L’ACQUARIO BIOTOPO NEL PALUDARIO

1511661_458483034274214_1036583448_nL’ACQUARIO BIOTOPO, IDEALE PER IL PALUDARIO
Conoscere e studiare l’ambiente naturale di provenienza di una specie è molto importante, perchè aiuta a capire quello di cui ha bisogno per poter essere allevata in acquario.
E’ dall’osservazione dell’ambiente naturale che si può sapere non solo in che caratteristiche di acqua preferisce vivere, se tenera, dura, acida, salmastra, marina, ma anche se preferisce ambienti molto piantumati o rocciosi, molti nascondigli o acque aperte, acque tranquille o piena corrente, se vive in gruppo o solitaria, cosa mangia… insomma si può avere tutta una serie di informazioni utilissime per sapere se la nostra vasca può andar bene, o per ricreare appositamente in acquario un ambiente per lei ideale.
Scientificamente la parola biotopo (dal greco bios = vita e tòpos = luogo) è un’area di dimensioni limitate di un ambiente più ampio dove vivono organismi animali o vegetali che appartengono a specie diverse o uguali. Questi organismi nel complesso creano una biocenosi, quest’ultima assieme al biotopo formano un ecosistema. Per quanto riguarda il mondo acquatico si può dunque affermare che il biotopo è quell’insieme di componenti non viventi come fondale, caratteristiche chimico-fisiche dell’acqua, correnti, grado di illuminazione che non è considerato disgiunto dalla componente biologica.

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Per cimentarsi in un acquario di biotopo sarà quindi necessario che l’acquariofilo studi attentamente tutti i vari aspetti del biotopo che intende riprodurre totalmente o parzialmente in vasca. La scelta di optare per un acquario di biotopo è sicuramente una sfida stimolante che ci porrà di fronte alla conoscenza approfondita di un particolare ambiente che dovrà essere assimilato in tutte le sue caratteristiche e peculiarità in modo tale da poter riprodurre in acquario le condizioni migliori e più vicine all’ambiente naturale per ospitare un dato gruppo di pesci, piante o invertebrati.
Quando si prende la decisione di allestire un acquario, soprattutto se inserito in un contesto più ampio come può essere quello di un paludario, è necessario considerare la scelta del biotopo.
Intendiamoci, non è una scelta obbligatoria, si può benissimo allestire un acquario, stile “fritto misto” con piante e pesci provenienti da ogni angolo del pianeta ma è molto importante studiare l’ambiente in cui i pesci vivono in natura per conoscere meglio le loro esigenze e dare loro l’ambiente ottimale in acquario. Non c’è nulla di male a tenere nello stesso acquario specie ad esempio asiatiche con specie americane, se entrambe trovano soddisfatte le loro esigenze e sono compatibili tra di loro, sia a livello fisico che comportamentale (ad esempio neon e rasbore pur provenienti da continenti diversi hanno esigenze fisiche e caratteriali simili, mentre ciclidi sudamericani e ciclidi africani hanno esigenze fisiche diverse, ma soprattutto hanno comportamenti e linguaggi diversi tra loro). Al contrario, pesci che dividono gli stessi biotopi in natura non sono compatibili in acquario, per esempio essendo preda e predatore (tipo i piccoli Caracidi associati a grossi Scalari, perché dello stesso biotopo, e che vengono riconosciuti proprio per questo come cibo da questi ultimi e inesorabilmente divorati).

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Non possiamo però, nel campo dell’acquariofilia, iniziare a fare la scelta di un acquario e poi tornare indietro. Così vale anche per la scelta dei pesci, se ci accorgiamo della loro incompatibilità, poi dopo sarà tutto molto più complicato e difficile, riconsegnare i pesci al venditore e rifare completamente l’acquario. Ma per divertirsi con l’acquario, senza incappare in cocenti delusioni che porterebbero inevitabilmente ad abbandonare tutto, è di fondamentale importanza che l’ecosistema che andremo a creare funzioni perfettamente fin dall’inizio e che l’impegno richiesto per la sua cura non sia troppo oneroso sia in termini di tempo che economicamente.
In questa sede però non voglio cimentarmi sul come si deve allestire un acquario d’acqua dolce (per questo esistono centinaia di siti internet e pubblicazioni autorevoli), ma voglio trattare il cosiddetto “Acquario Biotopo” da inserire in un paludario o in un terrario tropicale.
Gli acquari geografico e biotopo. Rappresentano la versione più sofisticata e appassionante di questo hobby. La vasca geografica ha una funzione essenzialmente didattica (non a caso si ammira spesso negli acquari pubblici): mostrare la flora e la fauna di una certa regione. In pratica, si tratta di un acquario di comunità i cui ospiti hanno come denominatore comune l’origine geografica.

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La ricostruzione degli ambienti naturali da cui provengono pesci e piante è alla base della concezione dell’acquario biotopo, punto ideale di sintesi fra le esigenze e la passione del semplice acquariofilo e la sempre più diffusa sensibilità conservazionista, che quegli ambienti cerca di salvaguardare e studiare. Una doverosa precisazione va però fatta al riguardo: oggi la maggior parte dei pesci tropicali d’acqua dolce è riprodotta in cattività, in condizioni che spesso rispecchiano solo in modo molto approssimativo quelle dei loro habitat di provenienza. L’acquario biotopo può risultare invece importante per acclimatare, per esempio, pesci selvatici di fresca importazione. Diciamo quindi che, nella ricostruzione di tutta una serie di biotopi, si possono considerare i dati fisico-chimici originari solo come delle indicazioni di massima. È una precisazione importante, perché ricostruire con fedeltà quelle condizioni ci porrebbe grossi problemi di gestione dell’acquario, che per la limitatezza del suo volume e la quasi completa assenza di interazione con l’ambiente circostante è assai meno stabile rispetto ai corrispondenti ambienti naturali.
Iniziamo qui ad elencare una serie di acquari-biotopo realizzabili, adatti all’inserimento nel contesto generale di un paludario o terrario di origine tropicale:

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L’ACQUARIO AMAZZONICO
Ricreare in acquario l’ambiente amazzonico può essere un’impresa entusiasmante per la magia che evoca quella regione per molti versi unica al mondo.
Per ottenere validi risultati è però indispensabile una buona conoscenza delle caratteristiche fisiche e chimiche tipiche dell’ambiente dell’Amazzonia o, più appropriatamente, di quel particolare ambiente amazzonico che si vuole scegliere tra i molti possibili.
E’ utile quindi raccogliere informazioni sulla temperatura dell’acqua, sulle condizioni di luce e corrente, sul tipo di fondo, sulla struttura e le caratteristiche della riva, il tipo di alghe e piante presenti del biotopo che intendiamo realizzare.

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Molti dei pesci allevati dagli acquariofili provengono dal Rio delle Amazzoni e dai suoi numerosi affluenti, il corso d’acqua più lungo del mondo, 6937 kilometri, quasi 10 volte il nostro grande fiume (Po), e 5 volte l’Italia.
Nasce a 5.000 m. di altitudine nel cuore delle Ande, dall’America meridionale scorre in gran parte nella fitta foresta pluviale amazzonica allagandone vasti tratti attraverso il Perù, il Venezuela, l’Ecuador, la Bolivia, la Colombia e il Brasile, sfociando nell’Atlantico.
Nel Rio delle Amazzoni e nei suoi numerosi affluenti possiamo trovare decine di biotopi, dalle lagune ai canali naturali, pensate che si trovano isole flottanti che si sono sviluppate da alberi che si sono uniti l’uno all’altro per l’unione di piante acquatiche staccatesi per le inondazioni e unitesi per le radici ad isole erbose. Possono raggiungere una lunghezza di centinaia di metri e costituiscono un biotopo isolato.
La varietà dei pesci che vivono nelle acque del fiume è tale che i biologi non sono in grado di identificare il 30% degli esemplari che si trovano in vendita sui banchi dei mercati di Belém.
Si stima che esistano 5.000 diverse specie ittiche, quelle maggiormente conosciute in ambito acquariofilo sono Brochis, Callichthys, Corydoras, Megalechis, Aphyocharax, Hemmigramus, Hyphessobrycon, Moenkhausia, Paracheirodon (neon), Petitella, Thayeria, Asstronotus, Apistogramma, Laetacara, Microgeophagus, Nannacara, Pterophyllum (scalare),Symphysodon (discus), Carnegiella, Gasteropelecus, Thoracocharax, Ancistrus, Hypostomus, Otocinclus, Rineloricaria, Colossoma, Mylossoma, Serrasalmus.
Nel bacino amazzonico si incontrano tre tipi fondamentali di acque, le acque bianche, le acque chiare e le acque nere.

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Le acque bianche, così dette per la torbidità dovuta alla massiccia presenza di detriti minerali e organici portati dalla continua caduta di rami, frutti e foglie dalla foresta circostante. Sono acque che occupano la maggior parte del corso del fiume, caratterizzate da un pH neutro o leggermente alcalino e durezza media.
Le acque chiare, molto trasparenti, la cui limpidezza è accentuata dal fondo di sabbia fine e chiara. Sono piuttosto “povere” e ospitano una fauna e una flora relativamente scarse. Sia il pH sia la durezza sono piuttosto bassi.
Le acque nere così dette per la forte presenza di acidi umici e tannini rilasciati sia dal terreno sia dalla macerazione delle foglie cadute dagli alberi, sono poverissime di nutrienti e quindi di piante e pesci. Il pH fortemente acido e la durezza talvolta neppure misurabile con i normali test per uso negli acquari.
La maggior ricchezza di piante e di pesci è proprio dove si mescolano tra loro le acque bianche, le chiare e quelle nere anche se molte specie simili non si incontrano mai tra di loro ad esempio Neon e Cardinali, entrambi originari del rio delle Amazzoni, prediligono entrambi acque tenere, limpide e calme, i Neon però vivono in acque temperate (18 – 22°), mentre i Cardinali in acque più calde (24 – 26°), per questo prima di allestire un biotopo Amazzonico dovremo tenere in considerazione i parametri chimici della zona da riprodurre, ma non solo, i biotopi dell’amazzonia infatti variano in presenza di fondali chiari, costituiti da sabbia finissima quasi come la polvere, ad altri in cui è presente un fondale più scuro e ricco di rami caduti.
Oltre a queste fondamentali differenze al momento dell’allestimento dovremo tenere in considerazione il fatto che le piante si dividono anch’esse per zone e sono nelle acque bianche: Azolla sp., Pistia stratiotes, Phyllantus fluitans, Ceratopteris sp., Eichornia crassipes, nelle acque chiare: Echinodorus paniculatus, Echinodorus bolivianus, Eichornia azurea, Echinodorus tenellus, Cabomba furcata, Ottellia brasiliensis, nelle acque nere: Mayaca fluviatilis, Tonina fluviatilis, Eichornia azurea, Cabomba Acquatica, Utricularia foliosa, Azolla caroliniana.

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Se volessimo allestire un biotopo Amazzonico potremmo prendere come riferimento i valori delle acque bianche ovvero:
– pH 6.5-7.0
– GH °dH 5
– KH °dH 4.5
– NO3 mg/l 0,8
– CI mg/l < 5
– Cu µg/l <30
– Co2 mg/l 10
– Temperatura 25°C-27°C
I pesci si trovano a loro agio tra la vegetazione, che in amazzonia non manca mai, quindi necessiteremo di una buona illuminazione e dove possibile piante alte che arrivano fino alla superficie dell’acqua che avrà un buon movimento e non sarà ferma.
Dovremo ricreare un ambiente dove il pesce possa trovare dei rifugi e ripararsi dalla luce, quindi andremo ad inserire in vasca dei legni a seconda della mole e del tipo di predisposizione al nuoto dei pesci (discus, ciclidi, piranha…) che faranno da ospiti all’acquario.
A questo proposito consiglio di far ancorare al legno delle piante, nella mia vasca, dove ho cercato di riprodurre condizioni simili al biotopo amazzonico, ho fatto in modo che si ancorassero al legno le anubias nana e le microsorum.
E’ un metodo per ricreare spazi ampiamente ombreggiati in vasca, non solo, tra le radici che si ancorano al legno avranno modo di proliferare molti esseri viventi utili alle condizioni dell’acqua, e per chi come me ha in vasca dei simpatici quanto piccoli gamberetti come le caridine, noterà che queste si troveranno a loro agio tra le radici, e proliferanno in acquario nonostante la convivenza con pesci territoriali quanto i miei due ramirezi.
Per il fondale inseriremo in vasca dei legni e io consiglio ogni tanto delle foglie di catappa , entrambi avranno sia funzione di rifugio per i pesci sia quella di rilasciare dei tannini in acqua, utili a garantirgli una buona salute, e anche una livrea esaltata, in particolare modo in vasche come quella dal biotopo amazzonico e quindi con flora e fauna che richiedono valori medi o bassi di pH e durezza dell’acqua e con pesci come Neon o Cardinali in primis che offriranno maggiori giochi di luce coi loro colori piuttosto che in acque limpide.

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ASIA SUD-ORIENTALE
LE ACQUE STAGNANTI DELL’INDOCINA

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Dalle piccole raccolte d’acqua ferma (laghi esclusi) del Sud-Est Asiatico – e in particolare della vasta regione compresa tra l’India e la Malesia – provengono buona parte delle piante e de pesci che hanno fatto la storia della moderna acquariofilia. Probabilmente ciò si deve al fatto che questi bacini, oltre ad essere incredibilmente ricchi di flora e fauna acquatiche, si possono paragonare a veri e propri “acquari a cielo aperto”, grazie a una serie di caratteristiche ambientali del tutto peculiari: mi riferisco in particolare alla scarsa profondità delle acque (misurabile di solito in poche decine di centimetri al massimo), alla sua relativa limpidezza (almeno durante le stagioni meno piovose), alla lussureggiante e diversificata vegetazione sommersa e galleggiante, alle limitate esigenze di spazio e alla notevole capacità di adattamento della maggioranza dei pesci (derivate entrambe dalla vita in ambienti ristretti e tutt’altro che stabili).

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Il biotopo della risaia
Prototipo i questi ambienti, tradizionalmente molto amato e imitato in acquariofilia, è l’habitat della risaia. L’habitat delle risaie indocinesi è ricco di piante e pesci molto interessanti per l’acquariofilo, nonostante spesso offra loro condizioni al limite della sopravvivenza. Si tratta infatti di un biotopo artificiale (o semi-naturale), in cui i principali parametri ambientali variano sensibilmente non solo con le stagioni, ma anche nell’arco della giornata, ad opera sia del clima che dell’intervento diretto dell’uomo. In compenso, flora e fauna che vi si sono adattate (provenienti dal biotopo delle acque stagnanti) risultano in genere particolarmente robuste e consigliabili anche ai neofiti.
Contrariamente a ciò che molti acquariofili credono, la risaia propriamente detta (ovvero i campi di riso allagati che si estendono per ettari con le pianticelle verdi ordinatamente piantate in filari) non è un habitat ideale per la gran parte dei pesci e tantomeno delle piante acquatiche: i primi sono infatti eccessivamente disturbati dagli interventi degli agricoltori, le seconde addirittura considerate infestanti e sistematicamente sradicate, sia manualmente che tramite pesticidi selettivi.

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Decisamente più interessanti per il nostro hobby sono i numerosi piccoli canali e stagni poco profondi (20-40 cm), che fanno da serbatoi per l’abbassamento o l’innalzamento del livello dell’acqua nei campi coltivati all’interno delle risaie. Sono aree allagate che, durante le operazioni annuali o bi-annuali di “messa a secco” della risaia o nei mesi meno piovosi possono essiccarsi quasi completamente, lasciando solo della fanghiglia sul fondo. Non essendo tali canali utilizzati per la coltivazione del riso, essi non sono irrorati da alcun tipo di pesticida né sono oggetto di invasi interventi da parte degli agricoltori. Di conseguenza vengono ampiamente colonizzati da una ricca e quasi indisturbata ittiofauna (tipici i vari Oryzias, Trichopsis, Betta, Trichopodus, Trichogaster, Monopterus, Danio e Esomus), a cui si aggiungono numerose idrofite e elofite (piante sommerse, palustri e galleggianti, in particolare quelle dei generi Azolla, Lemna, Hygrophila, Limnophila e Rotala).
L’acqua è generalmente limpida in assenza di piogge, ma può divenire molto torbida durante le precipitazioni e nei giorni che seguono. La temperatura varia notevolmente nel corso dell’anno e anche della giornata, tra 20 e oltre 30°C (ma nelle risaie di montagna scende perfino sotto i 10°C durante le notti dei mesi più freddi); pH: 5-6; durezza sia carbonatica che totale tra 0° e 2°dKH/dGH. Tali biotopi non sono protetti da vegetazione arborea o arbustiva, l’unica protezione dalla forte insolazione è data dall’abbondante crescita di riso e vegetazione palustre lungo le sponde, spesso gli specchi d’acqua sono interamente occultati dall’erba.

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Altri habitat d’acqua stagnante
Oltre alle risaie, altri ambienti d’acqua stagnanti tipici dell’Indocina sono le piane e le foreste allagate dalla tracimazione dei fiumi durante le copiose piogge monsoniche: biotopi particolarmente ricchi di nutrimento (sotto forma di fito e zooplancton) per gli avannotti e per questo scelti come sito per la riproduzione da molti pesci, anche quelli che abitualmente vivono nei fiumi e nelle acque correnti in genere. Dal punto di vista biologico ed ecologico, non differiscono significativamente dall’habitat descritto in precedenza, se non per il fatto di essere generalmente circondati da una più o meno fitta alberatura che, oltre a condizionarne lo sviluppo della vegetazione acquatica (favorite le specie ombrofile e comunque più adattabili riguardo all’intensità della luce, come le varie Salvinia, Ceratophyllum, Cryptocoryne e Utricularia), può contribuire ad acidificare maggiormente l’acqua con il fogliame che si accumula sul fondo. Fenomeno quest’ultimo assai più evidente nelle paludi di torbiera indocinesi, caratterizzate da acque scure, tenere e acide (a causa della forte presenza di tannini, sostanze umiche e fulviche), che ospitano numerosi pesci e qualche pianta (soprattutto galleggianti e Utricularia) di interesse acquari stico. Pesci caratteristici di questi biotopi sono in particolare vari Aplocheilus, le micro-rasbore (Boraras spp.), Luciocephalus pulcher e diversi Betta. Molti di questi “pesci di foresta” costituiscono, insieme a quelli d’acqua salmastra, gran parte della ridotta quota di specie di cattura – cioè prelevate direttamente in ambiente naturale anziché essere riprodotte in allevamento – esportate dal Sud-Est asiatico: si tratta infatti di pesci spesso difficili da riprodurre, richiedendo valori di pH e durezza così bassi da mettere in difficoltà persino gli esperti allevatori cino-malesi, ciò spiega l’irregolarità della loro presenza nelle vasche dei nostri negozi. Si tratta insomma di vere e proprie “chicche” da non lasciarsi sfuggire!

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La vasca giusta
Si può realizzare uno scorcio di stagno o di risaia indocinese a partire da soli 30-40 litri, una soluzione che consente tuttavia di allevare al massimo un paio di specie di piccola taglia. Per un vero acquario biotopo di comunità è consigliabile perciò una vasca di almeno 70x35x30 cm (60 litri netti circa), meglio ancora 100x50x50 cm (200 litri netti), nella quale si potranno allevare buona parte delle specie ittiche di questo ambiente reperibili in commercio, nonché coltivare tutte le piante più decorative e interessanti. La forma della vasca assume un’importanza particolare: l’altezza, infatti, dovrebbe essere inferiore o al massimo pari rispetto alla larghezza e, se possibile, non superare comunque i 50-60 cm; tale regola andrebbe rispettata anche per le vasche di forma cubica (es: 60x60x30 h). I motivi sono essenzialmente due: questa forma risulta ottimale per riprodurre uno specchio d’acqua stagnante, con superficie calma e spazio abbondante per piante e foglie galleggianti; molti pesci di questo biotopo (in particolare i “labirintici”) risalgono frequentemente a pelo d’acqua per immagazzinare l’aria necessaria ad integrare la respirazione branchiale, un comportamento agevolato da un’altezza della vasca ragionevolmente contenuta. Vasche di serie con queste misure sono di difficile reperibilità: sarà quindi necessario commissionare un acquario su misura al proprio negoziante, oppure cimentarsi nell’autocostruzione della vasca.

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La superficie dell’acqua sarà naturalmente la più tranquilla possibile: evitare dunque diffusori d’aria collegati all’aeratore, come pure rientri “a spruzzo” (spray-bar) dell’acqua filtrata o pompe di movimento. Ideale è un filtraggio biologico lento; se si opta per un filtro rapido (esterno o interno) si dovrebbe provvedere a indirizzarne il getto di ritorno in vasca verso una parete, per attenuarne l’impatto con la superficie.
I valori chimici dell’acqua hanno una importanza relativa, essendo i pesci di acque stagnanti di regola assai più adattabili e opportunisti di quelli di acque correnti: anche se come detto non mancano gli ambienti-limite (pozze di torbiera), in genere questi biotopi sono caratterizzati da un pH intorno a 6 e una durezza non superiore a 2-3° dGH. Un filtraggio su torba è sempre gradito ai pesci, sia per le sostanze umiche cedute all’acqua, sia per il colore ambrato che la stessa assume in poche ore filtrando la luce che viene dall’alto(i pesci di risaia e di stagno preferiscono in genere un’illuminazione diffusa).
L’arredamento – se è presente una folta vegetazione a ridosso delle pareti e a centro vasca – assume un’importanza relativa. Molto naturale l’impiego di canne di bambù (adeguatamente trattate per evitare la comparsa di muffe e funghi), inserite sullo sfondo e ai lati, alternandole a piante come le Vallisneria, i papiri nani e le felci di Sumatra. Una radice di torbiera o di mangrovia, scelta fra quelle più contorte e ricche di ramificazioni, simulerà un vecchio albero caduto in acqua, che in natura diverrebbe il rifugio ideale per tanti pesci. Il fondo sarà costituito da sabbia scura “sugar size”, opportunamente fertilizzata per sostenere lo sviluppo di una vegetazione sempre rigogliosa.

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PIANTE ADATTA AD UN ACQUARIO DEGLI STAGNI E DELLE RISAIE INDOCINESI
Hygrophyla corymbosa, H. difformis, H. polysperma, Aponogeton crispus, A. natans, A. undulatus, Cryptocoryne ciliata, Azolla pinnata, Ceratophyllum demersum, Cyperus helferi, Hydrilla verticillata, Vallisneria americana, Lemna gibba, Utricularia aurea, Rotala rotundifolia, R. wallichii, Nymphoides indica, Ceratopteris thalictroides, Salvinia molesta, Limnophila acquatica, L. aromatica, L. heterophylla, Trapa natans.

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Rotala macrandra ‘green’
Hygrophyla corymbosa
Hygrophyla corymbosa
Aponogeton crispus
Aponogeton crispus

PESCI ADATTI DEGLI STAGNI E DELLE RISAIE INDOCINESI
Oryzias latipes, O. melastigma, O. minutillus, Parambassis baculis, P. lala, P. ranga, Anabas testudineus, Aplocheilus blockii, A. lineatus, A. panchax, A. parvus, Badis assamensis, B. badis, B. ruber, Mystus tengara, Channa micropeltes, C. orientalis, Clarias sp. aff. batrachus, Ambastaia sidthimunki, Misgurnus anguillicaudatus, Pangio anguillaris, P. kuhlii, p. pangia, Boraras maculatus, B. micros, B. urophthalmoides, Chela cachius, C. laubuca, Danio nigrofasciatus, D. rerio, Devario devario, Esomus metallicus, Microrasbora rubescens, Pethia gelius, P. padamya, P.ticto, Puntius chola, P. semifasciolatus, P. sophore, P. vittatus, Rasbora daniconius, R. kalochroma, R. rasbora, R. trilineata, Sawbwa resplendes, Systomus partipentazona, Trigonostigma espei, T. heteromorpha, Brachygobius aggregatus, Helostoma temminckii, Heteropneustes fossilis, H. microps, Nandus nandus, Chitala ornata, Notopterus notopterus, Belontia hasselti, Betta bellica, B. smaragdina, B. splendens, Luciocephalus pulcher, Macropodus opercularis, M. spechti, Osphronemus gorami, Parosphromenus paludicola, P. cupanus, Trichogaster chuna, T. fasciata, T. labiosa, T. lalius, T. microlepis, Trichopodus leeri, T. pectoralis, T. trichopterus, Trichopsis pumila, T. schalleri, T. vittata, Monopterus albus, Dermogenys pusilla.

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Aplocheilus lineatus
Badis badis
Badis badis
Boraras maculatus
Boraras maculatus
Betta splendens
Betta splendens
Trichopodus leeri (Trichogaster leeri)
Trichopodus leeri (Trichogaster leeri)

ACQUARIO BIOTOPO: L’AFRICA OCCIDENTALE

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Gli ittiologi suddividono il continente africano in quindici regioni ittiche. Quella dell’Africa occidentale (inclusi Camerun e Gabon) vanta ancora splendide foreste primarie, con grandi fiumi e innumerevoli piccoli corsi d’acqua popolati da flora e fauna di grandissimo interesse per l’acquariofilo, che i troverà diversi spunti per l’allestimento di un acquario geografico o di un più impegnativo acquario-biotopo.
Si stima che i fiumi e i laghi dell’ovest africano ospitino non meno di 700 specie ittiche, un numero ragguardevole anche se inferiore alle almeno 3.000 del solo bacino amazzonico o alle oltre 1200 del Mekong. I pesci d’acqua dolce più abbondanti nell’Africa occidentale sono i Siluriformi (6 famiglie e oltre un centinaio di specie) e i Ciprinidi (circa 80 specie), importanti anche i Caraciformi (2 famiglie e oltre 60 specie), i Mormiridi e i Ciclidi (oltre 50 specie ciascuno). Malgrado diverse specie siano state importate già alla fine del XIX secolo, i pesci dell’Africa occidentale sono – con poche eccezioni – non comuni nei nostri acquari. A parte poche specie allevate stabilmente in Asia e in Europa per il mercato acquari stico (come i Ciclidi dei generi Hemichromis e Pelvicachromis, o diversi killifish), la maggioranza di esse è ancora importata direttamente dai luoghi d’origine (soprattutto dalla Nigeria) e dunque reperibile in commercio quasi esclusivamente con esemplari di cattura. Vi è poi da aggiungere che diversi pesci provenienti da queste regioni sono di taglia ragguardevole e dunque poco adatti agli acquari di capacità inferiore ai 200 litri, men che mai alle classiche vasche “miste” per problemi di territorialismo o di alimentazione (alcuni accettano solo cibo vivo o surgelato, molti sono predatori di pesci più piccoli).

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Geografico, idrografico o…biotopo?

Acquario geografico: (pesci e piante genericamente provenienti dall’Africa occidentale).

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Ha soprattutto un valore didattico, rappresentando una sorta di “collezione vivente” della flora e della fauna di questa vastissima regione, che dal punto di vista climatologico e idrografico è estremamente varia (si passa dalle regioni aride saheliane del Senegal alle foreste pluviale del Gabon e del Golfo di Guinea). Perché sia comunque rappresentativo della flora e della fauna acquatiche dell’Africa occidentale, dovrebbe limitarsi ad ospitare le specie a più ampia e capillare diffusione, presenti cioè in tutta la regione e in gran parte dei bacini considerati, come Hemichromis bimaculatus, H. fasciatus, Brycinus longipinnis, Barbus ablabes, Aplocheilichthys spilauchen e Epiplatys bifasciatus tra i pesci, o Ammannia senegalensis, Nesaea crassicaulis, Nymphaea lotus, Anubias barteri e Bacopa crenata tra le piante.

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Acquario idrografico:
Tiene conto del fatto che ogni fiume o lago (e i corpi idrici minori ad essi associati: torrenti e ruscelli, stagni e acquitrini ecc.) possiede una propria ittiofauna, spesso caratterizzata da un certo numero di endemismi (specie esclusive e non reperibili altrove). Un ulteriore livello di approfondimento, dunque, che consiste nel dedicare il nostro acquario a uno specifico bacino dell’Africa occidentale. Come accennato poc’anzi, però, ogni bacino si suddivide in svariati habitat, permanenti o stagionali, senza contare i sotto-habitat riscontrabili nel medesimo fiume o lago a seconda del tratto o della profondità: un fiume nasce come sorgente ad altitudini elevate (sul massiccio guineano del Fouta Djalon, con cime di oltre 1.500 m., prendono origine tra gli altri il Niger, il Senegal, il Gambia e il Konkourè), scorrendo a lungo impetuosamente su terreni rocciosi e ciottolosi privi di piante acquatiche, per poi formare anse tranquille e ricche di vegetazione acquatica e palustre in pianura, nel suo tratto medio-basso; senza contare gli innumerevoli affluenti, ognuno dei quali può avere caratteristiche fisico-chimiche e idrogeologiche del tutto peculiari. Il fatto di provenire da una stessa area geografica o idrografica non vuol dire quindi condividere necessariamente il medesimo habitat: uno stagno alluvionale e un torrente a corso rapido possono infatti trovarsi a poche decine di metri l’una dall’altro, ma ospitare una vegetazione e una fauna completamente diverse semplicemente perché diverse sono le condizioni ambientali.

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img023Acquario biotopo
Costituisce un ulteriore passo avanti (biotopo, dal greco bios, vita, e topos, luogo), una vasca, cioè, in cui si cerca di riprodurre il più fedelmente possibile un certo ambiente acquatico – o biotopo – ben definito e il più possibile circoscritto (uno stagno, un torrente, le rive di un lago, ecc.), sia per ciò che riguarda l’aspetto fisico – acqua, substrato, fondale, ecc. – che dal punto di vista del popolamento animale e vegetale. Questo tipo di acquario è certamente il più ambizioso e interessante dal punto di vista biologico ed ecologico, ma anche di gran lunga il più difficile da realizzare perché presuppone il possesso di informazioni il più possibile dettagliate sul biotopo da ricreare, nonché la disponibilità di materiali d’arredamento (sabbia, rocce, legni, canne, ecc.) pressoché identici a quelli naturali. In questa sede mi limito a presentarne due tra i più tipici e rappresentativi dell’Africa occidentale.
I torrenti di foresta sono raramente più larghi di 5 m e profondi in media non più di mezzo metro (solo le polle che si formano presso il centro dell’alveo o sotto riva possono essere sensibilmente più profonde), hanno di solito scarsa pendenza e, quindi, corrente abbastanza ridotta (solo in certi tratti superiore a 0,5 m/sec.), che però può aumentare sensibilmente durante la stagione delle piogge (in genere corrispondente ai mesi estivi); i mesi piovosi comportano anche un notevole aumento della torbidità, mentre nei mesi più secchi (inverno-primavera) l’acqua è generalmente limpida. La vegetazione acquatica e palustre che caratterizza questi piccoli corsi d’acqua è composta in buona parte da piante sciafile (ombrofile), che crescono sul legname sommerso o fissate sulle rocce, in particolare le varie specie di Anubias e Bolbitis. Dove il torrente attraversa zone aperte è possibile rinvenire anche piante adattate a vivere in piena luce, come le ninfee e Crinum spp. che offrono spettacolari fioriture a pelo d’acqua. Il fondo è generalmente composto da sabbia, spesso di tipo lateritico mista a ciottoli, mentre numerosi sono i tronchi caduti in acqua e le radici sommerse degli alberi che crescono lungo le sponde. Frequentissima ed estesa la lettiera di foglie che ricopre il fondo, alimentata dalla continua caduta degli alberi circostanti che contribuisce non poco ad acidificare ulteriormente l’ambiente.

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Il biotopo dei torrenti che scorrono nella foresta
Caratteristica di queste acque è infatti quella di essere molto tenere, con dGH e dKH spesso non superiori a 2-3°, decisamente acide (pH 5-6) e con una conduttività piuttosto bassa (5-20 µS/cm). La temperatura non subisce variazioni drammatiche durante l’anno, né escursioni giorno/notte significative: in media si aggira sui 25°C, con punte di 27-28°C. Nell’allestire un acquario ispirato a questo biotopo è fondamentale disporre di un filtraggio potente, che contribuisca a creare anche un sensibile (ma non eccessivo) movimento dell’acqua filtrata, in pratica un moderato e costante flusso di corrente che attraversi la vasca nel senso della lunghezza. Per il fondo ottime la ghiaia lateritica e la graniglia di lava di grana non troppo grossa, che svolgeranno oltre tutto un’efficace azione fertilizzante. Radici di legno serviranno ottimamente a ricreare l’intrico di rami sommersi tipico della sponda di questi corsi d’acqua. Anche le lastre di ardesia si prestano bene ad arredare questo tipo di acquario. Sulla sabbia, ciottoli non calcarei e rocce piatte disposti prevalentemente in un’unica direzione avranno la funzione di ricreare l’effetto “letto del fiume”. Per la riproduzione dei Ciclidi nani (Pelvicachromis e Parananochromis), probabili protagonisti dell’acquario, è indispensabile la presenza di cavità ben protette, realizzabili con rocce e legni, oppure inserendo gusci di cocco aperti o cortecce di sughero arrotolate. Valori dell’acqua: T 24-27°C; pH 6; 2-3°dKH; 5-8°dGH; conduttività entro 80-100 µS/cm.
Due parole sull’illuminazione, strettamente correlata alla vegetazione che si intende coltivare. In questo habitat crescono sia piante sciafile, che preferiscono cioè una luminosità attenuata sviluppandosi soprattutto in luoghi ombreggiati (Bolbitis e Anubias), che specie viceversa bisognose di un’illuminazione da normale a intensa (Nymphaea lotus, Crinum spp., Vallisneria spiralis, Limnophyton fluitans). Se l’acquario è di piccole-medie dimensioni (entro un centinaio di litri al massimo), conviene drasticamente optare per l’una o l’altra tipologia, dotando la vasca di un parco-luci adeguato alle esigenze delle piante coltivate.

Africa, un torrente nella giungla del Gabon - Foto di Rhett A. Butler
Africa, un torrente nella giungla del Gabon – Foto di Rhett A. Butler

Stagni e acquitrini, habitat ricco di sorprese
In vasche più grandi e possibilmente aperte, è invece possibile coltivare sia piante sciafile che eliofile, con qualche accortezza in più. Le prime, infatti, sono di regola a crescita lenta, facilmente attaccabili dalle alghe se sottoposte a illuminazione troppo forte, viceversa richiesta dalle eliofile. Per risolvere l’apparente contraddizione, ci verranno in aiuto le piante galleggianti: abbiamo detto in precedenza che la superficie di questo acquario-biotopo sarà sempre in leggero movimento unidirezionale (acqua di rientro dal filtro), per cui le piante galleggianti tenderanno a concentrarsi in determinati punti dove le spinge la corrente. Proprio sotto questi “ombrelli” naturali si potranno coltivare Anubias e Bolbitis (naturalmente, l’intensità dell’illuminazione sarà targata sulle esigenze delle piante eliofile). Un altro habitat di grande interesse è rappresentato dalle zone acquitrinose di esondazione dovute alle forti piogge (spesso oltre 2.500 mm all’anno), che nell’Africa occidentale sono concentrate soprattutto da aprile-maggio a settembre-ottobre. Si incontra con maggiore frequenza nei tratti più sinuosi dei fiumi, che si frammentano in numerosi, piccoli stagni, oppure ai margini della foresta a poca distanza da fiumi e laghi. L’acqua è inizialmente piuttosto torbida a causa dei detriti e del dilavamento delle piogge sul terreno circostante, ma con l’arrivo della stagione secca si schiarisce gradatamente, divenendo in molti casi perfettamente limpida. Fondo sabbioso, misto quarzo-laterite (granulometria non superiore a 1-2 mm), cosparso di ciottoli, rami e tronchi abbattuti, frequenti soprattutto a ridosso delle rive, dove cresce spesso una vegetazione palustre lussureggiante, formata tra le altre da Ammannia spp., Bacopa crenata, Nesae crassicaulis e Ottelia ulvifolia, tutte bisognose di luce intensa. Dove l’acqua è più profonda, prosperano invece le ninfee, mentre un un po’ ovunque le piante galleggianti (Eichhornia, Pistia, Ceratopteris) tappezzano vasti tratti di superficie. In vasca, i valori fisico-chimici dell’acqua saranno i seguenti: T 24-28°C; pH 6,5; durezza carbonatica 2-3° dKH; durezza totale 6-10° dGH; conduttività 100-150 µS/cm. Filtraggio intenso ma senza creare turbolenze in superficie, dove le piante galleggianti saranno fondamentali per ricreare l’habitat desiderato. Per una vasca di comunità medio-piccola (50-100 litri) sono adatte, tra le altre, specie come Aplocheilichthys spilauchen, Fundulopanchax gardneri, Microctenopoma nanum e Neolebias ansorgii, mentre in vasche di capaccità superiore ai 200 litri potremmo scegliere fra una più ampia offerta di pesci, comprendente anche specie intriganti come Xenomystus nigri, Erpetoichthys calabaricus, Polypterus spp., Hemichromis spp., Pantodon buchholzi e molte altre.
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Africa, un torrente nella giungla del Gabon - Foto di Rhett A. Butler
Africa, un torrente nella giungla del Gabon – Foto di Rhett A. Butler
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2 commenti su “L’ACQUARIO BIOTOPO NEL PALUDARIO

  1. Luciano G. il said:

    Molto interessante e bello. Vorrei sapere se avete soluzioni per terrario-paludario inseribile in arredamento domestico, se avete modelli in vendita e, nel caso, a che prezzi.
    Graditi ulteriori consigli a tal fine.

    Cordiali saluti.
    Luciano G.
    Genova

    • ivaldisergio1960 il said:

      Buongiorno,io sono solo un semplice appassionato di acquari e terrari ma non vendo niente, mi dispiace. Sicuramente cliccando sulla tendina riferita ai paludari potrà trovare svariate soluzioni da inserire nell’ambiente domestico. Per ogni domanda o chiarimento comunque sono a sua completa disposizione. Cordiali saluti. Ivaldi Sergio. Alessandria

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