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IL TERRARIO BIOTOPO

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Il terrario biotopo altri non è che un terrario il più vicino possibile all’ambiente dell’animale che vi dimora, molti terrari di questo tipo lasciano a bocca aperta per la loro bellezza scenografica (un esempio su tutti: i terrari per Dendrobates sp.), la bellezza di questi terrari può essere direttamente proporzionale allo sbattimento per la loro gestione?
In alcuni casi secondo me si, molto dipende dalla scelta dell’ambientazione da allestire, dalla scelta delle piante, del parco luci etc etc. Fondamentale in questi casi anche l’automazione, un terrario biotopo sarà sicuramente più gestibile se avrà impianti nebulizzanti, luci e riscaldamento termostatati ad hoc.
Altra cosa fondamentale è la scelta dei materiali, un terrario per Phelsuma sp. sarà essenzialmente in vetro o materiali plastici, usare del legno (anche trattato sarebbe da suicidio), caso inverso in un terrario per deserticoli dove l’alto grado di dispersione di calore potrebbe solo far felice l’ENEL o chi per lei: , ovvio che queste regole siano valide anche per i terrari sterili.

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Altra cosa importante è la scelta delle piante, innanzitutto vanno scelte piante “consone” all’ambiente scelto (per intenderci un cactus in un terrario per Anolis sp. non va bene), passo successivo è scegliere piante che non soffrano troppo la convivenza con i nostri ospiti soprattutto per quel che concerne i parametri ambientali, anche le piante meritano di essere trattate al meglio!
Per quel che invece riguarda lo sfondo, ormai in moltissimi usano il poliuretano, materiale ottimo e malleabile per ogni esigenza, in seconda battuta si rivelano ottimi i pannelli in fibra di cocco e anche il sughero (assicuratevi non sia trattato).
I pro di queste teche sono: l’appagamento estetico, il poter offrire ai nostri ospiti un ambiente quasi perfetto per vivere, per gli esemplari WC o timidi poi l’abbondanza di rifugi eviterà qualsiasi tipo di stress.
Ovviamente ci sono anche i contro: questi terrari abbisognano di un’ottima manutenzione, quindi di tempo, per evitare il deperimento delle piante e anche eventuali muffe o acari fastidiosi, in ultimo vi è anche da considerarsi un costo notevolmente più alto rispetto ad un terrario sterile.
La conduzione di un terrario biotopo in molti casi risulta un po’ più impegnativa rispetto a soluzioni differenti, come terrari sterili o semisterili. I problemi che l’appassionato deve affrontare sono diversi, innanzitutto già in fase di allestimento la scelta delle piante adatte all’ambientazione desiderata potrebbe risultare comprensiva di qualche difficoltà: l’assortimento offerto dai garden center si limita spesso alle più comuni piante “commerciali” prodotte su ampia scala nei vivai per lo più olandesi , in alcuni casi qualcosa può andare bene, in altri decisamente no….se poi ci si volesse indirizzare verso le specie botaniche vere tipiche delle foreste amazzoniche ( Bromeliaceae diverse dai soliti ibridi di Guzmania, per capirci) o del Sudest asiatico ( un paradiso per centinaia di specie particolarissime di felci, tanto per dirne una…) la faccenda si complica…
Effettivamente navigando sui vari siti stranieri, non solo tedeschi e olandesi, ma anche asiatici o statunitensi, ci si rende conto che l’assortimento di materiale vegetale vivo endemico delle zone dalle quali i nostri animaletti giungono è mostruoso, in termini di numero di generi e specie qui ancora sconosciute.

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Per cui si può desumere che se uno volesse ricreare un biotopo il più fedele possibile all’ambiente di provenienza di questo o quell’animale molto spesso già in partenza riscontrerebbe non poche difficoltà….
Come si osservava gli ambienti non sterili sovente vanno incontro al problema del mantenimento di un ottimale livello di igiene, ne sa qualcosa chi come il sottoscritto alleva poison frogs: acque stagnanti con feci e moscerini morti , riserve d’acqua che alimentano cascatelle , la stessa acqua nelle ascelle delle Bromeliaceae possono rappresentare una potenziale bomba ad orologeria per le nostre ranocchie….lo stesso vale per i cuscini di muschio ricoperti dalle numerose deiezioni che questi animaletti dal metabolismo iperaccellerato producono. Vale per le Dendrobatidae ma anche per il resto degli anfibi e pure per i rettili: un terrario biotopo deve vivere di un determinato equilibrio…intendo dire che, secondo le osservazioni che ho effettuato in anni di allevamento, non ci sono differenze enormi con gli acquari: una vasca da 100 litri con 5 pesci e un allestimento tipo “olandese” ha un certo margine di “autogestione”…la stessa vasca con 50 pesci, anche se dotata delle migliori attrezzature sarà sempre un ambiente a rischio collasso.
Lo stesso, a mio avviso, vale per i terrari biotopo: la cosa fondamentale è individuare il numero ottimale di animali che si inserisca in modo non traumatico in un contesto dove la presenza e la crescita delle piante risulti soddisfacente.
Per quanto riguarda i piccoli aiuti che l’appassionato potrà offrire, ecco: nel caso di terrari umidi tropicali, per esempio, l’introduzione nel substrato di una colonia di porcellini di terra tropicali, ovvero Trichorhina tomentosa, organismo occasionalmente reperibile alle fiere o presso qualche ditta tedesca specializzata in cibi vivi, risulterà cosa utile ,in quanto avrà introdotto nel proprio terrario sia un cibo gradito ad animali di piccola taglia, sia un insostituibile alleato nella lotta ai rifiuti e agli acari.

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