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ALIMENTAZIONE DEI DENDROBATIDI

99000005334_01Una corretta ed abbondante alimentazione è fondamentale per il benessere e la riproduzione delle rane della famiglia Dendrobatidae e per questo motivo, bisogna cercare di avere sempre a disposizione cibo in abbondanza: è questa la ragione che mi porta a dedicare tanto spazio a tale argomento.
In natura questi piccoli “gioielli” passano quasi tutta la giornata a caccia di prede; la loro dieta è molto varia: ricercano qualsiasi piccolo artropode che siano in grado di sopraffare: collemboli, acari, piccoli ditteri, coleotteri, afidi, termiti, formiche (mirmecofagia), ragni, moscerini, piccoli ortotteri (grilli e cavallette), millepiedi, vermetti e svariati altri piccoli invertebrati.
A dispetto della taglia ridotta e dell’aspetto gracile, i Dendrobatidi sono dei voraci predatori, spesso in grado di divorare un animale di taglia apparentemente sproporzionata rispetto alla loro.11915445_10203379695851455_7579615634363739925_n

Mangiano molto e a qualunque ora, praticamente sempre quando sono in attività.
In cattività, nel limite del possibile, sarebbe opportuno somministrare il cibo più volte al giorno in piccole quantità, piuttosto che in un’unica soluzione.
I dendrobatidi, come quasi tutti gli Anuri, si cibano solo ed esclusivamente di prede vive e ciò rappresenta un’importante complicazione per l’appassionato allevatore.
Il problema principale è quello di avere sempre a disposizione del cibo di buona qualità, vario ed abbondante.
L’appetito dei Dendrobatidi è stimolato dalle nebulizzazioni, è quindi buona regola offrire il cibo subito dopo avere umidificato il terrario.

hqdefaultIn terrario le prede più gradite e complete dal punto di vista nutrizionale sono i moscerini della frutta e dell’aceto del genere Drosophila, Drosophila melanogaster ma soprattutto D. hydei (per agevolare il pasto delle rane, si possono collocare in alcuni punti del terrario dei pezzetti di frutta matura, dove i moscerini si accumuleranno per nutrirsi delle sostanze zuccherine), mini-camole appena nate e mini-grilli di 2-7 giorni di vita allevati su substrato nutriente e ricco di calcio carbonato; spesso vengono accettati anche gli enchitrei (“vermi grindal” e affini).
È importante poter disporre anche di collemboli, afidi, grilli, camole e tarme delle giuste dimensioni.
Soprattutto le prede vive provenienti da allevamenti casalinghi andrebbero arricchite dal punto di vista vitaminico e minerale cospargendole con un integratore dietetico per rettili, aggiunto a carbonato di calcio. Nella bella stagione si dovrebbe per quanto possibile integrare l’alimentazione con del “plancton dei prati” (piccoli insetti catturati con un retino a maglie fini in un prato non trattato con pesticidi).11958285_1044063278967637_7428329347183907757_o
La reperibilità in commercio di queste prede è molto limitata e difatti solo pochi negozi specializzati e garden center situati in prossimità delle principali città italiane le commercializzano. La soluzione migliore è quindi quella di rendersi autosufficienti allevando e riproducendo gli insetti direttamente a casa propria; il rovescio della medaglia è che ciò comporta un elevato investimento di tempo per la produzione del cibo, tempo spesso superiore a quello dedicato alle cure delle rane stesse.
Di seguito tratterò l’allevamento e la riproduzione delle più comuni ed importanti specie d’insetti utilizzate come cibo per le dendrobates.

Drosophile

Drosophila
Questi piccoli ditteri grazie alla semplicità e alla velocità con cui si riproducono sono alla base dell’alimentazione per i dendrobatidi; le specie più comunemente utilizzate a questo scopo sono Drosophila hydei e Drosophila melanogaster. La prima è più grande, di colore nero con grossi occhi rossi mentre la seconda, più piccola, è circa la metà ed ha un colore mattone rosato. Le due specie compiono un ciclo vitale, da larva a moscerino, che è influenzato dalla temperatura ambiente: i tempi richiesti da D. melanogaster vanno da circa 9 giorni a 25°C fino a 12-13 giorni a 20°C mentre, per D. hydei occorre quasi il doppio del tempo. Per l’allevamento delle Drosophila bisogna disporre di poche semplici cose:
1 – Un contenitore che può essere la metà inferiore di una bottiglia di plastica d’acqua minerale o un barattolo di plastica di quelli che contengono il gelato da 1 Kg.
2 – Un pezzo di garza o tessuto e un elastico per chiudere il barattolo.
3 – Della paglia o fibra di perlon per evitare che le drosofile appena introdotte anneghino nel substrato e per offrire una maggiore superficie alle larve in fase di impupamento.
4 – Il substrato dove le drosofile deporranno le uova e che sarà il nutrimento delle larve.
5 – Un ceppo capostipite iniziale di drosofile dai 20 ai 40 esemplari adulti per barattolo.

23In commercio si trovano drosofile geneticamente selezionate che non sono in grado di volare; questa caratteristica non solo faciliterà la preparazione delle nuove colture e la somministrazione del cibo, ma eviterà anche le inevitabili discussioni con i familiari costretti a subire a volte la compagnia di questi piccoli moscerini che ronzano continuamente intorno e che finiscono inesorabilmente nel bicchiere!
In commercio si trovano substrati in polvere molto pratici e facili da utilizzare. Sfortunatamente in Italia sono difficili da reperire e sono piuttosto costosi. La soluzione migliore è quindi quella di preparare il substrato con sostanze facilmente reperibili in commercio; di seguito sono proposte due ricette di allevatori italiani decisamente efficaci, frutto di anni d’esperienza:
Ricetta 1:
80 gr. Di purèe di patate in fiocchi.
8 gr. di lievito in polvere per pizze e torte salate.
25 gr. di fruttosio.
0,8 gr. di nipagina (metile-paraidrossibenzoato)
Alcool etilico non denaturato (non necessario con nipagina sodica)
Diluizione 300 gr. d’acqua per 100 gr. di prodotto circa 3/1.
Ricetta 2:
1 litro d’acqua
150 gr. di lievito di birra (fresco e surgelato)
100 gr. di zucchero
80 gr. di farina di grano
1 gr. di nipagina
10 ml di alcool etilico non denaturato (non necessario con nipagina sodica).

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Nipagina: la Nipagina (metile-paraidrossibenzoato) è un efficace conservante alimentare e previene la formazione di muffe e cattivi odori. Si può acquistare presso le farmacie più fornite o presso i grossisti di prodotti chimici. Si presenta come una polvere bianca, simile allo zucchero a velo: la forma più comune è solubile il alcool etilico (in mancanza di esso un po’ di grappa andrà bene lo stesso), ma in commercio si trova anche la forma sodica, solubile in acqua. Questa è certamente più comoda, poiché consente di preparare e miscelare tutti gli ingredienti delle ricette a secco, anche in grosse quantità e di aggiungere solo la quantità d’acqua richiesta al momento della preparazione. È importante non eccedere con il quantitativo di nipagina che, oltre ad inibire muffe e funghi, può influenzare negativamente la riproduzione rallentandola e diminuendo sensibilmente la produzione delle preziose drosofile: meglio quindi rispettare le dosi fornite nelle ricette.

Una volta miscelati e diluiti tutti i componenti così da ottenere un composto cremoso, si trasferirà il prodotto ottenuto nel vasetto fino a raggiungere uno strato di circa 5-6 cm; sopra di esso si posiziona un pugno di paglia di legno (di quella usati per gli imballi), vi si introducono le drosofile e si chiude il vasetto con la stoffa o la garza. Quasi subito le drosofile inizieranno a deporre delle piccole uova invisibili ad occhio nudo; il giorno dopo esse si schiuderanno, a questo punto il substrato comincerà a brulicare di piccole larve bianche vermiformi che effettueranno diverse mute nei giorni a seguire. In questo stadio larvale è importante controllare che il substrato non asciughi troppo o ancora peggio che si secchi completamente, uccidendo così tutte le larve. Nel caso in cui il substrato tenda ad asciugarsi si potrà aggiungere qualche goccia d’acqua o di succo di mela, senza però esagerare perché un substrato liquido renderà complicato trasferire i moscerini in terrario o in un altro vasetto.
Prima di somministrare le prede, per incrementare il loro valore nutrizionale (specialmente quello vitaminico), bisognerebbe nutrirle per almeno 24 ore con succo d’arancia o altri succhi di frutta (o purea di frutta fresca) e miele; è buona norma inoltre “spolverarle” con integratori alimentari specifici per rettili e anfibi (approfondirò in seguito questo aspetto) subito prima di introdurle nel terrario.

 Collemboli

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I collemboli sono un’altra fonte di cibo preziosa e indispensabile. Rappresentano uno dei più diffusi ordini e più di 6000 specie sono state descritte: più di 2000 solo in Europa Centrale!
Si possono dividere in due gruppi: Arthropleona, con corpo allungato a segmenti cilindrici ben distinguibili e Symphypleona, più tozzi con segmenti cilindrici non distinguibili.
Tutti i collemboli sono privi di ali e di dimensioni molto ridotte, da un minimo di 0,2 mm ad un massimo di 10 mm m mediamente tra 1 e 2 mm.
Alcune specie sono fossorie, mentre altre vivono vicino alla superficie, dove si spostano spiccando salti impressionanti.
Solitamente sono bianchi, ma ve ne sono di marroni, verdi e grigi e raggiungono la taglia adulta solo dopo essere passati attraverso una decina di mute.

CollemboloI collemboli si cibano di sostanze vegetali in decomposizione, di funghi, batteri e altre sostanze organiche. Il loro modo di colonizzare lo strato superiore della terra ed il sottobosco è impressionante, tanto che si possono trovare fino a più di 2000 individui in un litro di substrato.
Vi sono diversi modi di procurarsi i collemboli: il più semplice consiste nel prelevarli direttamente in natura, rovistando nella parte superiore di un cumulo di erba tagliata o in un cumulo di composta; un’altra possibilità è quella di isitare le fiere e i meeting di appassionati “ranofili” (solitamente in Germania e Olanda) dove a volte vengono commercializzate anche specie tropicali di collemboli molto prolifiche. Nel momento in cui si dispone di alcuni esemplari, si può preparare l’allevamento predisponendo un contenitore di plastica di medie dimensioni (almeno 30x30x30 cm), sul cui fondo si mischia un po’ di terra o torba con foglie secche e pezzi di legno; in questo modo il substrato non si compatterà eccessivamente, dando la possibilità ai collemboli di infossarsi. Il substrato deve essere sempre mantenuto piuttosto umido ed a temperatura ambiente. Una volta aggiunti i collemboli al ceppo iniziale, basterà alimentarli due o tre volte alla settimana con un pizzico di mangime in scaglie per pesci tropicali, purèe di patate in fiocchi, lievito in polvere o con pezzetti di fungo freschi e secchi. Il cibo va somministrato con parsimonia in modo che tra una somministrazione e l’altra venga interamente consumato dalla colonia. Un solo allevamento di collemboli difficilmente potrà soddisfare il fabbisogno di cibo e inesorabilmente, a distanza di qualche mese, la colonia inizierà a deperire e ad esaurirsi; per questo motivo è meglio poter disporre di almeno 3-4 colonie che, a rotazione, possano venire sfruttate e rinnovate.

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Per introdurre i collemboli nel terrario basterà raccogliere qualche foglia o pezzo di legno dall’allevamento e scuoterlo all’interno del terrario; se si dispone invece di una zona di raccolta naturale, basterà setacciare il compost raccolto con un colino a maglie fini, in modo da far cadere i collemboli, che verranno poi somministrati agli animali. Il prelievo in natura durante i mesi invernali risulterà più complesso e meno fruttuoso, per questo è importante poter comunque disporre di un allevamento casalingo.
Chi intende allevare dendrobatidi di piccola taglia come Oophaga pumilio, Ranitomeya fantastica o R. variabilis dovrà disporre sempre di collemboli in quantità.

 

Afidi

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Gli afidi dei piselli sono un ottima integrazione per le vostre rane,infatti la loro relativa semplicità riproduttiva ed il loro elevato apporto nutritivo li rendono utilissimi per variare saltuariamente la dieta delle dendrobatidi.
Gli Afidi (Sternorrhynca) sono insetti molto comuni che si possono trovare in quasi tutti i giardini. Generalmente sono di un colore verde brillante, ma esistono anche bianchi o neri o di differenti livree ancora. Colonizzano praticamente tutte le piante; vivono sui germogli più teneri e ne succhiano la linfa; in natura si possono trovare in grandi quantità da aprile fino alla fine d’Autunno sulle rose, sulle ortiche, sui cavoli e sul retro delle foglie di molti alberi, particolarmente degli aceri.
Gli Afidi sono un’ottima fonte di cibo, presentano una taglia ideale e un alto valore nutrizionale. Durante i mesi caldi e temperati è facile procurarseli in natura; l’unica precauzione importante è quella di evitare la raccolta su vegetali trattati con pesticidi. Nei mesi invernali risulta impossibile la loro reperibilità in natura e pertanto l’unico modo di disporre di afidi è quello di allevarli. La specie più adatta a questo scopo è Acyrthosiphon pisum, l’afide dei piselli.
Per prima cosa bisogna lasciare a bagno in acqua per almeno24 ore i piselli secchi.

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Fate attenzione a non lasciare in a bagno i piselli oltre questo tempo, in quanto spesso utilizzando questo tipo di piselli molti di loro sono rotti o rovinati ed inevitabilmente non germineranno. Il problema è che stando in a bagno vanno incontro a fermentazione intaccando anche quelli buoni.Se potete levate tutto ciò che sembra rovinato e i vari pezzi di quelli rotti e se riuscite magari fate dopo 12 ore un cambio dell’acqua.

A questo punto si prendono un paio di bottiglie di plastica, si elimina la parte conica e si riempiono con circa 3-4 cm di terriccio universale, si depongono, interrandoli leggermente i piselli precedentemente scolati dall’acqua e si lasciano a 22/24 gradi e circa 12 ore di luce per un paio di giorni finchè non spuntano i primi germogli verdi, non quelli bianchi che sono le radici del pisello .

Una volta che i primi germogli fanno capolino dal seme introduciamo una ventina di esemplari adulti all’interno del vaso e copriamo il tutto con un pezzo di carta scottex fermato al collo della bottiglia mediante l’uso di un elastico, dopo pochi minuti gli insetti si saranno già posizionati sul germoglio ed avranno iniziato a suggerne la linfa, in una quindicina di giorni con un fotoperiodo di circa 12 ore i germogli stessi saranno rivestiti di piccoli insetti che purtroppo dureranno pochi giorni se non verranno trasferiti in una nuova cultura o in pasto alle rane che adoreranno questi piccoli insettini verdi e saranno attratti dallo strano movimento degli afidi stessi.

8607515Le piante dei piselli ed i suoi parassiti necessitano di 16 ore al giorno di luce, ed è quindi consigliato lasciare i vasi in prossimità di una finestra o sotto una lampadina fitostimolante da 28 watt. Nel momento in cui le piantine di piselli presenteranno le prime foglie basterà mettere pochi afidi per pianta (anche uno può bastare); dopo poco più di una settimana le piantine saranno completamente infestate. A questo punto sarà sufficiente introdurre le piante nel terrario o scuoterle delicatamente fino a quando la quantità di afidi che si deciderà di somministrare sia caduta all’interno. Procurarsi gli afidi in inverno non è facile e per questo bisognerà lasciare all’aperto dei germogli in primavera: inevitabilmente le piante verranno infestate. Le piante di piselli crescono velocemente, costringendo l’allevatore a preparare una nuova coltivazione ogni 15 giorni. Per ridurre il lavoro si possono utilizzare le fave secche più lente a germogliare, ma più robuste e più longeve: con esse basterà preparare una nuova coltura ogni 25 giorni. Per trasferire gli insetti all’interno del terrario basta stringere il collo della bottiglia con le dita e picchiettarlo con l’indice per far cadere gli afidi ,se dovesse cadere qualche pisello all’interno della teca potete lasciarlo, infatti dopo pochi giorni si trasformerà in una calamita per le lumache site all’interno del terrario aiutandovi cosi ad eliminarle con relativa semplicità.

 Grilli

crickets_boxI grilli costituiscono l’elemento primario nella dieta di molte specie insettivore in cattività, per questo, possedendo anfibi, è necessario poter disporre sempre di una scorta di grilli vivi.
I grilli o meglio i microgrilli sono un’ottima fonte di cibo per le Dendrobates.

Molti sono i vantaggi che si possono avere allevando i grilli in casa, ma ci sono alcune cose da considerare prima di intraprendere l’allevamento di questi insetti. Per prima cosa i grilli emettono un gran rumore per questo dovrete disporre di un posto dove tenerli senza che creino problemi. Se vivete in un appartamento, i vostri vicini o chi vive con voi, potrebbero non apprezzare di dormire con il “sonoro” di un campo in una notte d’estate. Qualche grillo scapperà inevitabilmente specialmente durante le operazioni di pulizia o di trasferimento tra la scatola o il tubo di cartone in cui solitamente vengono venduti e il contenitore dove alleverete la colonia. I grilli inoltre producono un loro caratteristico odore, evitabile esclusivamente con una regolare pulizia.

grilli 2Uno dei numerosi vantaggi nell’allevare i grilli è sicuramente la certezza di sapere esattamente cosa si dà da mangiare ai propri animali dato che spesso non si sa da dove provengono e con cosa vengono nutriti negli allevamenti e poi nei negozi. Non sono nuovi episodi di animali morti per intossicazione a causa di grilli infetti. Un altro vantaggio è quello di avere sempre a disposizione grilli di tutte le dimensioni, necessari se si allevano animali di varie taglie. In special modo i piccoli grilli “pinhead”, non facilmente reperibili in commercio, si utilizzano come cibo per i neonati. Non è da trascurare infine il lato economico, dato che al momento, in Italia, i grilli vengono venduti a prezzi che a volte rasentano la follia (500/1000 lire per grillo, in America 500 grilli costano in media 10 dollari).

Le specie più comunemente reperibili e più facilmente allevabili sono il grillo domestico (Acheta domestica), il grillo nero di campo (Gryllus campestris) ed il grillo silenzioso (Gryllus assimilis). Quasi tutte le dendrobates accettano grilli appena nati, con dimensioni che vanno dai 2-3 mm fino ad un massimo di 6-7 mm, taglia solitamente raggiunta in 3-4 settimane; solo esemplari adulti di Phyllobates terribilis e Phyllobates bicolor possono predare grilli di 1-1,5 cm senza problemi. Reperire in commercio esemplari della giusta taglia è abbastanza difficile e per tale motivo risulta più semplice allevarli in casa; in questo modo si può disporre sempre di un buon numero di microgrilli. È meglio poter disporre di almeno 2 colonie, avviate a distanza di una quindicina di giorni l’una dall’altra; per ottenere le uova basterà inserire all’interno del contenitore di allevamento (dim. Indicative 40x30x30 cm minimo) una scatoletta di 15×15 cm ed alta 10 cm, riempita con sabbia e torba o con la spugna verde (lana di roccia) che viene solitamente usata per la composizione di fiori. Bisogna avere l’accortezza che il substrato scelto rimanga sempre umido ma non zuppo d’acqua. Dopo 10 giorni si cambia il contenitore con il substrato di deposizione, quello con le uova deposte va mantenuto umido in un luogo caldo, solitamente all’interno di un vecchio acquario o di un fauna box. Dopo circa 15-20 giorni, a seconda della temperatura, le uova schiuderanno e migliaia di piccoli grilli zampetteranno per tutto il contenitore. A questo punto, seguendo le necessità dell’allevatore, si accresceranno i piccoli per un tempo compreso tra una e quattro settimane a seconda della taglia desiderata; per rendere i piccoli grilli nutrienti bisognerà alimentarli con cibo fiocchi per pesci tropicali, carote, tarassaco e verdura fresca. I piccoli grilli sono molto delicati e l’accrescimento non è semplice; spesso muoiono per disidratazione e per questo devono poter sempre disporre di vegetali, prestando attenzione al fatto che in una teca troppo umida potrebbero svilupparsi muffe, altrettanto nocive e letali.

grillo_rubio_2Preparazione
Per iniziare l’allevamento occorrono almeno 50/100 grilli adulti divisi equamente tra maschi e femmine. Le femmine si riconoscono per il lungo tubo ovopositore alla fine del corpo. Il numero di grilli necessari per iniziare dipende comunque da quanti ne serviranno per i vostri animali, in maniera che, pur prelevandone quotidianamente, la colonia non si riduca. Si potranno utilizzare i grilli solo quando i primi nati saranno adulti. Se si necessita di grilli come cibo fin da subito, bisogna partire con un numero più elevato.
La colonia va messa in un contenitore di materiale lavabile a sponde alte e con superficie liscia per impedire ai grilli di arrampicarsi. La parte superiore deve avere un coperchio forato o della retina metallica (quella in plastica viene facilmente mangiata dai grilli), per permettere una buona ventilazione ed evitare che i grilli saltino fuori. I contenitori in plastica trasparente con coperchio colorato, venduti in varie misure nei negozi di animali, vanno bene a questo scopo. Un contenitore delle dimensioni di 35 cm x 25 cm x 30 cm di profondità, può contenere fino a 200 grilli adulti. Evitate sovrappopolazione nella colonia, altrimenti i grilli si ammazzeranno tra loro.
Usate della carta assorbente o di giornale sul fondo del contenitore per rendere più semplice la pulizia.
Per permettere ai grilli di nascondersi e per aumentare la superficie interna, mettete all’interno dei contenitori di cartone per le uova o i tubi dei rotoli di carta assorbente.
I grilli possono stare alla temperatura di casa, anche se preferiscono temperature più alte (25-32° C). Per questo si può utilizzare un tappetino o un cavetto riscaldante sotto il contenitore. A temperature più basse vivono più a lungo però la crescita e la riproduzione sono minori.

grilli5Alimentazione
I grilli sono onnivori e quindi molte sono le cose che si possono utilizzare come cibo. Un’alimentazione corretta è molto importante perché essi crescano e si riproducano, ma anche perché i nostri animali assumano, cibandosene, il giusto equilibrio di proteine, grassi e vitamine necessari per vivere sani.
Esistono mangimi specifici per grilli di varie marche, venduti però a prezzi molto alti, è quindi molto più conveniente prepararsi il cibo in casa specialmente se si alleva un gran numero di grilli.
Il cibo può essere costituito da una miscela di orzo schiacciato o avena, oppure da mangime per galline: tutti prodotti facilmente reperibili con pochi soldi nei consorzi agrari. Per rendere il loro cibo più equilibrato si può aggiungere del cibo secco per gatti oppure latte in polvere o calcio per rettili. Per fornire acqua ai grilli utilizzare vegetali freschi quali scorze di carote, radicchio, bucce di arancia, mela o melone. Evitare invece le patate come spesso consigliano gli allevatori o i negozianti.
Non mettete il cibo sparso sul fondo del contenitore dei grilli, in quanto si mischia con le feci che essi producono. Mettetelo in contenitori molto bassi, come i coperchi dei barattoli, in maniera che i grilli riescano ad accedere al cibo. I grilli devono avere sempre cibo a sufficienza, altrimenti si mangiano tra loro.

grilliRiproduzione e allevamento dei piccoli

I grilli depongono le uova sul terreno bagnato a questo scopo bisogna preparare una o più ciotole riempite con 3-4 cm di terriccio umido per piante, oppure torba o sabbia, da mettere all’interno del contenitore dei grilli.
Dopo 5-7 giorni bisogna togliere le ciotole dal contenitore sostituendole con altre per mettere in incubazione le uova deposte dai grilli. Per incubare le uova mettete le ciotole in un altro recipiente più piccolo scaldato con un tappetino o un filo riscaldante.
La terra per la deposizione deve essere controllata spesso e inumidita con un vaporizzatore se comincia ad asciugarsi, altrimenti le uova si seccano e non si schiudono.
I piccolissimi grilli nasceranno dopo una o due settimane, in base alla temperatura.
Per facilitare l’uscita dei grilli dalle ciotole, che a volte sono troppo lisce per farli arrampicare, e per fornire nascondiglio, si appoggiano sopra dei pezzi di cartone per uova.
Per l’alimentazione dei grilli piccoli si utilizza lo stesso cibo usato per quelli adulti.
Quando i grilli hanno raggiunto una lunghezza di circa 1 cm possono essere messi nella colonia principale.

hqdefaultConclusioni

Come già detto bisogna dedicarsi regolarmente alla pulizia dei grilli per evitare la formazione di batteri e cattivi odori, cambiando la carta sul fondo, togliendo la sporcizia e i grilli morti. Non lasciate mai pezzi di frutta o verdura per più di due o tre giorni, e sostituite periodicamente gli involucri di cartone. Ogni tanto, per eseguire una pulizia più profonda, trasferire i grilli in un altro contenitore per lavare e disinfettare quello sporco.
Allevare i grilli potrebbe sembrare complicato ma, spendendo qualche minuto ogni due giorni per le loro cure, avrete una continua disponibilità di grilli con tutti i vantaggi su detti. Far riprodurre i grilli può non essere conveniente se si possiedono solo alcuni animali, in questo caso, si possono acquistare i grilli per poi allevarli con il metodo descritto.

http://youtu.be/HVVF86xwKCY

 

Plancton dei prati

trentino_2gu5w.T0Con questo termina si indica la miriade di piccoli artropodi che nei mesi primaverili si possono catturare in un prato; si tratta di una fonte ad altissimo valore nutrizionale e offre la possibilità di variare enormemente la dieta con grande vantaggio per i nostri protetti. Per prima cosa bisogna procurarsi un “retino da sfalcio”: si tratta di un retino con un’apertura piuttosto ampia e come rete un tessuto leggero lungo almeno 80 cm, che si restringe nella parte finale formando così un cono. Altri elementi indispensabili sono dei contenitori dove poter trasferire le prede catturate; a tale scopo si possono utilizzare dei sacchetti di plastica del tipo di quelli usati in acquariofilia, per l’imbustamento e trasporto dei pesci, diversamente si possono utilizzare dei barattoli di dimensioni adeguate con una buona apertura che vi consenta di trasferire velocemente il contenuto del retino.

Portfolio_4A questo punto scegliete un bel prato, avendo l’accortezza di individuare una zona che non sia stata trattata con pesticidi o che non si trovi in prossimità di campi coltivati e trattati, passate velocemente e consecutivamente il retino sul prato mantenendolo a mezza altezza per una cinquantina di volte, dopodichè versate il contenuto all’interno del contenitore ripetendo l’operazione 4 o 5 volte. Una volte terminata la raccolta basterà osservare all’interno del contenitore per rendersi conto della impressionante quantità di piccoli e svariati artropodi catturati. Spesso ci si trova ad osservare il contenuto per diversi minuti osservando la bellezza e la stranezza di alcuni insetti di cui non si conosceva neanche l’esistenza. Tornati a casa sarà sufficiente trasferire le prede catturate per ammirare la foga con cui le rane si gettano su questa fonte ricca e varia di cibo.

dendrobates-auratusUtilizzando il plancton dei prati potreste introdurre alcuni insetti dannosi per le piante, troppo grossi per essere predati dalle rane, come le cavallette, ed il giorno dopo potreste ritrovarvi tutte le foglie di orchidee e di bromelie completamente divorate; è meglio quindi eliminare subito queste prede indesiderate. Un altro modo per evitare che ciò accada è quello di impedire agli insetti più grandi di uscire dal contenitore, chiudendoli in una scatola con un lato coperto da una rete a maglie medio-piccole che consentiranno l’uscita solo alle prede delle dimensioni adatte alle dendrobates. Durante la cattura può capitare che finiscano nel retino delle api o delle vespe: se avete il dubbio che ciò possa essere successo, per evitare di farvi pungere o di portarsele a casa, basterà lasciare aperto per pochi secondi il retino prima di trasferire il contenuto nel contenitore.

hqdefaultAltri insetti

Altri insetti che possono essere utilizzati come cibo per le rane della famiglia Dendrobatidae sono:

OLYMPUS DIGITAL CAMERACamola del miele minore (Achroea grisella) e Camola del miele maggiore (Galleria mellonella): entrambe prede molto gradite, vanno però utilizzate con parsimonia visto l’elevato tenore di grassi. Come per quasi tutti gli altri insetti menzionati, in commercio si trovano solo esemplari di grossa taglia e quindi non utilizzabili per le piccole rane. Allevandole artigianalmente in un contenitore ermetico su un substrato denso composto da crusca, miele e glicerina si riprodurranno velocemente permettendo di raccogliere le larve giovani delle dimensioni adeguate.

camola-della-farinaTarme della farina (Tenebrio molitor): si tratta di larve piuttosto povere dal punto di vista nutrizionale, hanno un esoscheletro coriaceo chitinoso e vanno somministrate con parsimonia. Come per le camole del miele, in commercio si trovano solo esemplari nell’ultimo stadio larvale di taglia troppo grande. Sono comunque facilmente allevabili in un faunabox con un substrato di pane secco, farina di mais ed altre sostanze organiche asciutte. Dopo l’introduzione di alcuni tenebrioni adulti (simili a piccoli coleotteri neri ed inappetibili) bisognerà pazientare alcuni mesi per garantire la continuità di produzione delle piccole larve nelle dimensioni più adatte.

Buffalo-Worms-007Buffalo worms (Alphitobius diaperinus): le larve di questi piccoli coleotteri hanno un buon valore nutrizionale ed i loro movimenti veloci le rendono irresistibili per molti anfibi. La loro agilità e velocità le portano a scomparire velocemente nel terreno ed in poco tempo possono colonizzare il terrario.

FormicheFormiche (superfamiglia Formicoidea): la vastità di specie presenti rende impossibile trattarle adeguatamente in questo breve spazio; in linea di massima però sono poche le specie apprezzate dalle dendrobates ed il rischio che esse colonizzino il terrario, attaccando gli animali e poi la vostra abitazione facendovi litigare con i famigliari, non rende tali insetti consigliabili.

image004Tisanuri (Thermobia domestica): chiamati comunemente pesciolini d’argento questi insetti primitivi hanno un buon valore energetico; colonizzano gli ambienti umidi del sottobosco, ma si possono trovare a volte in bagno o in cantina. Sono facilmente allevabili ma, a causa della lentezza con cui crescono e si riproducono, diffiilmente possono soddisfare il fabbisogno alimentare anche di poche rane.

INTEGRATORI ALIMENTARI

I pareri sull’utilità di integratori alimentari sono molto controversi: una dieta ricca e bilanciata non richiede un grande impiego di integratori vitaminici e minerali, ma l’utilizzo predominante di insetti allevati artificialmente poveri di questi elementi essenziali richiede una ragionevole integrazione. In commercio si trovano molti prodotti specifici, solitamente in polvere e comodi per “infarinare” le prede poco prima che vengano somministrate. Un buon rapporto di calcio:fosforo (2:1) è molto importante per un corretto sviluppo e crescita dell’apparato osseo, per questo è quindi meglio orientarsi su prodotti a largo spettro che contengano calcio, fosforo e minerali. Spesso questi prodotti pubblicizzano un buon contenuto di vitamine ma, vista l’alta labilità di queste ultime difficilmente le quantità indicate saranno realmente presenti. Per fornire una giusta dose di vitamine è quindi necessario trasferirle con le prede; sarà sufficiente quindi offrire del succo d’arancia o succhi di frutta o di carote alle drosofile allevate o nutrire i grilli e altre potenziali prede con carote, polline e altri alimenti ricchi di vitamine poco prima della somministrazione ai dendrobatidi.

indexAlcuni dei prodotti in vendita che, dopo diversi anni d’esperienza mi sono sembrati di buona qualità ed utilità sono: calcio carbonato (di numerose marche) reperibili in farmacia, Nektom MSA e Rep.Cal, Korvimin ZVT, Reptil.

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Per conservare al meglio questi prodotti è buona norma mantenerli sempre ben chiusi in un luogo asciutto e fresco, al riparo dalla luce.

Una risposta a “ALIMENTAZIONE DEI DENDROBATIDI”

  1. Caspita che articolo lunghissimo e approfondito! Complimenti… quante cose!

    Visti tutti gli insetti che le rane possono mangiare….
    varrebbe davvero la pena averne qualcuna che faccia da sorvegliante nell’orto! 🙂
    Nel mio ho aggiunto da poco un piccolo laghetto, chissà…
    Ciao e grazie dell’articolo!

    Chiara

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