Giappone.

HABITAT

Cresce nei boschi montuosi ad altitudini che variano dai 1.000 ai 2.200 metri slm.

TASSONOMIA
Il nome Haraella (Hayata) Kudô 1930 (che la giustificò nel “Journal of the Society of Tropical Agriculture” di Taiwan) fu dato in onore di Yoshi Hara, botanico e collezionista di orchidee giapponese del 20° secolo della Taihoku Imperial University di Formosa rinomato per le sue ricerche sulla flora endemica dell’omonima isola, che per primo scoprì e coltivò questa specie.
Il nome della specie, retrocalla, deriva dal latino e sta ad indicare il callo sulla parte posteriore del labello.

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Sinonimi omotipici:
(basionimo) Saccolabium retrocallum Hayata, Icon. Pl. Formosan. 4: 92 (1914).
Gastrochilus retrocallus (Hayata) Hayata, Icon. Pl. Formosan. 6(Suppl.): 79 (1917).
Gastrochilus retrocallosus Schltr., Repert. Spec. Nov. Regni Veg. Beih. 4: 289 (1919).
Sinonimi eterotipici:
Haraella odorata Kudô, J. Soc. Trop. Agric. 2: 26 (1930).
Saccolabium odoratum (Kudô) Makino & Nemoto, Fl. Japan, ed. 2: 1675 (1931).
Gastrochilus odoratus (Kudô) J.J.Sm., Bull. Jard. Bot. Buitenzorg, III, 14: 168 (1937).
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DESCRIZIONE

La Haraella retrocalla è una bellissima miniatura monopodiale, che in condizioni ideali fiorisce di continuo (2, anche 3 volte all’anno) con fiori profumati.

Questa orchidea è formata da foglie acute distiche, carnose e falcate, da oblughe ad oblungolanceolate che si dipartono da un piccolo e corto gambo. Fiorisce da una corta e pendente infiorescenza che si origina dalle ascelle fogliari; i fiori, della dimesione variabile di circa 2 cm. che hanno brattee deltoidi, si aprono in successione fino ad un numero di 3.

Questa è una orchidea in miniatura, la pianta non misura più di 5 cm.

È una pianta generosa non solo per le fioriture che sono sempre puntuali, ma anche per lo sviluppo della pianta.

H_retrocallaCOLTIVAZIONE

Non presenta alcuna difficoltà nella coltivazione, purché vengano rispettate le sue necessità nel campo delle temperature e dell’umidità.

Questa graziosa miniatura è meglio se coltivata su zattera, possibilmente di sughero, in quanto ama ancorare le sue radici tra le asperità della corteccia, sebbene non disdegni la coltivazione in vasetto su composto di bark piccolo e sfagno.
Quando coltivata in zattera è bene interporre sopra le radici appena sotto le prime due foglie un pochino di sfagno o muschio per garantire una certa umidità costante all’apparato radicale.
Non avendo riposo invernale la pianta va annaffiata durante tutto l’anno, avendo cura di gestire le annaffiature in base alla stagione, incrementandole quindi nel periodo primaverile/estivo e diradandole nel periodo autunnale/invernale.

La luminosità alla quale la pianta cresce soddisfacente è quella parzialmente ombreggiata e comunque luminosa, essendo abbastanza rustica le temperature che sopporta in inverno si attestano sui 12/13 gradi minimi meglio se qualche grado in più.
Il concime (bilanciato tipo 20/20/20), come le annaffiature, lo somministro tutto l’anno a cadenza costante, ravvicinando le concimazioni a seconda della stagione (circa 1 volta al mese in inverno, ogni 3 settimane in primavera/autunno, e ogni 10/15 giorni nel periodo estivo) a dosi di 1gr/lt.
Sebbene venga indicato come periodo per la fioritura l’autunno e l’inizio della primavera le mie fioriscono puntualmente tra la fine di luglio e la prima quindicina di agosto.

Haraella retrocallaCollocamento
La Haraella retrocalla cresce meglio se è montata su un pezzo di sughero, con uno strato generoso di sfagno tra il sughero e le sue radici per garantire una riserva dell’umidità. Comunque io l’ho anche coltivata con molto successo in vaso, con lo sfagno come substrato. È anche possibile utilizzare come substrato la corteccia delle dimensioni medio-piccole, ma a mio parere cresce meglio nello sfagno.
Luce
I 12000-16000 lux sarebbero più che sufficienti per questa specie. Il fotoperiodo dovrebbe durare 10-12 ore. La Haraella retrocalla non tollera i raggi diretti del sole, quindi ne deve essere protetta.
Temperatura
La Haraella retrocalla preferisce le temperature intermedie, ma si adatta anche a quelle intermedio-calde. Può stare bene con i 20-24°C di giorno e 16-18°C di notte.
Umidità dell’aria
Bastano 50-60% dell’umidità dell’aria se la Haraella retrocalla è coltivata in vaso. Essendo collocata su una zattera è più bisognosa, necessitando di 75% come minimo.
Bagnatura
Viene annaffiata regolarmente durante tutto l’anno, anche in inverno. Si bagna quando il substrato si è già asciugato bene ma non è ancora completamente asciutto. A causa della differenza di temperatura, le bagnature occorrono più spesso d’estate che d’inverno, perché d’estate il substrato si asciuga più velocemente.

Haraella retrocalla 2Concime
La Haraella retrocalla si concima ogni 4 bagnature con un concime liquido per le orchidee, utilizzando 1/3 della dose indicata sul flacone.
Fioritura
Questa orchidea non necessita di alcun periodo di riposo per fiorire: le fioriture vengono stimolate soltanto dagli sbalzi quotidiani di 4°C tra le temperature diurne e quelle notturne. Come stagione può fiorire durante tutto l’anno, preferendo l’estate tarda e l’autunno. Ogni stelo floreale porta un fiore alla volta. Dopo l’appassimento del fiore non dobbiamo tagliare lo stelo: continuerà a crescere e produrre boccioli nuovi.
Dove comprarla
La Haraella retrocalla è disponibile da tanti venditori. Tra quelli che conosco, in Italia la trattano Riboni (sotto il nome Haraella odorata), Nardotto e Capello, e Bianco. In Germania si trova da Schwerter Orchideenzucht e Großräschener Orchids (sotto il nome Haraella ororata).
Nota
Uno dei sinonimi principali per la Haraella retrocalla è la Haraella odorata; tanti rivenditori la trattano sotto questo nome.

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Lepanthes Saltatrix

Lepanthes SaltatrixLepanthes Saltatrix 2

Lepanthes sp. possibly escifera. Colombia
Lepanthes sp. possibly escifera. Colombia

Oncidium meirax

Le orchidee della specie Oncidium meirax non dovrebbero mai mancare in un terrario umido tropicale.

Il loro adattamento è eccellente e  emettono splendide fioriture, con grappoli di fiori di circa 1,5- 2 cm

E ‘originaria di alcune isole dei Caraibi e Venezuela, Colombia, Ecuador e Perù.

Per il loro allevamento avremo bisogno di temperature ottimali non troppo alte, tra i 20 ei 25°C e una illuminazione moderata.

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Oncidium meirax
Oncidium meirax
Oncidium meirax

 

 

Trichoglottis triflora

Platystele caudatisepala
Platystele caudatisepala
Paraphalaenopsis laycockii
Paraphalaenopsis laycockii

Paradisanthus micranthus

Originario degli Stati di Rio de Janeiro e Parana in Brasile.
Può essere coltivata nelle zone basse e illuminate del terrario con temperature comprese tra 25 e 30°C.
Le sue pannocchie fiorite possiedono circa 8 a 12 fiori di  dimensioni di circa 2 cm.

Paradisanthus micranthus
Paradisanthus micranthus

Sigmatostalix radicans

Adatta alla coltivazione in terrario e se coltivata con le giuste condizioni ha una rapida diffusione.

Pianta epifita originaria del Brasile, necessita di luce soffusa e  temperature comprese tra 25 e 30°C.

Produce abbondanti e aromatici fiori di circa 1 cm.

Sigmatostalix radicans
Sigmatostalix radicans

Stelis argentata

Piccola orchidea epifita, la sua distribuzione naturale è dal Messico al Brasile. Le sue foglie sono carnose.

Pianta che cresce in ombra con temperature comprese tra 20 e 30 ° C.

La sua infiorescenza produce molti fiori di circa 5 mm.

Stelis argentata
Stelis argentata

SCHOENORCHIS MICRANTHA

Sinonimi Gastrochilus Chionanthus (Lindl.) Kuntze 1891; Gastrochilus perpusillus (Hook.f.) Kuntze 1891; Saccolabium chionanthum Lindl. 1859; Saccolabium perpusillum Hook. f. 1890; Saccolabium plebejum JJSm. 1912; Schoenorchis densiflora Schltr. 1913; Schoenorchis densiflora var. ABBREVIATA Schltr. 1913; Schoenorchis plebeja (JJSm.) JJSm. 1913

DIFFUSIONE

Questa pianta epifitica, di piccole dimensioni cresce in Thailandia, Vietnam, Malesia, Java, Borneo, Papua Nuova Guinea, Filippine,nel Queensland Australiano, nelle Isole Salomone, Vanuatu, Samoa e Fiji.

HABITAT  

Il loro habitat d’elezione sono le colline e le foreste montane ad altitudini comprese tra 50 e 1500 mt. sul livello del mare. Crescono in prevalenza sugli alberi con steli densamente ramificati. Le foglie sono carnose, di forma arcuata. Fiorisce in inverno e in tarda primavera, inizio estate con getti laterali, pendenti. L’infiorescenza è lunga, racemosa e formata da piccoli fiori (circa 30 per stelo) di forma tubolare molto profumati.

COLTIVAZIONE

Per la loro coltivazione in terrario necessitano di essere coltivate in maniera epifitica, cioè devono crescere su rami, legni o cortecce, in posizione di penombra, non direttamente sotto la luce forte con una elevata umidità ed una buona circolazione dell’aria.

SCAPHOSEPALUM RAPAX

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Found as a mini-miniature sized, hot to warm growing epiphyte in central Ecuador in wet montane forests at elevations of 450 to 1200 meters with erect to suberect, slender ramicauls enveloped by 2 to 3 tubular sheaths carrying a single, apical, erect, coriaceous, elliptical, subacute leaf that is cuneate below to the slender petiole that blooms on aloose to subdense, successively few flowered, 1 3/5″ [4 cm] long, racemose inflorescence arising from low on the ramicaul with oblique, apiculate, minutely spicate floral bracts.

Psygmorchis pusilla

2 Risposte a “ORCHIDEE”

  1. Buongiorno,

    vorrei sapere se è possibile inviarvi una foto di una foglia affetta credo da necrosi fogliare, per sapere come comportarmi. Il genere dell’orchidea è al Phalaenopsis.

    grazie

    1. certamente, potrei dirti che la necrosi fogliare può essere causata da eccesso o carenza d’acqua, uso di acqua troppo dura, sbalzi improvvisi di temperatura, carenza di luce o parassiti. Comunque per una migliore diagnosi mandami pure una foto.

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