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LA BIODIVERSITA’ DELLE FORESTE TROPICALI

LA BIODIVERSITA’ DELLE FORESTE TROPICALI

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Per biodiversità si intende la varietà della vita in tutte le sue forme, livelli e combinazioni. Alberi, fiori, insetti, uccelli, in definitiva tutti gli organismi viventi sono l’espressione della diversità genetica all’interno dei diversi ambienti ed ecosistemi della Terra. Non si conosce con certezza il numero di specie viventi sulla Terra. Alcuni studi suggeriscono che ci siano dai 10 ai 50 milioni di specie viventi e fino ad ora ne sono state classificate solo un milione e mezzo. Queste cifre, nel complesso, prendono il nome di biodiversità (diversità della vita). Viene definita in termini di patrimonio genetico (con riferimento alla varietà delle specie in una regione) ed ecosistemi.

Le foreste tropicali hanno un grado di biodiversità che è il più elevato di qualsiasi altro habitat conosciuto del nostro pianeta. più del 70% di tutte le specie animali e vegetali presenti sulla Terra vive nelle foreste tropicali che, ricordo, coprono solo il 7% della superficie terrestre. Benchè la foresta tropicale sia uno degli ambienti più degradati a causa delle attività umane nel secolo XX, mantiene uno dei valori più alti di biodiversità.

Mentre in Europa, un appezzamento di un centinaio d’ettari può contenere 25 o 30 specie d’alberi, in un tratto equivalente della foresta tropicale possono crescerne 400. E questa molteplicità vale anche per gli animali.

Su un solo albero in una riserva naturale peruviana sono state osservate 43 specie diverse di formiche, lo stesso numero presenti in tutta la Gran Bretagna. In 10 aree di foresta da un ettaro, selezionate a caso nel Borneo, si sono contate 700 specie di alberi, circa lo stesso numero presente in tutto il Nord America. In un territorio grande solo la metà di San Francisco ci sono 545 specie di uccelli, 100 specie di libellule, 729 specie di farfalle.

bahia_animali_shutterstock_64558576forestaStabilire perchè le foreste tropicali siano così ricche di specie animali e vegetali è più difficile di quanto sembri poichè più fattori contribuiscono a creare condizioni ideali e rapporti complessi ma delicatissimi. Un fattore comune è l’elevata immissione di energia solare che crea condizioni ideali per la crescita, abbinata a una carenza di sostanze nutritizie nel suolo.

amazzonia_biodiversitaQueste ultime di solito hanno infatti una distribuzione non uniforme e iò favorisce l’evoluzione di varie specie, attrezzate in vari modi per affrontare la scarsa fertilità del suolo o che sfruttano diverse piccole nicchie ecologiche. Un’altro fattore è la grandezza degli alberi che crea una massiccia struttura tridimensionale stratificata a più livelli, in cui si rifugiano e crescono molte piante di minori dimensioni, compresi rampicanti ed epifite. La varietà di queste piante crea un invitante gamma di risorse alimentari e di nascondigli per innumerevoli piccoli animali.

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La mancanza di una stagione invernale che interrompe di solito il ciclo vitale degli insetti e ne riduce il numero ha permesso ad essi di diversificarsi in tutta tranquillità. Ciò però ha portato a una pressione selettiva, a una competizione e a strette forme di simbiosi e mutualismo.

Alcuni biologi credono che la pressione esercitata dagli insetti abbia a sua volta influenzato la diversificazione delle piante che hanno dovuto escogitare nuove difese contro di essi, finchè questi si sono evoluti fino a specializzarsi nell’attaccare un solo tipo di pianta. Ma a fronte di un numero così incredibile di specie (forse milioni per i soli insetti!) il numero di individui per ogni specie è limitato e l’areale di presenza spesso circoscritto.

125332440-4e26746b-d07b-4d72-9527-233ff7d2fce3arthro2-570x300La spiccata varietà di molte specie animali, quali ad esempio gli uccelli, può essere parzialmente spiegata dal fatto che ogni singola sottospecie tende ad abitare in uno specifico strato della foresta. Una caratteristica interessante delle foreste pluviali è la vasta rete di interrelazioni che si è sviluppata e che spesso coinvolge una decina di specie o più. Una bromeliacea che immagazzina l’acqua, ad esempio, intrattiene rapporti di scambio con i suoi insetti impollinatori e dispersori di semi, con l’albero sul quale vive, con i numerosi animali che vivono e si riproducono nelle sue riserve d’acqua e con quelli che vivono nei detriti che circondano le sue radici.

7369851308_b17001c594Alcuni di questi rapporti sono di dare-avere, altri sono invece a senso unico. Molto spesso c’è una relazione centrale, intorno alla quale se ne sviluppano altre, come accade tra le formiche e le piante delle formiche, o tra i fichi e le vespe del fico. Relazioni di questo tipo vengono comunemente denominate “mutualismi a chiave di volta”.

La grande preoccupazione di tutti gli ambientalisti è che, a causa della progressiva frammentazione delle foreste pluviali, questo tipi di interdipendenza si rompa qualora venga a mancare un animale o una piante fondamentali per il meccanismo.

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Distruzione ed estinzione

Nell’arco di alcune migliaia di anni, si sono verificate cinque diverse estinzioni di massa, di cui la più famosa è sicuramente quella dei dinosauri, avvenuta circa 65 milioni di anni fa. Oggi stiamo assistendo ad una scomparsa di specie graduale ma costante, causata dall’uomo, che procede ad un ritmo stimato nettamente superiore a quello naturale. Per questa ragione la deforestazione provoca non solo la perdita della foresta ma anche l’estinzione di innumerevoli specie animali molte delle quali non saranno mai neppure conosciute.

Il problema maggiore del degrado del nostro pianeta è sicuramente la diminuzione di biodiversità, cioè la scomparsa di migliaia di specie animali e vegetali che rappresentano una parte di ecosistemi dagli equilibri delicati. La biodiversità è la nostra risorsa naturale di base, il nostro capitale biologico e la specie umana dipende, per la sua stessa sopravvivenza, da essa; la scomparsa di una specie è un processo irreversibile, per cui, una volta estinta, lo è per sempre. I ricercatori ritengono che la distruzione delle foreste tropicali rappresenterà nei prossimi decenni il motivo principale dell’estinzione di migliaia di specie. Alcuni ritengono che tra il 1990 e il 2020 scompariranno dal 5 al 15% delle specie oggi viventi. Altri credono che ogni anno si estingueranno oltre 15.000 specie solo nelle foreste tropicali. Questi dati si riferiscono solo alle estinzioni veloci legate alla distruzione di habitat, senza considerare quelle a più lungo termine dovute alla riduzione degli habitat e alla loro frammentazione. Il futuro non appare certamente roseo: il 98% delle specie destinate a sparire appartengono alla foresta tropicale. Molte specie, infatti, sono così specializzate a vivere in aree geografiche limitate, da risultare a rischio di estinzione qualora il loro habitat venga compromesso. Ad esempio, il Rospo dorato (Bufo periglamus), scoperto solo nel 1964, vive sulla sommità del Monteverde in Costa Rica. In un’ora circa di taglio della foresta per estrazione di legname, il suo unico habitat sarebbe inesorabilmente compromesso fino a portarlo all’estinzione.

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Specie a rischio di estinzione

Le specie che rischiano maggiormente l’estinzione sono così caratterizzate:

  • specie predatrici, soprattutto quelli ai massimi livelli della catena alimentare di un ecosistema, che sono formate da pochi individui e distribuite su ampie superfici (esempio: il giaguaro)
  • Jaguar in a tree, Brazil
  • animali di grande taglia e con basso tasso riproduttivo (esempio: il gorilla)
  • WWF-Together-Gorillas
  • specie a limitata distribuzione come gli endemismi (cioè specie presenti esclusivamente in determinate aree) delle isole o delle montagne isolate, facilmente soggette alla rapida distruzione di habitat (esempio: i lemuri in Madagascar)
  • lemuri-madagascar
  • specie molto specializzate e caratterizzate da scarsa adattabilità, colonizzazione e dispersione (esempio: colibrì amazzonico con un becco adattato per meglio raggiungere il nettare di fiori di alcune passiflora ).
  • thumb_64179_post_image_bigCome si vede questo bioma è di fondamentale importanza per la conservazione d’innumerevoli specie animali e vegetali e la sua distruzione potrebbe portare cambiamenti radicali e disastrosi per l’intero clima della Terra.