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I CARACIDI

I CARACIDI
Neon, cardinali e molti altri sono una presenza costante nei nostri acquari, oltre ad essi, però, altre specie meriterebbero una maggiore considerazione da parte degli appassionati. Per fortuna oggi i Tetra sembrano tornati in auge, grazie al successo della vasche aperte, a volte inserite nei paludari e ricche di piante, in particolare quelle di ispirazione giapponese, dove si richiedono pesci di piccola taglia, oppure appunto nei paludari, dove il livello dell’acqua può risultare più basso rispetto a quello di un normale acquario. Innocui per le piante, dalla livrea discreta, risultano essere perfettamente in tono con il paesaggio. Essi si trovano a loro agio con valori di pH e durezza solitamente piuttosto bassi rispetto agli acquari di comunità.
Il termine “Caracide” che, a rigore, dovrebbe limitarsi a definire i soli rappresentanti della famiglia Characidae – è stato ed è tuttora oggetto di una certa confusione tra gli acquariofili, la cui causa è da ricercarsi essenzialmente nell’uso improprio di certi nomi comuni da parte della letteratura specializzata, in particolare quella di lingua inglese e tedesca. Gli acquariofili di lingua inglese, da sempre allergici al latino, sono ad esempio soliti chiamare “Characins” buona parte dei Caraciformi, un grande ordine che comprende non solo i Caracidi veri e propri ma anche famiglie affini come i pesci matita (Lebiasinidi), i piranha (Serrasalmidi), i pesci accetta (Gasteropelecidi), ecc.
In italiano, spesso questo termine inglese è stato tradotto in “Caracide” da traduttori evidentemente poco ferrati in tassonomia e zoologia. Gli stessi Caraciformi sono poi familiarmente e genericamente chiamati “tetra” sia in inglese che in tedesco, ad aumentarne ulteriormente la confusione. Il nome “tetra” deriva invece dalla sottofamiglia dei Tetragonotterini, che comprende i Caracidi di gran lunga più diffusi e popolari in acquariofilia. In realtà, questo termine è ormai entrato nell’uso comune – almeno in lingua tedesca e inglese – per indicare un po’ tutti i Caraciformi (o Caracoidei, secondo le classificazioni).


LINEE GUIDA PER IL LORO ACQUARIO

Nella progettazione di un acquario (da inserire in un paludario) per i Caracidi occorre seguire alcuni accorgimenti validi per quasi tutte le specie. Per cominciare, non è affatto necessaria un’illuminazione intensa, salvo che non si intenda filtrare massicciamente su torba rendendo l’acqua molto scura. Un paio di neon T8 (con riflettore) della massima lunghezza consentita della vasca sono in genere più che sufficienti per valorizzare questi pesci dalle livree delicate ed iridescenti, che in natura preferiscono di solito nuotare in zone non direttamente illuminate dai raggi del sole. L’acqua sarà limpida e ben filtrata, leggermente ambrata da un (moderato) filtraggio su torba e dalla presenza di radici di savana o mangrovia ben stagionate.
Valori fisico-chimici ideali per l’allevamento (e anche per la riproduzione) della maggior parte delle specie:
T 24-28°C; pH 6,2-6,8; 2-4°dKH; 8-12 dGH.
Un fondale scuro (anche nero, per le numerose specie semitrasparenti) e un material di fondo non troppo chiaro (evitare I quarzi bianchi e rosa, o mescolarli con sabbie più scure come quelle basaltiche) contribuiranno ulteriormente ad esaltare le livree di questi pesci, mettendoli inoltre a loro agio, evitando rifrazioni della luce dall’alto che spesso li spaventano.


Quali sono i compagni ideali dei Caracidi? Trattandosi di pesci che nuotano principalmente nella fascia centrale della colonna d’acqua, sicuramente qualche pesce di fondo alghivoro (Otocinclus spp. o per le vasche da 80-100 cm in su, anche altri Loricaridi tranquilli e pacifici come Farlowella, Rineloricaria, Peckoltia, ecc.), ma anche, qualche tipico pesce di superficie a suo agio tra le piante galleggianti e ben armonizzabile con i nostri tetra, come i Gasteropelecidi (pesci accetta), i Ciprinidi dei generi Laubuca e Danio o piccoli killi come Epiplatys e Aplocheilus. Volendo si può introdurre una coppia o un trio di Ciclidi nani (Apistogramma, Laetacara, Microgeophagus), purchè la vasca abbia una capacità di almeno un centinaio di litri.
L’arredamento della vasca, dovrà simulare, le sponde di un ruscello immerso in una lussureggiante foresta tropicale, legni e rocce saranno collocati in modo da creare anfratti e nascondigli dove i nostri pesci si potranno rifugiare in caso di pericolo. Il fondo non dovrà essere uniformemente piatto ma andranno creati dislivelli tra un settore e l’altro dell’acquario, possibilmente degradanti verso il vetro frontale della vasca, in modo da simulare in toto la riva di un ruscello. Le piante a fusto alto andranno poste posteriormente e lasciate crescere anche fuori dall’acqua, dove, se le condizioni climatiche lo permetteranno, potranno arrivare anche a fioritura. Nella parte frontale, invece andremo a collocare le piante a basso fusto, piante galleggianti e piante epifite legate ai legni di torbiera completeranno l’arredamento. Le rocce non dovranno assolutamente essere di origine calcarea e non troppo chiare. L’ideale sarebbe usare rocce laviche o rocce basaltiche.


Quali sono le piante più indicate?
Ideali le piante robuste con crescita a cespuglio compatto, come Cryptocoryne wendtii e Anubias barteri var. nana, o specie che crescono direttamente sui legni e sulle rocce come i vari muschi, Microsorum pteropus, Bolbitis heudelotii e le varie Anubias, o ancora grosse piante solitarie come i più robusti Echinodorus e Crinum. Per lo sfondo sono ideali piante come le Vallisneria che formano un intrico di foglie strette e sottili dove i pesci possono trovare rifugio. Si tratta in maggioranza di piante con esigenze di luce da ridotte a medie, dunque particolarmente indicate per una vasca in cui l’illuminazione diffusa e non troppo intensa consentirà di apprezzare in tutta la loro bellezza le delicate livree dei tetra.
Un breve accenno alla riproduzione dei Caracidi. Per chi volesse tentare di riprodurre questi pesci, è necessario isolare la coppia di riproduttori in un’altra vasca in quanto essendo pesci ovipari che non curano la prole, gli avannotti e le uova sarebbero predati dagli adulti. Nell’acquario comune, infatti, assisteremo frequentemente a corteggiamenti ed accoppiamenti, ma le probabilità che qualche uovo o avannotto sfuggano alla voracità degli adulti – sia pure in vasche molto grandi e ricche di potenziali rifugi – saranno davvero minime.

Ecco alcuni dei Tetra più interessanti da allevare (e volendo riprodurre) nelle vasche degli appassionati.

HEMIGRAMMUS PULCHER


Nome comune italiano: Tetra grazioso
Dimensioni: lunghezza massima 4-5 cm
Dimorfismo sessuale: poco evidente, maschio di solito un po’ più snello e con livrea più accesa.
Origine: piccoli affluenti del corso superiore del bacino amazzonico, fra Brasile e Perù, ma ne esiste una sottospecie anche nei dintorni di Manaus.
Allevamento: vivace, robusto e adattabile, purtroppo la sua bella colorazione è visibile solo in condizioni ottimali ed è valorizzata da uno sfondo ricco di piante con illuminazione frontale oltreché dall’alto, per questo non è molto diffuso tra gli acquariofili. Ideale per acquari di comunità da 80 litri in su, va tenuto in gruppi numerosi altrimenti diventa troppo timido o aggressivo. Convive bene con Discus e Scalari. Accetta tutti i mangimi secchi.

HYPHESSOBRYCON ROSACEUS

Hyphessobrycon_rosaceus
Nome comune italiano: Tetra rosa
Sinonimi: Hyphessobrycon ornatus, Hyphessobrycon bentosi rosaceus.
Dimensioni: anche in acquario raggiunge una taglia massima di 5 cm.
Dimorfismo sessuale: molto evidente (la pinna dorsale del maschio è molto più lunga e spesso terminante in un prolungamento filiforme, di colore rosa, con una grande macchia nera che sfuma verso la punta, mentre nella femmina è arrotondata e generalmente meno sviluppata)ma solo negli individui sessualmente maturi.
Origine: Guyanas (bacini dei fiumi Corantijn, Esequibo e Suriname), in acque piuttosto acide e tenere.
Allevamento: fra i Tetra più belli e vistosi, va però tenuto in gruppi numerosi (minimo 8-10 individui) e in acquari spaziosi, da 80-100 l. in su, con folta vegetazione lungo i lati e zone libere per il nuoto. Preferisce un’acqua leggermente filtrata su torba, con pH 6,5 e durezza inferiore a 10° dGH. La sua colorazione raggiunge il massimo della brillantezza se valorizzata da uno sfondo scuro. Si adatta a tutti i mangimi ma nella sua dieta non deve mancare cibo vivo e surgelato.

HYPHESSOBRYCON MEGALOPTERUS


Nome comune italiano: Tetra fantasma
Sinonimi: Megalamphodus magalopterus
Dimensioni: lunghezza massima 4-5 cm.
Dimorfismo sessuale: la femmina è più colorata del maschio, ha la pinna adiposa rossa e sfumata di rosso sono anche le pinne ventrali e l’anale; il maschio invece ha una livrea brunastra uniforme, più scura sulle pinne e con una macchia nera dietro le branchie meno evidente nella femmina, inoltre nel maschio la pinna dorsale è più sviluppata.
Origine: bacino del Rio São Francisco, Brasile.
Allevamento: vivace ma pacifico pesce di branco, da tenere in gruppi di almeno una decina di individui. Robusto e poco esigente, ideale per l’acquario di comunità a partire da 80 cm di lunghezza, dove non disturba nessun altro pesce e non danneggia le piante. Preferisce vasche ricche di vegetazione (anche galleggiante), con acqua limpida e ben filtrata, fondo non troppo chiaro e illuminazione non eccessivamente intensa. Valori fisico-chimici dell’acqua: T 22-26°C; pH: 7; durezza: 10-20° dGH. Prevalentemente zoofaga, questa specie accetta comunque tutti i mangimi secchi e liofilizzati, pur preferendo il cibo vivo e surgelato (artemie, larve di zanzara, copepodi, dafnie).

PRISTELLA MAXILLARIS

Nome comune: Tetra cardellino
Sinonimi: Pristella riddlei
Dimensioni: non raggiunge i 5 cm.
Dimorfismo sessuale: poco evidente al di fuori dell’accoppiamento, il maschio è di regola più slanciato e vivacemente colorato (specie sulle pinne) della femmina.
Origine: basso corso del Rio delle Amazzoni, tra la Guyana e il Venezuela.
Allevamento: classico pesce di branco, vivace e pacifico. Ospite ideale degli acquari di comunità, anche di piccole dimensioni (a partire da 60 l.) dove va però sempre tenuto in gruppi di almeno 5-6 esemplari. La sua delicata livrea è evidenziata da un fondo scuro e da illuminazione attenuata. Valori fisico-chimici dell’acqua: T 23-28°C; pH: 6-7; durezza 8-15 dGH. Accetta tutti i mangimi secchi, gradisce però particolarmente il cibo surgelato minuto come artemie, dafnie e copepodi.

PARACHEIRODON INNESI

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Nome comune: Tetra neon
Sinonimi: Hyphessobrycon innesi
Dimensioni: lunghezza massima 4 cm
Dimorfismo sessuale: poco evidente, il maschio è di regola più slanciato e spesso un po’ più piccolo della femmina.
Origine: corso superiore del bacino amazzonico, in particolare nel complesso del Rio Putumayo e dei suoi affluenti (Perù), in acque scure.
Allevamento: può vivere anche in acquari di capacità ridotta, già a partire da 30 l., ma l’ideale è allevarlo in vasche più grandi (da un centinaio di litri in su)per poterne ammirare un folto branco di almeno una trentina di individui. Consigliabile non far mai mancare mangimi vivi e surgelati (in particolare dafnie, copepodi, artemia e altri piccoli crostacei): con un’alimentazione povera o monotona il rosso della sua livrea sbiadisce miseramente. Si adatta a tutti i tipi di acqua, preferibile però una durezza sui 7-10° dGH e con un pH intorno a 6,5-7, mentre la temperatura sarà impostata sui 24-25°C.

PETITELLA GEORGIAE

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Nome comune: Tetra testa rossa
Sinonimi: spesso confusa con Hemigrammus bleheri e H. rhodostomus
Dimensioni: raggiunge i 5 cm di lunghezza
Dimorfismo sessuale: poco evidente, il maschio di regola è più snello della femmina
Origine: originaria del corso superiore del bacino amazzonico, tra Perù e Brasile, in fiumi (come il Rio Branco) caratterizzati da acque “bianche”.
Allevamento: ideale per gli acquari amazzonici, con pH intorno a 6,5 e durezza inferiore a 10° dGH. In acque più dure e alcaline si mostra a volte delicata e sensibile alle malattie, non è quindi molto adatta per i classici acquari di comunità. Va tenuta in gruppi di almeno 8-10 individui. Deve essere nutrita spesso e con cibi nutrienti, altrimenti dimagrisce vistosamente.

PARACHEIRODON AXELRODI

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Nome comune: Tetra cardinale
Sinonimi: Cheirodon axelrodi, Hyphessobrycon axelrodi
Dimensioni: in acquario può raggiungere i 4-5 cm di lunghezza
Dimorfismo sessuale: poco evidente, maschio di solito più snello e spesso con livrea più brillante.
Origine: corso superiore del Rio Negro (Amazzonia brasiliana), Colombia occidentale e bacino dell’Orinoco (Venezuela), in torrenti poco profondi e canali naturali con acqua scura.
Allevamento: rispetto al più diffuso neon, si presta meglio ad essere allevato in acquari ad ambientazione amazzonica, nei quali viene generalmente impostata una temperatura piuttosto elevata (27-30°). Anche gli individui selvatici non hanno alcun problema ad accettare un po’ tutti i mangimi secchi, essendo di regola già abituati dagli esportatori a questo tipo di alimentazione: è importante somministrare sia mangimi arricchiti di coloranti naturali (come i caroteni), sia piccoli crostacei vivi o surgelati (come dafnie, copepodi e mysis), allo scopo di mantenerne sempre viva e brillante la colorazione.

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HEMIGRAMMUS ERYTHROZONUS

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Nome comune: Neon rosa
Sinonimi: Hyphessobrycon gracilis
Dimensioni: raggiunge i 3-4 cm di lunghezza
Dimorfismo sessuale: poco evidente, il maschio è di regola più slanciato.
Origine: bacino del Rio Esequibo in Guyana, nei piccoli corsi d’acqua che scorrono nella foresta
Allevamento: pesce di branco (minimo 15-20 individui) pacifico e socievole, non deve essere associato a specie troppo vivaci o aggressive; può sostituire neon o cardinali o imbrancarsi con entrambi. Ideale per vasche “Amazzoniche” a partireda 60-70 litri; vuole acqua con un pH 6-7 e durezza entro 15°dGH. Accetta tutti i mangimi per pesci da acquario, gradisce molto i piccoli surgelati. La sua delicata livrea è particolarmente valorizzata in vasche con fondo scuro, ricche di vegetazione, con acqua limpida leggermente filtrata su torba.

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