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HYDROCOTYLE

Le specie del genere Hydrocotyle si raccomandano per la loro estrema versatilità: si possono infatti coltivare nell’acquario come nel paludario e perfino nel laghetto all’aperto, ideali per il primo piano come per il centro vasca in qualità di piante protagoniste; inoltre con le loro graziose foglie “ a moneta” possono ricoprire la superficie fungendo quindi da piante galleggianti.
Il genere Hydrocotyle (dal greco hydron, acqua e kotyle, ciotola) è diffuso sia in Europa che nelle regioni tropicali e subtropicali dell’Asia e dell’America.
Da noi queste piante vengono significativamente chiamate “soldinelle” per la curiosa somiglianza delle loro foglie con le monete. Le foglie, di forma circolare dai margini più o meno ondulati, sono sorrette da lunghi peduncoli e, in acqua, tendono a raggiungere la superficie ricoprendola con un fitto “tappeto verde”. Le soldi nelle popolano i biotopi umidi ad acque ferme o a debole corrente, dove crescono completamente sommerse, con le sole foglie galleggianti, o interamente emerse sulle rive.

Il loro aspetto cambia in relazione al mezzo in cui vivono: se colonizzano le terre ferme danno origine a intricati cespugli di spesse foglioline, mentre se si radicano sott’acqua producono un minor numero di foglie che divengono più grandi e sottili. I fitti ammassi delle Hydrocotyle svolgono un ruolo ecologico molto importante: oltre a liberare ossigeno nella colonna d’acqua durante le ore del giorno; infatti, sono anche colonizzati da una ricca microflora e microfauna epifitica (alghe, batteri, protozoi e rotiferi), risultando quindi un ottimo rifugio e un luogo dove potersi approvvigionare di cibo per i pesci di ogni specie ed età.
Queste piante perenni della famiglia delle Apiaceae (già Umbrelliferae, oggi entrambi i nomi sono utilizzati in attesa che si faccia chiarezza sull’esatta denominazione) sono caratterizzate da fusti che possono essere galleggianti o striscianti e, in quest’ultimo caso, si ancorano al terreno mediante radici secondarie che spuntano a ciuffetti biancastri in corrispondenza dei nodi. Dai fusti si sviluppano foglie di colore verde chiaro, circolari o reniformi e dotate di picciuolo allungato a forma di peduncolo, in media lungo 10-15 cm ma che, nella forma sommersa della nostrana H. vulgaris, può eccezionalmente raggiungere i 70 cm in acque relativamente profonde.
L’infiorescenza è un’ombrella (i fiori sono portati da peduncoli che si originano nello stesso punto) semplice o composta. Nei fiori, il calice – se presente – è poco sviluppato e la corolla è formata da 5 petali minuti che danno origine a una simmetria raggiata. Oltre che con i semi, Hydrocotyle spp. si possono moltiplicare mediante stoloni e talee (cosa decisamente preferibile in acquario): i primi si ottengono suddividendo il fusto strisciante, le seconde asportando i getti che si formano dallo stelo principale.

Coltivarle bene, una “questione di fondo”
Per favorire una crescita folta e compatta, in acquario è bene asportare con regolarità le foglie che tendono a raggiungere la superficie, così da stimolare uno sviluppo più articolato della pianta. Se i valori fisico-chimici dell’acqua e la stessa illuminazione non sembrano rivestire un’importanza decisiva per la buona riuscita della coltivazione di Hydrootyle, i fattori nutritivi ne condizionano maggiormente la crescita. Elementi indispensabili per un buon sviluppo sono i nutrienti che queste piante assumono sia dal fondo, tramite le radici, che dall’acqua attraverso gli steli e le foglie. Un buon substrato per le Hydrocotyle è costituito ad esempio da una miscela in parti uguali di graniglia leggera grigia, simile ad argilla espansa e molto porosa (commercializzata da varie aziende sotto diversi nomi, perlopiù accomunati dal suffisso “-lit”) e di Fluorite, una graniglia porosa (1-5 mm) con un buon contenuto di ferro. La relativa grossolanità di questo fondo, tuttavia, rende spesso problematico l’insediamento di piante striscianti con apparato radicale esile e frazionato come appunto le Hydrocotyle: è quindi opportuno, durante l’allestimento, prevedere una copertura del substrato con ghiaietto quarzifero (granulometria 2-3 mm), che – oltre ad essere esteticamente più gradevole – con il suo peso riuscirà a mantenerlo un po’ più compatto, trattenendo meglio le plantule che, gradualmente, potranno radicarsi all’interno del sottofondo producendo una fitta rete di radici capillari.

Lo stesso problema di ancoraggio si pone anche con la graniglia lavica, un substrato di crescita eccellente per queste piante ma, al contempo, molto grossolano e irregolare. È in ogni caso sempre consigliabile – quando possibile – evitare, durante il periodo di acclimatazione e radicamento al fondo delle Hydrocotyle, la presenza di pesci di fondo vivaci o di buona taglia (grossi pleco e labeo, botia pagliaccio, ecc.) che potrebbero divellere le piccole radici impedendo così alla pianta di ancorarsi stabilmente con i nuovi getti. Trattandosi nella quasi totalità dei casi di piante provenienti da coltura semi-emersa in serra, dunque offerte nei classici vasetti idroponici, conviene sempre inserirle nel fondo dell’acquario direttamente con la parte del substrato di crescita (grodan o lana di roccia) più vicina alle radici, dopo averla ben sciacquata per eliminare il più possibile i fertilizzanti di cui è imbevuta ed aver tirato via la porzione esterna che non servirà più alla pianta. In questo modo il “cespuglio” resterà compatto nella sua parte centrale, protendendo tutt’intorno i getti muniti di radici avventizie e di giovani foglioline, che radicheranno dove troveranno le condizioni più idonee.
Una somministrazione regolare di CO² è un altro fattore vincente nella coltivazione di tutte le Hydrocotyle, in particolare negli acquari non strettamente dedicati alle piante ma dedicati principalmente ai pesci e in genere fin troppo…affollati, come è il caso della maggioranza delle vasche di comunità.

Anche nel paludario
Potate con regolarità (in media una volta alla settimana), Hydrocotyle spp., mantengono uno sviluppo compatto e si possono utilizzare sia come splendidi “cespugli” isolati a centro vasca, sia come “siepe di primo piano” negli acquari di maggiori dimensioni (a partire da un metro di lunghezza e mezzo metro di profondità). Queste piante palustri (elofite) sono ideali anche per il paludario, sia temperato (15-25°C) che tropicale (22-28°C): qui si possono utilizzare in modo eccellente come rampicanti sulle pareti e in funzione di “piante da copertura”, cioè per occultare accessori, divisori e tutto ciò che si vuole nascondere alla vista per offrire un layout il più naturale possibile.

SPECIE PIU’ COLTIVATE IN TERRARIO O PALUDARIO TROPICALE

Hydrocotyle sibthorpioides Lamarck, 1789


Di recente comparsa sul mercato acquariofilo italiano e ancora piuttosto rara, è originaria del Sud-Est asiatico ma è stata introdotta e acclimatata in varie regioni calde degli Stati Uniti, dalla California alla Florida e alla Louisiana. Pur essendo molto graziosa e di dimensioni contenute (cespugli alti meno di 10 cm), tali da farne una pianta ideale per il primo piano, è poco diffusa perché tutt’altro che facile da coltivare sommersa, essendo – rispetto ad altre Hydrocotyle maggiormente apprezzate – più legata a biotopi asciutti, se non aridi, mentre di rado in natura si può osservare in acqua. È dunque raccomandabile soprattutto per il paludario, dove produce facilmente infiorescenze che portano fino a una decina di graziosi fiorellini bianchi. Per la coltivazione in acquario richiede in ogni caso molta luce, una temperatura di 20-28°C, pH 6-7 e durezza inferiore a 10° dGH.


Hydrocotyle leucocephala Chamisso e Schlechtendal, 1826


Appartiene alla a famiglia delle Apiacee ed è originaria del Sud America come la sorella “verticillata”, la Hydrocotyle leucocephala è sicuramente tra le piante più diffuse nel nostro hobby. Le sue caratteristiche foglie la rendono sempre facilmente riconoscibile e consentono di distinguerla dalla “sorella” verticillata come dall’asiatica “marittima” anche per la maggiore facilità nella coltivazione.
La specie più comune in commercio, in natura si trova fino ad un’altitudine di 1.700 m dal sud del raggiungere eccezionalmente i 10 cm; di un verde più intenso nella pagina superiore, è caratterizzata da un’incisione che raggiunge il centro della foglia e nel corso della maturazione da liscia diviene gibbosa. I picciuoli che sorreggono le foglie possono essere sia glabri che pelosi e in genere raggiungono i 15 cm di lunghezza, quelli che portano le infiorescenze sono più corti e coperti di peli. Il candido colore dei fiori ha ispirato il nome della specie (leucocephala significa infatti “testa bianca”). Questa specie si trova bene nelle acque ricche di nutrienti e, nonostante sopporti temperature che vanno dai 5 ai 30°C, le migliori possibilità di sviluppo si hanno fra i 20 e i 27°C. L’intensità dell’illuminazione non è importante, anche se sotto una forte luce le foglie assumono dimensioni e colori decisamente più rigogliosi. Sui valori chimici si mostra molto tollerante, prosperando sia in acque tenere e acide che alcaline e relativamente dure: un pH intorno a 7 e una durezza su 8-12° dGH (misurabili nella maggioranza delle vasche di comunità d’acqua dolce) sono – se non ottimali – senz’altro graditi.


Hydrocotyle verticillata Thunberg, 1798


Diffusa negli ambienti umidi delle aree temperate e subtropicali dell’America Centro-Settentrionale. Di solito la si trova emersa, cresce comunque anche sommersa, meglio se a temperature non superiori a 25-26°C (in compenso sopporta valori fino a 12-15°C) e sotto un’illuminazione intensa. Per sfruttarne al meglio le doti decorative, visto che raggiunge solo una decina di cm d’altezza, è opportuno collocarla in primo piano dove crea uno scenario affascinante. All’interno della specie sono state individuate alcune varietà (verticillata, racemosa, cubensis, featherstoniana), principalmente su differenze osservabili nella morfologia dei peduncoli, che possono variare in lunghezza e, nel caso di quelli che portano le infiorescenze, apparire più o meno “pelosi”. Questa differenziazione non ha però una sicura validità tassonomica.