INSEDIAMENTO UMANO E SFRUTTAMENTO DEL SUOLO

Le foreste pluviali forniscono sostentamento a una popolazione ridotta

Nelle foreste vivono solo piccoli gruppi umani, organizzati in tribù. Infatti non ci sono molte risorse utilizzabili per l’uomo. Tuttavia alcuni popoli praticano una rudimentale agricoltura basata sulla tecnica del debbio. Prima creano una radura nella foresta bruciando tutto intorno, poi nei territori fertilizzati dalla cenere, piantano molti prodotti. Ogni due o tre anni però sono costretti a spostarsi in un’altra zona perchè la poca fertilità del suolo si esaurisce presto.

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Lo sfruttamento dei legnami e dei minerali ha provocato grandi disboscamenti.

Questi luoghi, anche se poveri di risorse per i popoli che vi abitano, sono molto ricchi di materiali utili per gli uomini del “primo mondo”. La risorsa più pregiata è il legname compatto  e senza imperfezioni e le specie più utilizzate sono: il teak, l’ebano, il palissandro e il mogano.

Per utilizzare questi ultimi sono stati fatti intensi disboscamenti, senza preoccuparsi di rimboschire. Molte aree disboscate sono state cedute a grandi aziende agricole, che le usano per il pascolo o per la coltivazione di piante tropicali, ma il beneficio di queste colture non cade sulla popolazione locale, sono i commercianti che ricavano il profitto maggiore. Molte foreste nascondono anche consistenti risorse minerarie, come petrolio, ferro, uranio e minerali preziosi, la cui individuazione ha aperto la porta alle penetrazioni di cercatori d’oro e di diamanti, e anche di grandi compagnie minerarie. Gli effetti sono particolarmente devastanti per l’ambiente, che in molti casi subisce grandi trasformazioni: l’apertura di strade, la realizzazione di linee ferroviarie, oleodotti e gasdotti. Nei pressi di giacimenti nascono villaggi per ospitare il personale delle miniere, con il risultato di interferire pesantemente con il modo di vita degli indigeni e rovinando il bellissimo ambiente in cui essi vivono.

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 Agricoltura per tutti

Tra le ricchezze e la diversificazione di specie delle foreste tropicali, l’uomo ha scoperto molte piante da cui trarre vantaggi. Due terzi delle piante coltivate nel mondo ad uso alimentare sono originarie dei tropici. Il 99% della gomma naturale prodotta nel mondo deriva da un solo albero dell’Amazzonia, Hevea brasiliensis; il cotone (Gossipium spp.), la vaniglia (Vanilla planifolia), il pepe (Capsicum spp.), il cacao (Teobroma cacao, America Centrale), la patata (Solanum tuberosum), il caffè (Coffea arabica, Africa), il pomodoro (Lycopersicon esculentum), il riso (Oryza sativa, Asia), il mais (Zea mays, America Latina), la canna da zucchero (Saccharum officinalum, Nuova Guinea)sono esempi di prodotti oggi consumati in tutto il mondo. Sono moltissimi anche i frutti prelibati esportati in tutto il mondo che sono oramai coltivati anche in occidente. Tra questi ricordiamo arance, mandarini, pompelmi e altri agrumi (Citrus spp., Indomalesia), cocomeri (Cucurbita spp., India), banane (Musa paradisiaca, forse proveniente dai tropici afro-asiatici), ananas (Ananas comosus, America Centrale e Meridionale), noce di cocco (Cocus nucifera, sud-est asiatico e Indopacifico), papaia (Carica papaia, Messico e Costarica), mango (Magnifera indica, India e Indocina).

rubber-tappingAvorio vegetale

L’avorio vegetale (Phytelephas spp.) è una sostanza che può essere impiegata in sostituzione dell’avorio animale che, per anni, ha messo in serio pericolo gli elefanti minacciandone l’estinzione. Le noci di avorio vegetale sono durissime e possono essere intagliate per produrre oggetti di vario genere, oltre a potenti abrasivi e sostanze fitochimiche. Inoltre questa sostanza, prima di essere sottoposta ad indurimento, ha una consistenza cremosa ed è piuttosto gustosa. Le foglie della pianta sono utilizzate anche per farne paglia da imballaggi. L’utilizzo di questa sostanza ha raggiunto il suo apice nel 1929 e l’Ecuador ne era il maggior esportatore. Nel 1941 il mercato delle noci ha conosciuto una grossa crisi, tanto che l’esportazione era ridotta ad un quarto. Tuttavia oggi, grazie ad una maggiore “sensibilità ecologica”, il commercio di avorio vegetale si è ripreso nonostante i costi siano elevati: un bottone di avorio vegetale costa il 25% in più rispetto ad uno di plastica. L’Ecuador oggi ne produce circa 2.300 chilogrammi, che vengono esportati principalmente in Italia, Giappone e Germania.resolvetagua_1 VEGETABLE IVOTRY NUTSIl commercio del legno

Uno dei più importanti mercati legati alla foresta è il commercio del legno. Tra i legni più utilizzati ricordiamo, per esempio, il Teak, il Mogano e l’Ebano. Le foreste si trovano in genere in paesi poveri dove la necessità economica porta a vendere il legno presente in abbondanza a prezzi bassissimi. L’intenso sfruttamento che deriva dal basso costo di questa risorsa e dalla sua abbondanza mette a dura prova la sopravvivenza di tutti gli esseri viventi presenti in questo ecosistema. Alberi secolari vengono abbattuti per l’industria del legname, del mobile o della carta. L’Italia, per esempio, è il secondo importatore mondiale di legno dal bacino del Congo, ed importa il 60% di tutti i tronchi di Ayous abbattuti in quell’area. Il mercato illegale di legname rappresenta circa il 20% del mercato mondiale, è difficilmente controllabile e minaccia ulteriormente la sopravvivenza di questo ecosistema. Le proporzioni del disboscamento sono impressionanti e il fenomeno ha assunto gli aspetti più drammatici in Africa. Dal 1990 al 2000, l’Africa ha perduto oltre 55 milioni di ettari di foresta con un incremento del 25% del tasso di distruzione rispetto al 1992. I paesi della regione della foresta africana hanno aumentato la loro produzione di legno del 58% dalla metà degli anni novanta. Nello stesso periodo non c’è stata alcuna significativa crescita delle aree di foresta destinate alla conservazione; al contrario in questo periodo diversi milioni di ettari di foresta incontaminata sono stati ceduti alle compagnie del legno per le operazioni di estrazione industriale di tronchi. L’Indonesia e la NUova Guinea hanno perso dal 60 al 72% delle loro foreste, mentre nella regione la produzione di legno tra il 1996 e il 1998 è aumentata del 25% rispetto al decennio precedente. Si stima che in Indonesia, il 70% del legno grezzo prodotto per le segherie locali sia estratto illegalmente. La deforestazione espone però il suolo boscoso all’azione diretta degli agenti climatici e provoca la sua rapida degradazione.

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