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ABC DENDROBATIDI – IL TERRARIO ADATTO

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Premessa

Con questo intervento non è nostra intenzione insegnare nulla a chicchessia, esistono varie pubblicazioni di rilievo sulle quali si possono trovare molte informazioni utili in merito all’allevamento di queste rane spesso erroneamente considerate problematiche nella gestione.
Come già affermato in più occasioni, riteniamo che una parte degli insuccessi nell’allevamento delle Dendrobates sia attribuibile al problema della mancata disponibilità in commercio di buone linee di sangue: troppi esemplari risulterebbero frutto di accoppiamenti tra esemplari imparentati, problema che potrebbe condurre alle inspiegabili morie spesso segnalate da diversi allevatori anche molto esperti: come già verificatosi con altre specie animali non è da escludere quindi che, almeno per quanto riguarda alcune specie, il mancato apporto di sangue “WC” porti a conseguenze disastrose nel breve o lungo termine.
Se in Italia l’allevamento delle Dendrobatidae risulta palesemente arretrato, almeno rispetto allo standard nordeuropeo e statunitense, le ragioni sono diverse: in primo luogo il nostro paese vanta una cultura terraristica ancora relativamente giovane:basta confrontare la scuola acquariologica olandese e tedesca, dal dopoguerra a una ventina di anni or sono, per comprendere che già allora all’estero vantavano un approccio più “avanzato” rispetto al nostro: tecnologia e “visione” dell’acquario completamente diverse dalle nostre, impostate ancora su una logica di risparmio e “fai da te” con un’accessoristica da pionieri.
In ambito terraristico stavamo peggio: nessuna pubblicazione ,salvo un manualetto ad opera di Frank de Graaf e poche successive letture molto approssimative che trattavano le materie terraristiche molto superficialmente. Nei negozi del settore occasionalmente capitava di vedere esposto qualche terrario contenete qualche rettile o anfibio spesso malconci, il cui acquisto comportava non pochi disagi all’allevatore assolutamente impossibilitato a procurarsi cibo vivo, integratori e lampade speciali.
Oggi fortunatamente la situazione è leggermente migliorata: per quanto in ambito terraristico ancora molto risulti vincolato al “fai da te”, esistono alcuni negozi competenti e qualche ditta specializzata nella fornitura di insetti da pasto. Molto si è fatto anche in ambito accessoristico ,sia per quanto concerne la produzione di terrari e relativi accessori. Con l’apertura dei mercati europei e la possibilità di effettuare acquisti on line più facilitati rispetto a qualche anno addietro, risulta inoltre molto conveniente procurarsi all’estero quanto necessario e spesso quanto di introvabile sul mercato italiano.

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Iniziamo a pensare un terrario per Dendrobates

Tra le varie specie di rettili e anfibi che si possono reperire attualmente sul mercato italiano, le Dendrobatidae rappresentano ancora un “settore minoritario”. Le ragioni possono essere diverse: innanzitutto la cultura terraristica nazionale ha privilegiato giustamente negli anni l’allevamento di specie di più facile gestione, tra cui Pogona, gechi leopardini e diversi ofidi. Vuoi per una più facile reperibilità degli animali, vuoi per una relativamente più semplice gestione del problema alimentazione, per lo meno nei negozi del settore abbiamo avuto quasi sempre l’opportunità di osservare animali che andavano alimentati con prede “grandi”, a differenza delle Poison Frogs che al contrario necessitano di alimenti proporzionati alla propria taglia.
Al contrario, alle mostre-scambio del settore che si tengono periodicamente in Italia è possibile reperire Dendrobates , per lo meno le specie più semplici da allevare, anche se occasionalmente qualche rarità entra a far parte dell’assortimento.
Nel progettare il terrario per Dendrobates dovremo tener conto di alcuni fattori fondamentali.
Innanzitutto queste rane necessitano di un elevato tasso di umidità, quindi inevitabilmente sarà necessario orientarsi su terrari in vetro e non usare strutture in legno che inevitabilmente si impregnerebbero d’acqua a causa delle costanti nebulizzazioni che un ambiente di foresta delle piogge richiede.
Per quanto la ricostruzione di un ambiente di foresta umida ci possa indurre a progettare terrari colossali, inizialmente è meglio limitarsi a dimensioni più contenute: il problema dei grandi terrari sta nelle difficoltà che si incontreranno inevitabilmente nel dover illuminare e riscaldare tali strutture: per non complicarci la vita, diciamo che un terrario che misuri (indicativamente) 50x50x50 è più che sufficiente per ricreare un set up dignitoso e ospitare 4-5 Dendrobates tra le specie più voluminose ( D. auratus, tinctorius, leucomelas in primis)
La struttura potrà essere di quelle consuete: vasca in vetro con antine scorrevoli e griglie di aerazione poste una in basso sotto le antine e una in alto ,preferibilmente tra la congiunzione del vetro posteriore e il tetto….in sintesi il classico terrario facilmente reperibile sia in qualche punto vendita ben fornito, sia alle fiere del settore.

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Alcuni allevatori reputano necessario creare un foro di scolo sulla lastra di fondo, cosa facilmente realizzabile portando il terrario da un vetraio che potrà effettuare il foro con l’apparecchiatura necessaria. Al foro andrà collegato con del silicone un tubicino di scarico al fine di drenare l’acqua in eccesso in una tanica da porre sotto alla struttura.
Posizionato definitivamente il terrario, installeremo gli accessori necessari come lampade e riscaldatori e, per chi lo volesse, gli eventuali impianti nebulizzatori a pressione.
Sulla questione lampade la faccenda risulta controversa: alcuni allevatori sostengono l’assoluta inutilità delle lampade speciali ad emissione uva-uvb, in quanto le raganelle del genere Dendrobates in natura non riceverebbero un apporto significativo di luce solare diretta, essendo animali caratteristici per la maggior parte della lettiera di foglie delle foreste. Personalmente da anni uso dei tubi neon al 2% di emissione e ritengo che il valore di questi animali non sia subordinabile a quella che ,tutto sommato, rimane una spesa contenuta, a scanso di possibili rischi per il metabolismo osseo delle ranocchie. Comunque all’allevatore l’ardua sentenza: in rete troverete sia sostenitori delle lampade ad emissione, sia sostenitori della loro inutilità…..
Per quanto riguarda il riscaldamento, le soluzioni possibili sono o il posizionamento di un cavetto di adeguato wattaggio da collocare all’interno sotto al materiale di fondo o esterno lungo le pareti laterali oppure l’applicazione di un tappetino riscaldante da posizionare al contrario esternamente.
In linea di massima la maggior parte delle Dendrobates più “comuni” in commercio proviene da zone climatiche caratterizzate da variazioni poco significative delle temperature annuali, quindi valori compresi tra i 25-26 gradi centigradi diurni con un calo sino a 19-20 notturni andranno bene come media per diverse specie.
Alcune Dendrobatidae provenienti da zone montane necessitano di temperature di allevamento leggermente più basse, ma sostanzialmente si tratta di specie che almeno inizialmente non dovrebbero rientrare nell’interesse del neofita.
Se si dovesse optare per una fonte di riscaldamento “dal basso” posizionando il cavetto o la piastra riscaldante esterna, sarà opportuno non creare una distribuzione del calore omogenea su tutto il fondo: le rane come altri organismi viventi amano termoregolarsi e quindi saranno loro a scegliere la posizione più idonea alle loro esigenze del momento. Per un terrario delle dimensioni indicate, un cavetto di 15-20 watt e un tappetino di analoga potenza saranno sufficienti, almeno se le temperature notturne dell’appartamento rimangono sui 19 gradi centigradi di minima invernale.

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Impianti nebulizzatori a pressione

La necessità di mantenere un tasso di umidità relativamente elevato all’interno del terrario comporta inevitabilmente un grosso impegno da parte dell’appassionato: se il numero di terrari è esiguo si potrà procedere con delle nebulizzazioni manuali 2-3 volte al giorno. Nel caso di più terrari da gestire o problemi di tempo che ci impedirebbero di seguire quotidianamente l’andamento del tasso di umidità, sarà necessario ricorrere all’ausilio degli impianti di nebulizzazione.
Scartati già in partenza i produttori di nebbia a ultrasuoni, aggeggi poco adatti al nostro fine, ci si dovrà orientare sui modelli a pressione.
Sostanzialmente questi impianti reperibili un po’ ovunque on line o facilmente realizzabili con poca spesa se avete una certa dimestichezza col “fai da te”, consistono in una pompa per macchine del caffè da bar, un sistema di tubicini del tipo per l’aria compressa, raccordi e ugelli nebulizzanti.
La pompa a pressione va collegata ad un tubo di entrata che pesca acqua osmotica da una tanica per immetterla nel circuito di uscita collegato agli ugelli nebulizzanti. Il risultato consiste nell’emissione di una nebbiolina sottile all’interno del terrario. Questi impianti hanno la necessità di rimanere in funzione solo per pochissimi minuti, pena il surriscaldamento della pompa, quindi sarà assolutamente necessario collegarli ad un timer con programmazione a minuti con attivazione ripetibile per più volte nell’arco della giornata.

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Arredamento e materiali

Optando sempre per una soluzione semplificata, dato che le possibilità di arredamento comprendono l’uso di vari materiali,dal cocco alla schiuma poliuretanica e via dicendo, potremo iniziare ad arredare il nostro terrario con quanto necessario al fine di creare un ambiente confortevole ai nostri ospiti.
Una volta posizionato il cavetto o il tappetino esterno, si potrà introdurre il materiale di fondo.
Anche in questo caso le possibilità sono molte: dall’uso della pura torba di sfagno all’argilla per idrocultura.
Personalmente preferisco quest’ultimo materiale che ha il vantaggio di drenare bene l’acqua delle nebulizzazioni creando all’interno dello strato una sorta di riserva idrica che verrà quindi riscaldata dal cavetto aumentando quindi il tasso di umidità interno al terrario. Lo strato di argilla potrà essere coperto da dei cuscini di muschio che offriranno un adeguato substrato alle raganelle, oppure da uno strato di torba, inoltre l’acqua in eccesso potrà essere drenata tramite l’apposito foro di scolo o, in assenza di un drenaggio già predisposto, potrà essere aspirata tramite un tubicino introdotto nello strato di argilla all’occorrenza. Ritengo che la soluzione dello strato di argilla si presti bene anche in virtù della necessità di “lavare” bene il terrario con abbondanti nebulizzazioni, al fine di rimuovere deiezioni e sporcizia varia, che verrà convogliata nel materiale di fondo dove potrà essere rimossa facilmente.
L’arredamento delle pareti posteriore e laterali in genere comporta l’uso di diversi materiali: come osservato, chi ha già acquisito una determinata manualità con l’allestimento dei terrari, potrà sbizzarrirsi con l’uso della schiuma poliuretanica. Nel nostro caso, volendo rimanere in un contesto più semplificato ad uso del neofita, ci orienteremo inevitabilmente su dei materiali più semplici da gestire. Sostanzialmente gli sfondi più usati sono i pannelli di fibra di cocco l’ epiweb e lo xaxim, ma volendo si potranno anche utilizzare con ottimi risultati le classiche mattonelle di torba pressata per uso acquariologico.
I pannelli in fibra di cocco si possono acquistare presso i rivenditori di materiale ad uso terraristico o in alternativa presso i fornitori di materiali per bioedilizia. Lo xaxim risulta più difficile da reperire, anche se alcune ditte tedesche o olandesi lo forniscono tramite acquisto on line.
Lo xaxim rappresenta una eccellente ma costosa alternativa al cocco, dal quale si differenzia per una maggiore robustezza, essendo ottenuto dagli stipiti di alcune specie di felci arboree. A prescindere dal dubbio etico che inevitabilmente potrebbe sorgere sull’opportunità di usare questo materiale ottenuto dall’abbattimento di tali meraviglie vegetali, lo xaxim ha la caratteristica di contenere al proprio interno spore di muschi e piccole felci che una volta trovato il microclima adatto in terrario, sotto un’adeguata illuminazione esploderanno ricoprendo le pareti di un bellissimo manto verde.
Qualunque sia la scelta che andremo a fare, i pannelli e le mattonelle andranno tagliati eventualmente in base alle misure necessarie e ,una volta cosparsi di silicone, ci accingeremo a fissarli sulla parete posteriore e su quelle laterali.
Sostanzialmente le piante che ci servono per arredare il terrario appartengono per la maggior parte a quel gruppo di vegetali che conduce vita da epifita, quindi saranno quasi del tutto inutili i vasi e vasetti contenenti terriccio. Personalmente, dopo aver fissato i materiali per coprire le pareti mi diletto a costruire tramite corteccia di sughero dei terrazzamenti volti a creare più livelli all’interno del terrario. In questo caso le possibilità sono infinite e si procede un po’ in base al gusto personale e a un minimo di razionalità: la cosa fondamentale è creare dei terrazzamenti volti sia ad offrire alle raganelle ulteriori spazi su cui eventualmente sostare, sia un adeguato supporto alle piante epifite che ci accingeremo ad introdurre nella fase di allestimento vero e proprio del set up.
Nell’assieme l’effetto “estetico” può risultare piacevolissimo: si possono infatti creare più livelli di terrazze che potranno essere tappezzate con muschi e piante in abbondanza a seconda dello spazio disponibile.

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Piante: scelta e posizionamento

Come accade per gli animali, anche nel caso delle piante più idonee alle nostre esigenze estetiche e alle necessità delle raganelle, purtroppo la disponibilità sul mercato italiano risulta alquanto scarsa.
Nei maggiori garden center nazionali occasionalmente è possibile reperire alcune specie botaniche adatte al nostro fine.
Resta tuttavia monopolio delle ditte olandesi e tedesche il grosso delle specie botaniche più rare e maggiormente indicate per il dendroterrario.
Vediamo ora di elencare a grandi linee i principali gruppi di piante che più si adattano al terrario “rainforest”.

Bromeliaceae

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Questa grande famiglia distribuita in natura prevalentemente in un’area compresa dagli USA meridionali sino al Centro e Sud America, comprende un vasto numero di generi e specie divise tra terrestri ed epifite. Alcune specie colonizzano ambienti di foresta umida,vivendo abbarbicate sui tronchi e i rami degli alberi , ma talvolta anche lungo le pareti rocciose coperte da muschi, spesso ad altezze rilevanti. Altre specie conducono vita terrestre prosperando sia in ambienti xerici, sia in altipiani freddi e umidi d’alta quota.
Non tutte le Bromeliaceae purtroppo si adattano bene alla vita in terrario: molto spesso l’elevato tasso di umidità porta ad un rapido deterioramento della pianta con conseguenze potenzialmente pericolose per gli animali presenti nel terrario.
Fanno eccezione i generi Neoregelia, Nidularium e Cryptanthus, al contrario delle altre specie ben tolleranti anche in presenza di un tasso di umidità alquanto elevato.
Questi tre generi risultano occasionalmente reperibili nell’assortimento dei garden center e quindi non sarà impresa impossibile acquistarle. Discorso diverso per tutte quelle specie di piccole dimensioni ( Neoregelia ampullacea, N.liliputiana e affini) molto decorative ma purtroppo reperibili solo tramite ordinazione on line su alcuni siti stranieri.
Per quanto riguarda il posizionamento delle Bromeliaceae nel terrario, sarà preferibile estrarre le piante dai vasi di coltivazione e lavare via il terriccio trattenuto dalle radici: le piante lasciate a radice nuda potranno essere fissate negli anfratti tra le cortecce o sulle radici e rami presenti nel terrario.

Pterydophyta (felci)

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Tra gli organismi vegetali più belli ed affascinati da usare nel terrario per Dendrobates occupano un posto di assoluto rilievo le felci. Distribuiti in natura in ogni dove, eccetto alcune zone desertiche del pianeta, questi antichissimi vegetali similmente alle Bromeliaceae si sono adattate a diversi “stili di vita” laddove le condizioni climatiche ne hanno premesso la sopravvivenza. Generalizzando e semplificando un po’ la questione, possiamo affermare che anche nel caso delle felci si possono osservare negli ambienti naturali generi e specie dalla struttura delle fronde molto eterogenea che conducono esistenza da epifite, litofite, geofite, acquatiche fisse sul substrato e galleggianti.
Nelle foreste pluviali del pianeta esistono generi e specie che similmente alle Bromelie e alle Orchidee conducono vita da epifite con rizomi spesso striscianti abbarbicati lungo i tronchi degli alberi o tra i muschi delle pareti di roccia.
Tra i generi più belli e altamente decorativi per uso terraristico troviamo Microsorium, Pyrrosia, Lepisorus e Neolepisorus, Humata, Microgramma e Campyloneurum, solo per citarne alcuni.
Queste piante, al pari delle Bromeliaceae, non necessitano di un substrato vero e proprio, al limite può risultare utile avvolgere i rizomi nello sfagno umido per fissarli definitivamente al materiale decorativo. Le felci necessitano di abbondanti nebulizzazioni, al fine di garantire l’elevato tasso di umidità di cui necessitano. Sono vegetali che, al contrario di quanto si creda, hanno bisogno di una buona illuminazione per crescere e svilupparsi al meglio.

Orchidiaceae

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Conosciute ai più per la bellezza dei loro fiori, anche la famiglia delle Orchidiaceae comprende generi e specie divisi tra epifite, litofite e geofite. Distribuite in varie parti del mondo, sia nelle zone a clima temperato che tropicale ( moltissimi generi e specie fanno parte della flora spontanea italiana), le orchidee risultano distribuite in un intervallo altitudinale compreso dal livello del mare sino agli ambienti di alta quota sudamericani e asiatici. Sostanzialmente le piante che interessano a noi appassionati sono quelle caratteristiche di ambienti molto umidi, per lo più caratterizzate dall’assenza degli pseudobulbi che costituiscono una riserva idrica e di nutrienti volta a garantire la sopravvivenza durante i periodi più secchi. Le orchidee prive di pseudobulbi colonizzano in genere ambienti caratterizzati da un elevato tasso di umidità atmosferica e sovente basse temperature, vivendo da epifite e litofite abbarbicate ai tronchi degli alberi o su pareti muscose.
Per quanto poco tolleranti alle elevate temperature dei terrari, alcune specie e molti cultivar ben si adattano alla vita “sotto vetro”. Restano fondamentali le copiose nebulizzazioni, ma anche una buona aerazione, e un posizionamento possibilmente nei punti più luminosi del terrario.

Araceae

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Questa grande famiglia comprende vegetali di ampia diffusione in florovivaismo: dalle arcinote Calle, agli Arum , sino ai comunissimi Pothos , Philodendron e Spatiphyllum sudamericani molto diffusi nelle nostre abitazioni come piante da interno.
Con il loro fogliame vigoroso e la tendenza ad abbarbicarsi su qualsiasi superficie che permetta loro di fissarsi, questi robustissimi e poco esigenti vegetali saranno degli eccellenti candidati per i nostri terrari.
Distribuite in natura un po’ ovunque, le Araceae comprendono specie geofite, epifite ,acquatiche e palustri. Negli ambienti delle foreste pluviali centro e sudamericane, molte specie conducono vita da rampicanti o epifite, tra queste vanno menzionate alcune specie del genere Anthurium caratterizzate dal bellissimo fogliame pendulo e dalle fioriture spesso molto colorate. Come nel caso di altre specie vegetali, purtroppo anche gli Anthurium risultano difficilmente reperibili se non tramite ordinazione on line all’estero.
Per chi volesse ottenere una bella parete verde all’interno del proprio terrario, consiglierei l’introduzione del Philodendron scandens: questa bellissima Araceae caratterizzata da un fogliame verde scuro cuoriforme, in poco tempo è capace di coprire ampie sezioni del terrario offrendo con l’intrico di foglie un sicuro rifugio per gli animali più timidi nonché un fondamentale supporto per la deposizione per alcune specie.

Briophyta ( muschi, sfagni ed epatiche)

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Nel ricreare un ambiente di foresta pluviale in terrario, le Briofite rappresentano un elemento di grande importanza.
Le Briofite della fascia temperata, quindi quelle nostrane per intenderci, non sempre si adattano bene alle condizioni di elevata umidità dei dendroterrari. Va rammentato inoltre che la maggior parte delle specie di muschi e sfagni risulta protetta da leggi regionali e nazionali che ne vietano il prelievo in natura.
Se proprio volessimo usare il muschio nostrano, è bene ricordare che necessita di un’umidità atmosferica elevata ma non deve per alcun motivo rimanere costantemente pregno d’acqua. Ottimi risultati si possono ottenere posizionandolo nei punti più alti del terrario sotto una forte esposizione alla luce artificiale, in particolare ho potuto osservare che la crescita si rivela veramente buona utilizzando le lampade “PL”
Sfagni ed epatiche rappresentano un’ulteriore elemento di decorazione del terrario: gli sfagni in particolare hanno il pregio di trattenere molta acqua mantenendo un buon tasso di umidità del substrato. Un ulteriore vantaggio è rappresentato dalla loro azione inibitoria nei confronti di germi e patogeni vari, cosa non trascurabile nel contesto dell’allevamento di animali alquanto sensibili al problema infezioni come le Dendrobates. Anche in questo caso, analogamente ai muschi, la sopravvivenza in terrario degli sfagni è per lo più possibile solo laddove le condizioni di luce ed umidità costante risultino ottimali: la carenza anche temporanea di umidità metterebbe in forse la sopravvivenza di questi delicati organismi vegetali, quindi personalmente li vederei idonei solo nel caso di terrari estremamente umidi come quelli adatti ad alcune specie di Dendrobatidae “thumbnails”.
Per quanto riguarda le epatiche, analogo discorso: solo alcune specie si adattano alla vita in terrario, escluderei o limiterei l’utilizzo delle epatiche nostrane, mentre discreti risultati si potranno ottenere con l’utilizzo di specie quali Riccia e Monosolenium (Pellia). Anche in questo caso vale quanto detto sugli sfagni: elevato tasso di umidità e forte illuminazione. Nel caso delle epatiche può risultare determinante alla loro sopravvivenza e crescita il posizionamento lungo cascatelle artificiali o stillicidi.

Altre piante per terrario umido tropicale

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Ficus pumila

Oltre alle piante menzionate, esistono molti altri vegetali che ben si prestano alla coltivazione nei terrari caratterizzati da un elevato tasso di umidità, alcune delle quali facilmente rinvenibili in qualche garden center ben fornito. Sostanzialmente si tratta per lo più di piante terricole a portamento basso o medio, che andranno collocate in piccoli vasetti o nelle “tasche” già predisposte in fase di allestimento dei materiali di rivestimento delle pareti. Un piccolo consiglio: siccome non sappiamo mai con assoluta certezza in cosa consista la composizione dei terricci che potrebbero contenere sostanze chimiche non molto salubri, suggerisco di togliere preventivamente una buona parte della terra di coltivazione originale dai vasi e di sostituirla con uno strato di pura torba di sfagno. Vasi di piccole dimensioni potranno essere celati da qualche legno o radice, in alternativa tutto il vaso potrà essere sepolto nello strato di argilla del fondo.
Le specie botaniche che si adattano bene al terrario per Dendrobates sono tantissime, quindi ci limiteremo ad un breve elenco di quelle più facilmente reperibili:

Ficus repens ( tapezzante molto robusta e spesso invadente)
Ficus sp. “Panama” e affini ( simili nel portamento al F. repens e pumila)
Fittonia sp. ( foglie molto decorative e buona resistenza. Portamento basso)
Begonia schulzei ( tra le Begonia quella più usata per i terrari umidi tropicali)
Selaginella sp. ( molto decorative ma spesso purtroppo difficili da acclimatare in terrario)
Peperomia sp. ( alcune specie striscianti a foglie minute sono adatte al terrario umido tropicale)
Soleirola sp. (queste piccole Urticaceae purtroppo non sempre si adattano bene al clima del
terrario)
Felci ( alcune specie non epifite si adattano bene alla coltivazione in terrario umido tropicale)

Va sottolineato che moltissime specie andrebbero ancora testate, quindi non è da escludere a priori che in qualche garden ben fornito si possa “scoprire” qualche novità da introdurre in terrario.

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Quali Dendrobates scegliere per il nostro terrario

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Come si osservava precedentemente, reperire Dendrobates in terra italica risulta cosa quasi sempre complessa.
I principali negozi specializzati in acquariologia e terraristica difficilmente trattano questo genere di animali, vuoi per la mancanza di tempo necessario a “gestire” simili organismi, vuoi per il problema delle loro necessità alimentari, in genere nei negozi si preferisce puntare sul rettile e sull’anfibio che non richiedano un costante monitoraggio e che si possano gestire sul piano alimentare con insetti o altri organismi di taglia maggiore rispetto alle Drosophila e ad altri cibi vivi di piccole dimensioni.
Da alcuni anni, al contrario, esiste la possibilità di reperire Poison Frogs alle mostre-scambio erpetologiche che si tengono periodicamente in Italia, in particolare presso gli stand di espositori stranieri provenienti da varie parti d’Europa.
Va detto chiaramente che in Italia arrivano purtroppo poche specie: per intenderci, difficilmente si avrà l’opportunità di acquistare Oophaga histrionica , mentre in linea di massima risulteranno quasi sempre disponibili alcune tra le specie di più facile allevamento, quali Dendrobates auratus, D.leucomelas, Phyllobates vittatus, ed Epipedobates anthony.
Occasionalmente sarà possibile acquistare anche rane “thumbnails”come alcune Ranitomeya ed Oophaga, nonché grosse Phyllobates e qualche Dendrobates tinctorius.
La scelta delle specie per la nostra prima esperienza nell’allevamento di queste raganelle, inevitabilmente dovrà ricadere su quelle poche di facile gestione tra quanto di disponibile alle fiere o altrove.
Vediamo ora di valutare le varie specie.

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Specie adatte al neofita

Dendrobates auratus

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Questa bellissima raganella, distribuita in natura in un’area compresa tra Costa Rica, Panama e Colombia settentrionale, presenta una pigmentazione estremamente varia in base alle diverse locality di appartenenza. La colorazione di base è di un bel verde metallizzato con diffusa maculatura nera. Alcune popolazioni presentano una pigmentazione di un bel azzurro carico, altre invece di un colore bronzo con maculature variabili da verde ad azzurro.Non mancano inoltre locality dalla pigmentazione bianca e nera, marrone e crema e giallo più o meno intenso.
D. auratus rappresenta una possibile scelta ideale per il neofita, in quanto la robustezza che la caratterizza ne ha fatto una Dendrobatidae di ampia diffusione tra gli appassionati. Unico punto a sfavore: un’accentuata timidezza che rende queste rane alquanto elusive, almeno in un primo momento.

Dendrobates leucomelas

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Questa specie originaria del Venezuela presenta un’inconfondibile pigmentazione nera a disegni e chiazze gialle variabili. Alcune locality sfoggiano un giallo molto chiaro con qualche accenno di verde sulle zampe, mentre altre presentano una pigmentazione nero e arancio molto particolare.
Specie molto adatta alle prime esperienze con le Poison Frogs, D. leucomelas manifesta un carattere alquanto variabile: alcuni soggetti si caratterizzano per una timidezza non dissimile a quella delle D. auratus, mentre altri si rivelano piuttosto esuberanti.

Phyllobates vittatus

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Specie endemica di una piccola area del Costa Rica, presenta una pigmentazione molto varia: il dorso nero è solcato da due bande che possono variare dal giallo all’arancio, mentre la parte ventrale presenta una maculatura azzurro chiaro. Le zampe anteriori e posteriori normalmente sono di un verde screziato.
Anche Phyllobates vittatus manifesta un carattere alquanto timido, tuttavia è una specie di facile allevamento che in genere giunge senza grossi intoppi alla riproduzione.

Epipedobates anthony

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Originaria delle zone montuose dell’ Ecuador, questa piccola Dendrobatidae presenta una pigmentazione variabile dal rosso scuro al rosso brillante, solcata da alcune striature bianco-verde fluorescente, mentre parte ventrale presenta in genere una diffusa maculatura bianca .
Specie di facile allevamento ed estremamente prolifica, è una delle Poison Frogs più indicate per chi volesse fare le prime esperienze di riproduzione.

Specie di facile allevamento che richiedono comunque una minima esperienza

Dendrobates tinctorius

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Specie originaria del Brasile e della Guyana, si caratterizza per una notevole variabilità cromatica in base alle locality di provenienza: sostanzialmente le tinte predominanti sono il giallo, bianco e blu su sfondo nero. D. tinctorius è una delle specie più grandi del genere, potendo superare i 6 cm di lunghezza. Adatta a terrari di dimensioni medio-grandi, manifesta una certa delicatezza e vulnerabilità in fase giovanile, mentre da adulta si rivela particolarmente robusta.

Ranitomeya amazonica complex ( R. ventrimaculata, R. amazonica)

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Tra le “thumbnails” R. amazonica ( secondo le revisioni in corso, la specie “ventrimaculata” potrebber rappresentare una variante di “amazonica“) risulta particolarmente indicata per chi vuole cimentarsi per la prima volta con le specie di piccola taglia. Originaria di una vasta area del Bacino Amazzonico, presenta una colorazione molto variabile che va dal nero solcato da bande gialloarancio sul dorso e parte ventrale vistosamente maculata. Le zampe posteriori in genere presentano delle tinte variabili dal grigio-azzurro a chiazze sino al celeste carico.
Specie di facile allevamento, tende a riprodursi con molta facilità in terrario.

Phyllobates bicolor e Phyllobates terribilis

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Specie colombiane caratterizzate da una tossicità elevata ( negli esemplari in natura) al punto da essere considerate tra gli organismi più velenosi del pianeta, queste grosse Dendrobatidae risultano relativamente semplici da allevare. Molto simili nella pigmentazione, presentano entrambe delle tinte gialle -arancio con qualche variante geografica cromaticamente distinta ( P. terribilis “mint” verde chiaro metallico).
Queste due specie necessitano di terrari piuttosto ampi e di un’alimentazione che comprenda insetti di taglia maggiore rispetto alle Drosophila. Animali estremamente voraci da gestire con un minimo di attenzione sul piano alimentare.

Dendrobates “azureus” (D. tinctorius var. azureus)

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Un tempo considerata specie a sé, risulta attualmente inclusa nella specie tinctorius. Endemica di una piccola area collinare della savana di Sipaliwini nella Guyana Francese, rappresenta una delle Dendrobatidae più minacciate d’estinzione a causa dell’areale di distribuzione estremamente circoscritto. Questa specie presenta una colorazione azzurra intensa con diffusa maculatura nera dorsale. Animale alquanto delicato necessita di terrari molto curati sul piano dell’igiene, essendo piuttosto sensibile alla presenza di batteri ed inquinanti. Le modalità di allevamento sono le medesime di D. tinctorius.

Altre specie occasionalmente reperibili in Italia

Adelphobates galactonotus  difficoltà di allevamento: facile

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Oophaga pumilio                      difficoltà di allevamento: richiede una minima esperienza

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Ranitomeya lamasi                 difficoltà di allevamento: richiede una minima esperienza

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Dendrobates truncatus          difficoltà di allevamento: richiede una minima esperienza

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Può accadere che occasionalmente alle mostre-scambio del settore o presso qualche negozio specializzato sia possibile reperire altre specie che non abbiamo incluso nell’elenco di quanto in genere si può trovare sul mercato italiano. Per ogni eventuale approfondimento si consiglia di consultare la bibliografia disponibile o i siti internet che trattano l’argomento.

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Alimentazione delle Dendrobatidae

E’ opinione diffusa che queste raganelle si possano alimentare esclusivamente con i moscerini del genere Drosophila. I ceppi atteri di questi importantissimi Ditteri in effetti rappresentano uno degli alimenti “base” delle Dendrobatidae, anche se per varie ragioni non devono e non dovrebbero rappresentare l’unico tipo di cibo vivo da somministrare quotidianamente.
Come per altri organismi allevati in terrario, anche le Dendrobates necessitano di un’alimentazione estremamente varia, anche se limitata a insetti e artropodi di piccola taglia. Un regime alimentare “monotematico” basato esclusivamente sui moscerini potrebbe comportare problemi di varia natura nel medio e lungo termine: le proprietà nutritive delle Drosophila infatti non sono particolarmente alte ( le larve risultano più ricche rispetto agli insetti adulti) e quindi un’integrazione periodica con altri organismi gioverebbe sicuramente sia sul piano della salute e della corretta crescita delle raganelle, sia per quanto riguarda i risultati nella riproduzione.
La maggior parte delle Dendrobatidae si caratterizza per una strutturazione della lingua tale da permettere la cattura e l’ingestione di prede di dimensioni minute. Solamente le grosse Phyllobates e Ameerega si distinguono per possedere una lingua più grossa che permette la predazione di insetti e altri organismi di taglia maggiore. Per fare un esempio specifico, D. tinctorius, nonostante le grosse dimensioni risulta esclusivamente “microfago”, mentre le grosse Phyllobates ( terribilis e bicolor) non manifestano difficoltà nell’ingerire prede palesemente più grosse ( in cattività accettano anche grilli di medie dimensioni). Se nell’ambiente naturale il regime alimentare delle Dendrobatidae si basa sulla predazione di vari organismi, tra cui anche formiche, miriapodi,e vari insetti anche altamente tossici, in allevamento inevitabilmente si renderà necessario ricreare un regime alimentare basato su dei buoni surrogaticostituiti, come dicevamo, su micro insetti di vario genere.

Vediamo i principali tipi di insetti potenzialmente allevabili e adatti all’alimentazione delle Poison Dart Frogs

Collemboli

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L’ordine Collembola comprende oltre 2000 specie divise in due gruppi e 20 famiglie. Si tratta di piccoli organismi che in natura colonizzano la lettiera di foglie del sottobosco, nutrendosi di residui organici vegetali, funghi e via dicendo.
Indispensabili come cibo per raganelle neo metamorfosate, risultano graditi anche a tutte le specie di piccole dimensioni come alle grandi specie microfaghe. Il loro valore nutritivo è alto.

Tisanuri

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Conosciuti anche come “pesciolini d’argento” o ” Lepisma” , questi insetti comunemente reperibili sia in casa che all’aperto sui muri, rappresentano uno dei più ricchi alimenti utilizzabili nell’allevamento delle Dendrobatidae. Relativamente semplici da allevare, necessitano di alte temperature e di un periodo di avviamento di alcuni mesi. Assieme ai Collemboli, sono considerati uno dei migliori cibi per Poison Dart Frogs.

Grilli

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Universalmente utilizzati come cibo per rettili e anfibi, i grilli rappresentano un eccellente alimento integrativo per le Dendrobatidae. Le specie microfaghe andranno nutrite con microgrilli, mentre le grosse Phyllobates e Ameerega potranno essere nutrite con grilli mini e medi.
Va posta una certa attenzione nella somministrazione ,badando a non esagerare: i grilli superstiti oltre a danneggiare le piante del terrario, potrebbero crescendo cibarsi delle uova delle raganelle e talvolta infastidire gli ospiti del terrario.

Punteruolo dei fagioli dall’occhio ( Callosobruchus maculatus)

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Questo piccolo Bruchidae è stato introdotto in allevamento come cibo per Dendrobates da breve tempo.
Nonostante appaia alquanto coriaceo viene accettato senza problemi dalle raganelle costituendo quindi una buona integrazione alle Drosophila. Facilissimo da riprodurre ed estremamente produttivo.

Plodia interpunctella ( tignola fasciata- tignola indiana)

Risultati immagini per plodia interpunctella larvaQuesta Lepidoptera, molto simile alla più conosciuta Galleria mellonella (camola del miele) si caratterizza per dimensioni molto contenute e una spiccata predisposizione da infestare le derrate alimentari, in particolare farine, pasta, biscotti, ma non soltanto alimenti. Spesso presente nelle nostre abitazioni nello specifico nelle dispense sia in stadio larvale ( bruco) sia come insetto adulto ( farfalla).
Facile da allevare, personalmente ho ottenuto eccellenti risultati usando un pabulum costituito da crusca, glicerina e miele (formula per le camole del miele).
Le larve rappresentano un alimento molto ricco per le raganelle da usare in misura non eccessiva.
Unica controindicazione: possono diventare particolarmente infestanti, quindi l’allevamento è consigliabile effettuarlo in contenitori a prova di fuga.

Onischi tropicali

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Alcune specie di questi Crostacei Isopodi, caratterizzate da dimensioni molto contenute, si rivelano un eccellente alimento per Dendrobates: Trichorhina tomentosa è probabilmente la specie più conosciuta ed usata dagli allevatori anche in virtù della sua facilità di allevamento e alta produttività. Sostanzialmente gli Onischi vengono allevati in scatole contenenti torba umida, corteccia e foglie secche con l’aggiunta di residui vegetali e cibo in scaglie per pesci.

Drosophila ( moscerino dell’aceto)

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Sicuramente l’alimento “base” nell’allevamento delle Dendrobates, questo importantissimo Dittero costituisce un cibo vivo di facile produzione in virtù anche e soprattutto della possibilità di disporre di ceppi con ali vestigiali o atteri incapaci di volare e quindi più gestibili nell’allevamento.
In genere vengono usate le specie hydei e melanogaster, che si distinguono per dimensione e tempo di compimento del ciclo completo uovo-insetto adulto. Recentemente si sono “affacciate” altre specie che nell’assieme non si differenziano in misura rilevante dalle due più diffuse ed usate.
I moscerini del genere Drosophila hanno un discreto valore nutritivo che nelle larve è maggiore, rispetto all’insetto adulto.
Fermo restando che non dovrebbero rappresentare l’alimento “unico” delle Poison Dart Frogs, rimangono comunque il cibo vivo più usato.

Afidi

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la superfamiglia Aphidoidea comprende moltissimi generi e specie di organismi parassiti dei vegetali facilmente osservabili in natura durante la stagione calda. Personalmente ho testato solo alcune specie tra le più comuni “afidi verdi” raccolte in campagna, lontano da centri abitati, campi coltivati e strade, notando che sono ben accette dalle Dendrobates.
Unica raccomandazione: evitare la raccolta nei pressi di aree urbane e coltivazioni onde evitare il pericolo di introdurre in terrario organismi trattati con antiparassitari chimici.

Formiche

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Per quanto rappresentino negli ambienti naturali originari una delle voci principali nell’alimentazione delle Poison Frogs, le specie europee di formiche in genere non vengono accettate, salvo qualche rara eccezione. Se si volesse testare questo alimento, consiglio vivamente di usare soltanto le specie piccole di colore bruno-rossiccio da usare con le dovute cautele.
Se le raganelle dovessero manifestare insofferenza nei confronti del potenziale alimento la somministrazione andrà sospesa immediatamente.

Tarme della farina, “Buffalo Worms” e affini

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Tra le Tenebrionidae, le specie più usate come alimento vivo per anfibi e rettili sono le ben note Tenebrio molitor ( tarme della farina) , Zophobas morio (“kaimani”), Alphitobius diaperinus (“Buffalo worms”) e Tribolium confusum.
Escludendo già in partenza i “kaimani”, poco adatti a causa delle dimensioni molto grandi, in generale si possono usare per l’alimentazione delle raganelle gli altri tre generi di coleotteri citati.
Si tratta sostanzialmente di un buon alimento che tuttavia andrebbe somministrato con parsimonia, preferendo le larve di piccole dimensioni. Nel caso delle Tenebrio molitor, è preferibile usare quelle dal pigmento ancora chiaro in quanto fresche di muta e più digeribili. Gli insetti adulti risultano palesemente coriacei, il loro uso come alimento andrebbe quindi escluso.

Integratori di calcio e vitamine nell’allevamento delle Dendrobates

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Come tutti gli animali allevati in terrario, anche le raganelle velenose necessitano di una integrazione periodica con calcio e vitamine. Per quanto si continui a sostenere da più fronti l’assoluta inutilità delle lampade ad emissione uva-uvb, una certa attenzione andrebbe posta comunque alla prevenzione di patologie legate al metabolismo osseo. Durante le prime fasi di vita dei neo metamorfosati la struttura ossea risulta in continua crescita, quindi un regolare apporto di calcio addizionato a vitamina D3 ritengo sia necessario.
Discorso analogo in merito alla questione dei multivitaminici.: considerato il largo uso dei moscerini come alimento di base, un’integrazione saltuaria con un buon preparato multivitaminico sarebbe auspicabile.
Personalmente ritengo che la maggior parte dei preparati disponibili sul mercato italiano sia inadatto alle Dendrobates: gli integratori che uso, e che hanno ampia diffusione tra gli appassionati nord europei, sono il Rep-Cal (calcio e vitamina D3), il Korvimin zvt, e l’ Amivit A.
Vale per le Dendrobates come per qualsiasi animale: la somministrazione dei preparati multivitaminici non dovrà mai risultare eccessiva. Va detto che anche in questo caso le scuole di pensiero sono divergenti, quindi rimane a discrezione dell’allevatore l’opportunità di usare i preparati calcio-vitaminici o meno.

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Poche brevi osservazioni sulla gestione del primo terrario per Dendrobates

Una volta verificato il buon funzionamento del nostro terrario ( temperatura, umidità, funzionamento degli impianti installati), sarà possibile passare all’introduzione delle raganelle.
Per quanto riguarda l’acquisto, purtroppo nessuno può garantire nulla in merito alla salute e le buone condizioni degli animali: da parte dell’appassionato sarà possibile impegnarsi su poche cose fondamentali.
In primo luogo sarà da evitare l’acquisto di ranocchie microscopiche fresche di metamorfosi: spendere 20 Euro invece di 50, a volte non significa necessariamente fare un affare. Molto spesso gli animali metamorfosati da poco tempo vengono sballottati in lungo e in largo senza tenere conto che in questa delicata fase della loro esistenza sono caratterizzati da una maggiore vulnerabilità dovuta spesso a fattori che da un esemplare adulto o sub adulto sono più tollerati.
Vanno inoltre esclusi a priori gli animali scheletrici, per quanto ancora relativamente attivi e vivaci:
a volte una magrezza eccessiva può essere il risultato di un periodo di scarsità di cure nell’alimentazione, ma in altri casi potrebbe sottointendere la presenza di parassiti e infezioni di vario genere, difficilmente curabili da parte dell’appassionato neofita senza l’ausilio di un veterinario.
Come sempre vale la consueta regola: una specie, una teca: sono da evitare nel modo più assoluto le convivenze tra più specie di Dendrobatidae. Fattibili nelle ricostruzioni di grandi terrari biotopo, restano in ogni caso consigliabili solo se si ha una certa esperienza nella conduzione di determinati ambienti caratterizzati spesso da delicati equilibri tra organismi. Le prime esperienze con le Dendrobates richiederanno da parte del neofita un grosso impegno iniziale nella produzione del cibo vivo, nel monitoraggio degli animali e dei parametri, quindi risulta ragionevole inizialmente pensare ad una singola specie.
Il numero di ranganelle da introdurre nel terrario non deve essere mai esagerato: per un terrario delle dimensioni medie che avevamo indicato (70x40x45) quattro o cinque esemplari saranno più che sufficienti. Un terrario sovraffollato potrebbe comportare seri problemi dovuti allo stress, a causa delle continue schermaglie tra esemplari, malnutrizione dovuta ad eccessiva competizione per il cibo e maggior carico di batteri potenzialmente nocivi, dovuto a una produzione maggiore di deiezioni. Una volta introdotte le raganelle sarà necessario non disturbarle continuamente: la maggior parte delle specie scomparirà per rifugiarsi in ogni nascondiglio possibile. Solo dopo uno o più giorni inizieranno a farsi vedere esplorando il nuovo ambiente.
Appena arrivate a destinazione si dovrà evitare di inondarle di moscerini: potrebbe darsi che inizialmente le raganelle rifiutino il cibo e quindi un mare di moscerini che passeggia indisturbato sul loro corpo può rappresentare un’ ulteriore fonte di stress. Per quanto riguarda i lavori di manutenzione, in linea di massima la configurazione complessiva del terrario non dovrebbe risultare soggetta a sconvolgimenti radicali, se non per ragioni strettamente necessarie. I lavori di manutenzione consistono nel cambio quotidiano o quasi dell’acqua nei dischetti petri o negli altri recipienti, nella rimozione ed eventuale lavaggio delle piante laddove troppo sporche di deiezioni, nella rimozione e lavaggio periodici dei cuscini di muschio e nella pulizia dei vetri quando necessario.
Le lampade ad emissione uva-uvb andranno cambiate in base alla loro scadenza, per il resto tutto consisterà in un controllo periodico del funzionamento degli impianti di nebulizzazione e di riscaldamento.

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Conclusioni

In ultima analisi, l’allevamento delle Dendrobatidae non è cosa impossibile e non richiede un impegno abnorme, come spesso si sente affermare in parte erroneamente. Se si parte dal presupposto di acquistare ,nei limiti del possibile, rane sane tra le specie più adatte alle prime esperienze, ritengo che chiunque, con un po’ di sana dedizione possa tranquillamente affrontare questo tipo di allevamento e giungere in tempi non geologici alla riproduzione di questi tanto preziosi quanto minacciati organismi.

FONTE

http://www.terraritalia.com